MONTE CACAMILLO – SENTIERO PER I CAMPI DI BUGGERO – VECCHIO RIFUGIO DEI FRATI

NUOVI ITINERARI dal 2014 ad oggi
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Grazie a delle informazioni ricevute da un anziano di Bolognola e a delle foto del versante Nord-est del Monte Cacamillo con una spolverata di neve che mette in risalto i vecchi sentieri all’interno del bosco, abbiamo ritrovato il millenario sentiero che collegava l’Abbadia di Rio Sacro con Bolognola da cui poi i frati eremiti proseguivano per la Madonna dell’Ambro. Il tragitto contemplava anche un rifugio in pietra a circa metà percorso.

Molti lettori mi chiedono di inserire le tracce GPS dei percorsi che propongo, non metto le tracce perché, secondo me, toglierei quel fascino dell’avventura e dell’esplorazione che, percorsi come questo, possono dare.

Del resto se io ho percorso questi sentieri senza alcuna descrizione in bibliografia e senza traccia GPS tutti possono essere in grado di ripercorrerli seguendo la mia sola descrizione.

Il 13 novembre 2021, con Federico, siamo saliti dalla Centrale idroelettrica di Bolognola verso il Puntone Piemà per il sentiero che sale a tornanti di fianco alla condotta forzata quindi abbiamo ritrovato il vecchio sentiero che ci ha condotto ad una spianata all’interno del bosco dove abbiamo ritrovato dei ruderi e abbiamo proseguito fino al Fosso di Buggero, siamo saliti fin sotto la cascata e ripreso il sentiero di discesa passando per il canale di accumulo della centrale effettuando così un giro completo del selvaggio versante della montagna.

ACCESSO: La centrale idroelettrica di Bolognola si raggiunge dalla Strada Provinciale n.47 che dal Lago di Fiastra sale verso Bolognola. Si raggiunge il comune di Acquacanina con le sue varie frazioni quindi dopo la frazione di Oppio si supera il fontanile presente al lato sinistro della strada e la frazione di Vallecanto, dopo circa 300 metri in una diretta si incontra il tratturo chiuso con sbarra che scende a destra con indicazione per la Valle di Rio Sacro, si prosegue per altri 400 metri fino a trovare una stretta deviazione asfaltata a destra che scende e la si segue fino ad un tornante con slargo a destra, prima del ponte della centrale, dove si parcheggia (352190,2 E – 4763361,8 N; 750 m.).

DESCRIZIONE: Dallo slargo si scende a piedi verso la centrale, al ponte si scende al fiume e si costeggia il perimetro del muro di cinta, con molta attenzione, fino al suo termine, nella parte posteriore ella centrale, dove, oltre la recinzione, parte un sentiero che sale nettamente nel bosco. Il comodo sentiero si snoda con numerosi tornanti in salita (24 in totale fino alla casetta Piemà), giunti al tredicesimo tornante (è necessario contarli ma abbiamo anche posizionato un ometto di pietre, (40 minuti, 352182 E – 4763098 N; 895 m.) si va verso la condotta forzata, si sale alcuni metri fino al sostegno di cemento posto poco sopra il tornante che permette di superarla e ci si addentra nel bosco di fronte dove si evidenzia immediatamente una traccia di sentiero in piano.

NOTA: Dal tornante superiore (quattordicesimo) si può invece intercettare , a destra nel bosco, nel versante opposto Nord verso Rio Sacro, Il tratto di sentiero che sale da Rio Sacro verso il Puntone Piema, che è esistente e segnato sulle carte anche se attualmente è di difficile ritrovamento a causa del taglio del bosco effettuato da diversi anni che ne ha nascosto la traccia ma che collegava l’Abbadia di Rio Sacro con Bolognola.

Proseguendo il sentiero oltre la condotta si raggiunge, dopo circa 200 metri, il fosso roccioso del troppo pieno del canale di accumulo, che il giorno dell’escursione a causa dell’interruzione del funzionamento della centrale, ci ha costretto a scendere un po’ per evitare il notevole flusso d’acqua e le rocce scivolose quindi in lieve discesa si raggiunge una zona aperta sovrastata da delle rocce (30 minuti dalla condotta, 352539 E – 4763034 N; 850 m.), visibile anche dalla strada di fronte che conduce a Bolognola.

Da questa zona si prosegue per traccia stavolta in piano in direzione Est, si scavalca il crinale boscoso del monte cambiando leggermente direzione ed andando verso Sud-est e dopo circa 500 metri ci si imbatte in alcune inconfondibili piattaforme di antiche carbonaie dove abbiamo trovato ancora frammenti di carbone (altri 30 minuti).

E’ incredibile pensare come, nel passato, la gente di montagna era costretta, per motivi di sopravvivenza, a spingersi nei boschi così lontano dai centro abitati dove viveva, delle volte immagino di sentire l’odore del carbone e vedere il fumo levarsi nei boschi, di vedere i viavai di montanari segnati dalla fatica che con i loro asini o muli percorrevano questi boschi, ormai abbandonati, trasportando la carbonella fino a Bolognola per un misero e sudato guadagno, le loro voci, le loro storie, ormai immagini di un passato lontano.

