POGGIO DI CROCE – Diretta dal Piano Grande di Castelluccio per il Canale Sud.

L’itinerario proposto risale, come diceva il mio amico Fausto: “dritto per dritto”, l’inciso canalone centrale del vallone che scende dal versante Sud della cima di Poggio di Croce verso il Piano Grande di Castelluccio, subito a sinistra del rimboschimento a forma di Italia.

La cima di Poggio di Croce è poco frequentata, l’ho risalita anche questo inverno con la neve https://www.1000giornisibillini.it/2026/03/31/poggio-di-croce-da-castelluccio-con-lultima-copiosa-nevicata-di-marzo/ ma presenta un bellissimo e ampio panorama sul versante ovest della catena dei Monti Sibillini, dal Monte Bove alla Cima del Redentore.

La salita è appassionante, è consigliata ad escursionisti esperti in quanto il canale, molto ripido, presenta una serie di paretine rocciose che si risalgono con passaggi di I° e II° grado, in poco più di un chilometro di sviluppo di canale si salgono più di 500 metri di dislivello.

ACCESSO: Si raggiunge in auto il Piano Grande tramite la Strada Provinciale 477/2 da Castelluccio in direzione di Norcia, si supera il rimboschimento a forma di Italia e, dopo 300 metri, si parcheggia negli slarghi laterali in corrispondenza di due edifici agricoli posti sulla destra, di fronte al largo vallone di salita (1250 m.).

DESCRIZIONE: Dalla strada si percorre una traccia che costeggia uno dei due edifici agricoli e, in piano, si inoltra verso il vallone (Foto n.1).

Raggiunto l’imbocco del vallone si superano degli sbarramenti in cemento realizzati per bloccare eventuali inondazioni e ci si dirige verso il canalone centrale, il più inciso.

Tralasciare i canali di destra e sinistra in quanto molto meno interessanti.

Si entra nel canalone centrale con andatura serpeggiante, dopo alcune decine di metri si supera una piccola paretina quindi ci si trova di fronte alla prima difficoltà che scoraggia i meno esperti, una parete verticale di 6-7 metri che bisogna arrampicare facilmente con passaggi di II° Grado.

La parete sarebbe aggirabile risalendo il ripido pendio erboso sulla destra per rientrare poi nel canale ma toglierebbe il fascino di questa simpatica salita.

Si prosegue sempre all’interno del canale superando in successione diverse paretine rocciose di 2-4 metri.

Si prosegue sempre nel canale fino a raggiungere una inaspettata strettoia, una piccola forra con pareti rocciose che si toccano con entrambe le mani, il tutto reso più scomodo da alberi, arbusti, rose canine e ortica.

Oltre la strettoia si superano altre paretine quindi si intercetta un sentiero che corre parallelo nel pendio della montagna.

Successivamente il canale si allarga e presenta tratti sassosi alternati a ripidi tratti erbosi fino a terminare in corrispondenza della strada che da Castelluccio conduce alle Aree di Decollo dei deltaplani nel versante Sudovest di Poggio di Croce (1,20 ore).

Si supera la strada e ci si innalza sul ripido vallone sovrastante tenendosi sulla destra, in altri 30 minuti, si raggiunge la cima di Poggio di Croce (1833 m.)

DISCESA: Dalla cima si ridiscende sulla strada, la si percorre per centinaio di metri a destra quindi si scende nel, meno ripido, pendio erboso compreso tra il canale di salita e il canale sinistro (rispetto alla salita).

1- L’itinerario proposto, visto dalla strada Castelluccio -Piano Grande
2- Il canale centrale di salita con il primo sbarramento antinondazione in cemento
3- Gli altri due sbarramenti in cemento prima del canale di salita.
4- Il canale di sinistra, meno interessante.
5- E il canale di destra, ancora meno interessante.
6- Il Piano Grande visto dall’imbocco del canale di salita.
7- Sorbus aucuparia in versione autunnale nasconde il canale di salita.
8- La prima paretina nel primo tratto sinuoso del canale.
9- La parete iniziale di 6-7 metri.
10- L’attacco della parete, sovrastata da un grande Sorbo.
11- Veduta del Piano Grande dalla base della parete, come visibile, il canale presenta pareti laterali ripidissime.
12- La Cima del Redentore vista dalla base della parete, arbusti di Rhamnus alpina vegetano nel canale.
13-Salgo il primo tratto della parete con un piccolo Sorbo sopra di me.
14- E poi l’ultimo tratto della parete, oltre il Sorbo della foto n.13.
15- La parete appena salita, sotto ai miei piedi gli arbusti di Rhamnus alpina delle foto 11-12.
16- Si continua nel canale con alberi e arbusti che rendono faticosa la salita.
17- Altra paretina
18- Veduta verso il Piano Grande nel primo tratto del canale
19 – 23- La successione delle varie paretine che si devono superare all’interno del canale.
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24 – 25- Veduta verso il Piano Grande oltre le paretine man mano che ci si innalza.
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26- La strettoia
27- E’ larga poco più di 1,5 metri.
28- La Cima del Redentore
29- Superata anche la buia forra.
30- Si intercetta un sentiero a metà costa nella montagna.
31- Quindi il canale si allarga e si alternano tratti sassosi con ripidi pendii erbosi.
32- L’ultimo tratto ripido di canale.
33- Ormai il canale si è allargato, l’ultimo albero prima di raggiungere la strada che sale da Castelluccio.
34- Si supera anche l’ultimo albero.
35- Il canale è diventato un ampio pendio con la Cima del Redentore sullo sfondo.
36- E si raggiunge la strada.
37 – 38- Ci si innalza sempre di più sopra alla strada
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39- Emerge Castelluccio
40- Veduta aerea del Fosso Mergani nel Piano Grande.
41- La cima di Poggio di Croce (1833 m.) ed il Monte Lieto a destra , stranamente non c’è la solita scritta con il Pennarello.
42- Monte delle Rose e Monte Patino.
43- Monte Castello e Monte Ventosola.
44- Monte Guaidone con i Monti della Laga sullo sfondo.
45- La Cima del Redentore.
46- Castelluccio con i Colli Alti e Bassi e Forca Viola sullo sfondo.
47- Castelluccio con le macerie delle demolizioni nella parte superiore dell’abitato.
48- La Cima di Forca Viola a destra e il Monte Argentella sulla sinistra.
49- Il Monte Palazzo Borghese
50- Il Monte Porche
51- La Cima di Vallinfante ed il Pizzo Berro dietro.
52- Il Pizzo Berro, Monte Bove Sud e Monte Bicco.
53- Il Monte Lieto.
54- Mucche al pascolo sul Piano Grande.
55- 56- Pecore al pascolo sul Piano Grande.
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57- Cavalli al pascolo sul Piano Grande.
58- Zoom sullo Scoglio dell’Aquila con la evidente faglia del terremoto del 2016
59- 63- Fasi di discesa nel pendio erboso tra il canale centrale e quello di sinistra (rispetto alla salita)
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64- Il Vettoretto visto dall’auto al ritorno al Piano Grande
65- Il Monte Guaidone
66 – 67- Un Acero in versione autunnale colora il pendio di salita.
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68 – 70-Anche in autunno i Piani di Castelluccio regalano fioriture, un campo pieno di Galeopsis angustifolia subsp. angustifolia.
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71- Pianta satellitare del percorso proposto: ROSSO: Itinerario di salita GIALLO: Itinerario di discesa.



FLORA DELLA VALLE DEL LAGO DI PILATO – Giugno 2026

Il Lago di Pilato quest’anno, grazie alle abbondanti nevicate primaverili, si è riempito oltre il limite normale e si sono formati di nuovo i cosiddetti “occhiali”.

La valle, in questo mese, regala meravigliose fioriture di piante alpine.

Di seguito le immagini della flora.