Proseguendo ancora in piano e oltrepassando un secondo crinale dirigendosi verso Sud in breve (altri 15 minuti) si raggiunge una spianata più aperta nel bosco, tale zona dovrebbe essere quella che in zona chiamavano anticamente Sasso Bianco (forse dalle pietre bianche con cui era realizzato il rifugio) o Campi di Buggero, caratterizzata da un grande ginepro arboreo.

Poco sotto verso sinistra si notano delle pietre bianchissime accumulate in una unica zona (Aretta), non ben visibili in quanto interamente ricoperte di muschio.

Le pietre possono sembrare normali all’interno di un bosco di montagna ma ad uno sguardo più attento si nota anzitutto che non ci sono scogli nelle vicinanze da cui possono essere cadute spontaneamente e esaminando meglio il cumulo si nota anche una traccia di muretto con pietre allineate (foto n…., 352856 E – 4762518 N; 920 m.).

Molto probabilmente abbiamo raggiunto il rifugio che indicava l’anziano di Bolognola, realizzato dai Frati-eremiti di Rio Sacro a metà del loro percorso, ricordo che la costruzione della prima Badia di Rio Sacro è datata nell’anno 1000 e la costruzione del primo rifugio potrebbe essere anch’esso datato nei primi secoli dell’anno 1000.

Il rifugio, secondo quanto ci è stato riferito, fu anticamente saccheggiato e quindi distrutto da cercatori di tesori della zona per cui, a parte il cumulo di pietre e un breve muretto, non ne rimangono altre tracce evidenti, riporto una citazione che forse richiama proprio questo luogo:

” Dal libro di Domenico Francesconi BOLOGNOLA: storia – testimonianze – documenti

a cura dell’Amministrazione Comunale di Bolognola, 1982

In data 6 gennaio 1280, infatti, il Signore Guglielmo di Bertoldo stipula l’atto di vendita dei propri beni e diritti nei Castelli di Acquacanina e Bolognola a favore di Giacomuccio di Gualtieri da S. Maroto. La somma pattuita ammonta a 1.400 libre ravennati o anconetane, integrata da vari appezzamenti di terra che l’acquirente possiede nel Comune di Amandola.

Giacomuccio di Gualtieri, nato a S. Maroto nei pressi della Sfercia, svolse ruoli di primo piano nelle vicende di Amandola di cui fu Podestà dal 1261 al 1268. Per le benemerenze acquisite ne ottenne la cittadinanza in data 31 gennaio 1270, e la gratifica di 100 modioli di terra e un mulino nella campagna e una casa nella piazza del paese. Egli, per contro. s’impegnò a restare in Amandola al servizio del Comune fornendogli, in caso di guerra, due cavalli e due militi equipaggiati. Risulta presente in terra amandolese fino al 1281, epoca in cui, già vecchio, dovette tornare nei nuovi possedimenti comperati l’anno avanti.

Dal rogito in questione, reperto nell’archivio di Stato di Parma, trascritto e pubblicato da G. Pagnani, apprendiamo che i beni bolognolesi dei Falerone, ceduti da Guglielmo nel 1280, sono ancora assai consistenti. Si tratta, infatti, di una torre, di almeno sedici case di abitazione — tante sono le famiglie vendute con i relativi mansi — e di diversi appezzamenti seminativi, pascolivi e boschivi.

Oggetto di vendita sono, inoltre, i diritti di pesca lungo il corso del Fiastrone, su entrambe le sponde, a partire dal luogo dove si era soliti battere il frumento (la pagliara) fino alla confluenza del fiume stesso col torrente Rio Sacro, nonché il giuspatronato sulle chiese di S. Angelo, la parrocchiale, e di S. Giovanni di Buggero.

L’accenno al diritto di patronato sulla chiesa di S. Angelo costituisce la riprova certa della sua antichità: primi decenni del secolo XIII, se non addirittura verso la fine del precedente, e la sua fondazione ad opera dei Signori di Falerone.

Della chiesa di S. Giovanni di Buggero, sita nella Costa dei Frati chiamata, allora, la Romita e ufficiata da religiosi francescani della Congregazione dei Clareni, non esiste più nulla, ed è sin’anche difficile individuarne l’esatta ubicazione.

In questa zona abbiamo poi notato delle strisce di plastica, una volta di colore bianco-rosso ma ormai scolorite quindi annodate negli alberi diversi anni fa, che segnalano una traccia di sentiero che invece sale nettamente verso monte, lo abbiamo percorso per un tratto ma poi lo abbiamo abbandonato ipotizzando che lo avremo intercettato più monte in corrispondenza del canale di accumulo della centrale in quanto rappresenta quello che ci hanno decritto come il sentiero del guardacanale”.

Non sappiamo che ci ha preceduto in questa riscoperta ma non abbiamo trovato traccia nella bibliografia o sul web della descrizione di tale itinerario per cui l’ho riportato nel mio sito come itinerario inedito.

Seguendo ancora il sentiero, che in questo tratto si fa più evidente, ci si addentra in discesa verso il Fosso di Buggero, che scende verso il sottostante Fiastrone.