1- Il Lago di Pilato al massimo dell’invaso.
2- Moltitudine di colori nei prati della Valle di Pilato.
3- 5- Meravigliosi cuscini di Dryas octopetala in piena fioritura tra Forca Viola e Forca di Pala.
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6- Dryas octopetala e Gentiana dinarica.
7- 9- Doronicum columnae colora i prati a Forca di Pala, sullo sfondo il Monte Argentella.
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10- Polygala vulgaris
11- 13-Isatis apennina, in 10 anni sta colonizzando anche i ghiaioni prodotti dalle frane del terremoto del 2016.
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14- Isatis allioni sulle sponde del Lago di Pilato, sullo sfondo un Salix caprea che, da circa 10 anni, sta crescendo intorno al Lago.
15 – 16- Linum alpinum
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17- Pulsatilla alpina subsp. millefoliata
18- Gentiana dinarica, sullo sfondo il Pizzo del Diavolo.
19- Ranunculus alpestris
20- Ranunculus brevifolius
21- Gentiana verna, sullo sfondo la Cima del Lago.
22- Saxifraga exarata subsp. moschata.
23- Salix caprea
24- Globularia cordifolia e Leontopodium nivale
25- Culbianco (Oenanthee oenanthe)
26- Linaria alpina
27- Papaver degenii in boccio.
28- Il minuscolo Thlaspi stylosum si può osservare fiorito nelle vallette dove sui è sciolta da poco la neve.
29- Valeriana saliunca
30- Polygala alpestris
31- Androsace villosa
32- Aglais io su rosa canina alla Valle delle Fonti.
33 – 34- Il residuo di valanga scesa dalla Cima del Redentore che avevo fotografato il 27 gennaio 2026 https://www.1000giornisibillini.it/2026/01/27/valle-del-lago-di-pilato-3/.
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35 – 37- Il Pizzo del Diavolo
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38 – 39- La Cima del Lago
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40 – 41. Il “Castello” con i segni della frana del 2025
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42- Il Gran Gendarme con il suo profilo da Sfinge egizia.
43- Il Lago di Pilato visto dalla sommità del grande scoglio presente nella parte Sud.



PIANO GRANDE DI CASTELLUCCIO – Inizia lo spettacolo della primavera.

Il giorno dopo dell’uscita notturna al Monte Ventosola sono ritornato ai Piani di Castelluccio dove è iniziato lo spettacolo della primavera : laghetti che rispecchiano i monti imbiancati e le prime fioriture di fiori spontanei.

Di seguito le immagini:

1 – 2- Le slavine del Monte Lieto fotografate il pomeriggio prima.
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3 – 5 – Poi mentre scattavo dall’auto le foto n.1-2 parte una ennesima slavina che si riversa nel fosso sottostante.
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5 – 9- La gigantesca slavina del versante Ovest del Monte Argentella fotografata il pomeriggio prima, vista con il sole mattutino.
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10- Dune di neve sulla cresta della Cima del Redentore.
11- Lo Scoglio dell’Aquila con il Canale di San Benedetto riempito da dune di neve.
12- I canali Ovest tra la Cima del Redentore e la Cima di Forca Viola.
13- I vari laghetti primaverili del Piano Grande.
14- Uno dei tanti laghetti con centinaia di buche di Talpa intorno.
15- Panoramica sul gruppo Sud dei Monti Sibillini.
16- Il Monte Guaidone
17 – 18- La Cima del Redentore
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19- Da sinistra il Monte Porche, il Monte Palazzo Borghese e il Monte Argentella.
20 – 23- Prime fioriture di Crochi
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24- Genziana verna
25- Viole di Eugenia
26 – 27- Il Fosso Mergani
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28- Il Piano Grande è per ampi spazi, intriso d’acqua, sembra di camminare su una spugna
29- L’Inghiottitoio del Fosso Mergani.
30- L’acqua del Fosso Mergani si perde nell’Inghiottitoio.
31- 34- I laghetti più profondi, 30-40 centimetri !!!
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MONTE VENTOSOLA – MONTE CASTELLACCIO by NIGHT.

L’idea era di andare a fare una escursione notturna ai Pantani di Forca Canapine ma, trovando la strada stranamente chiusa nonostante quasi totalmente libera dalla neve, forse per penosa mancanza di accordi o fondi tra le due Provincie (Perugia e Rieti), come è accaduto anche per la strada Castelluccio-Forca di Presta-Montegallo, ho optato per una escursione notturna al Monte Ventosola e Monte Castello dal Valico di Castelluccio.

Passando per i Piani di Castelluccio prima del tramonto ho avuto modo di osservare una enorme slavina superficiale staccatasi nel versante Ovest del Monte Argentella, tra il Casale dell’Argentella fino al canale oltre la Capanna Ghezzi, con un fronte di diverse centinaia di metri. Non avevo mai visto un distacco di tali dimensioni.

Infine, in piena oscurità, scendendo verso il bosco tra M.Ventosola e M.Castello, in alcuni avvallamenti di neve con residui vegetali accumulati dal vento (frammenti di foglie, rami e cortecce) intorno ai nuclei di faggio, ho notato una strana e appena percettibile luminescenza verdastra di cui sono riuscito a fare alcune foto, anche se la fotocamera esalta in modo più evidente la luce emessa.

E’ la prima volta che osservo tale fenomeno nonostante abbia effettuato innumerevoli escursioni notturne.