Raggiunto il selvaggio fosso (352863 E – 4762424 N; 905 m.) si può percorrerlo in discesa per un tratto fino ad una sottostante forra oltre la quale è necessario scendere in tecnica di torrentismo.

Il sentiero invece attraversa il fosso e riprende netto nel versante opposto (destro orografico del fosso) per raggiungere una spianata caratterizzata da un alto bosco misto di notevole pregio forestale in quanto presenta addirittura faggi e querce secolari a breve distanza.

Dopo una breve salita si intercetta un tornante della vecchia strada costruita diversi decenni fa che veniva utilizzata per recuperare con i trattori il legname accumulato dalle slavine nel Fosso di Buggero ma ormai non più utilizzata dopo l’alluvione del 2007 che ha distrutto il sottostante ponte sul Fiastrone.

Dalla strada si prosegue in salita superando un altro tornante e salendo ripidamente verso la testata della valle di Buggero fino alla base delle cascate dove passa il canale, in questo tratto sotterraneo, per la centrale idroelettrica di Bolognola.

Dalla testata di Buggero si prende sul versante di destra la strada del canale, dopo circa 1 chilometro si giunge al tratto scoperto del canale dove, circa 30 metri prima a sinistra, abbiamo ritrovato altre strisce di plastica legate ai rami che rappresentano l’uscita del sentiero trovato più valle di cui avevamo salito un tratto (sentiero del guardacanale).

DISCESA: Costeggiando il canale si raggiunge Casetta Piema’ dove si riprende il sentiero a tornanti (25) in discesa che riporta alla centrale idroelettrica chiudendo così un percorso ad anello di interesse storico.

1- La condotta forzata all’altezza dell’11° tornante con il blocco di cemento che permette di superarla per andare nel bosco del versante opposto.
2- Il primo tratto di sentiero ben visibile nel bosco tra la condotta e la cascata del troppo pieno.
3- La cascata del fosso del troppo pieno del canale posto molto più a monte.
4- La zona aperta a metà strada tra la condotta forzata e i Campi di Buggero.
5- Una delle vecchie carbonaie.
6- Un doppio tronco di Faggio che ha inglobato un vecchio ramo caduto.
7- Il grande Ginepro arboreo presente nella zona denominata Sasso Bianco o Campi di Buggero
8- L’inizio del tracciato in salita denominato “sentiero del guardacanale”, nella pianta a sinistra di Federico la prima striscia di plastica legata alla pianta.
9- Lo slargo del bosco denominato “L’Aretta” con il sentiero che scende verso il Fosso di Buggero.
10- Lo slargo della foto n. 9 visto in direzione Nord con il sentiero da cui siamo arrivati alle mie spalle e dove a destra si ritrova il cumulo di pietre.
11- Il cumulo di pietre bianche ricoperte di muschio dove in questo punto si vede nettamente la forma di un muretto a secco.
12 -13 – 14 – 15- 16- Ruderi di muretti a secco nella zona dove si trovava la chiesina. (Ph. Manuel).
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17- Il Fosso di Buggero verso valle
18- Il Fosso di Buggero verso monte.
19 — 20 – La traccia continua oltre il Fosso di Buggero nel versante opposto.
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21- La selvaggia zona presenta un interessante patrimonio forestale.
22- Gruppo di grandi Faggi presente oltre il Fosso di Buggero
23- 24 – Tronchi di Olmo (probabile ma essendo senza foglie non siamo riusciti a riconoscerlo esattamente) ricoperti di edera secolare
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25- Grande quercia a poca distanza dagli alberi delle foto n. 17-18-19.
26- La valle di Buggero nel versante Nord del Monte Cacamillo oltre la fine della strada che sale dal Fiastrone, in alto le cascate della testata.
27 – 28- La grande cascata di Buggero.
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29- L’inizio del canale di accumulo della centrale di Bolognola con, al centro della foto, la striscia di plastica annodata sulla pianta che indica il sentiero che scende verso i Campi di Buggero che noi abbiamo ritrovato invece dal basso..
30- 31 – 32 – 33- Serie di vecchia diapositive dove la prima neve autunnale mette in evidenza il vecchio sentiero che abbiamo esplorato, destra si intravede il sentiero a tornanti che dalla centrale sale verso il canale di accumulo.
31- Nel versante Est del Monte Cacamillo si nota in alto il canale di accumjlo della condotta forzata e, in basso a destra, il sentiero descritto.
32- Il cambio di versante del Monte Cacamillo, al centro il Fosso di Buggero e a sinistra la strada che dal Fiastrone arriva alla cascata di Buggero, nel tornante a destra si nota il sentiero che scende nel fosso e che abbiamo ritrovato.
33- Il versante Est del Monte Cacamillo con la centrale in basso a destra e il sentiero che taglia il versante, reso visibile dalla poca neve.
Pianta satellitare del percorso proposto
ROSSO: Itinerario di raggiungimento.
VERDE: Itinerario di accesso
GIALLO TRATTEGGIATO: Itinerari alternativi

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