Avevo letto tempo fa di altre osservazioni di tale fenomeno nella neve e delle varie ipotesi che lo generano, alcune anche assurde e fantasiose, credo che l’ipotesi più probabile sia quella della bioluminescenza prodotta da batteri o funghi microscopici che, con il rialzo delle temperature, si sviluppano su frammenti organici in decomposizione.

Di seguito le immagini dell’escursione notturna.

1- Grandi slavine nel versante Nord del Monte Lieto.
2- Il Monte Porche visto da Pian Perduto.
3- Il Monte Palazzo Borghese
4 – 10- Il versante Ovest del Monte Argentella con un imponente distacco di neve superficiale, dal Casale dell’Argentella fino al canale oltre la Capanna Ghezzi
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11- A destra del distacco, in alto, si nota un puntino luminoso, il camino del Casale dell’Argentella che emerge dalla neve.
12- I Colli Alti e Bassi al tramonto.
13- La Cima del Redentore e il Cordone del Vettore colmo di neve.
14- La Valle Santa
15- Il canale Sudovest della Cima del Lago, la cui salita è descritta nel mio libro “IL FASCINO DEI MONTI SIBILLINI”.
16- La Cima del Lago e lo Scoglio dell’Aquila.
17- I canali del versante Ovest della Cima del Redentore, dalla “Virgola” a Forca Viola,
18- Il distacco del Monte Argentella al tramonto.
19- Il laghetti del Piano Grande riflettono la luce rosa che illumina la Cima del Redentore.
20- L’incrocio per Forca Canapine, assurdamente chiuso con un mucchio di neve nonostante, oltre, la strada è pulita dalla neve.
21- Draba aizoides già in fiore al Valico di Castelluccio
22- Il Monte Cappelleta visto dal Monte Ventosola.
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24- Il Monte Castello
25- Il Monte Castellaccio con la Cima del Redentore sullo sfondo.
26 – 27- Le luci di Castelluccio viste dal Monte Ventosola, col sopraggiugere della notte.
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28 – 29- Le luci di Norcia verso il Tramonto.
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30- Il Monte Castello illuminato dalla mia torcia, durante la discesa notturna dal Monte Ventosola.
31- 33- Il Monte Ventosola man mano che scendo verso l’auto.
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34- La costellazione di Orione verso Ovest.
35- 36- Le luci di Castelluccio.
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37- La Cima del Redentore coperta da un cappello di nebbia.
38- Passaggio di un’auto e Castelluccio in ontananza.
39 – 41- Passaggi di aerei nel cielo stellato.
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42 – 43- Luminescenza sulla neve in piccoli avvallamenti con residui vegetali, si notano rametti e frammenti di cortecce e foglie.
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44 – 45- La luminescenza amplificata dai lunghi tempi di esposizione della fotocamera con lo sfondo di nuclei di faggio.
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46 – 47- I frammenti organici (foglie secche, rametti e cortecce) visibili negli avvallamenti dove si forma la luminescenza.
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VALLE DEL LAGO DI PILATO

Il 27 Gennaio 2026, da Foce per il Piano della Gardosa e Le svolte, ho effettuato una escursione esplorativa nella Valle del Lago di Pilato al fine di saggiare l’innevamento. Le previsioni meteo indicavano che verso metà giornata si sarebbe alzato un forte vento per cui ho evitato di salire in qualche cima ed ho preferito risalire la valle.

Verso le 11, puntualmente si è alzato un forte vento che innalzava altissime colonne di neve dalle creste. Per il vento e per gli elevati accumuli di neve fresca caduta la scorsa settimana nel tratto finale della valle che mi hanno reso difficoltosa la salita non sono riuscito ad arrivare alla conca del Lago di Pilato.

Di seguito le immagini dell’escursione.

1- Lo Scoglio del Miracolo ed il Pizzo del Diavolo a sinistra, al mattino presto.
2- Primo raggio di sole nel “pandoro” del Pizzo del Diavolo
3- La cresta che collega Forca Viola con il Monte Argentella.
4- Il Monte Argentella e la Ripa Grande.
5- Il Monte Sibilla.
6- La Ripa Grande vista da “Le Svolte”.
7- Raggiungo la Valle del Lago di Pilato oltre le Svolte, sono passate solo delle volpi.
8- Il versante Nord del Pizzo del Diavolo.
9- Salgo verso il Monte Rotondo, al centro della valle.
10- Sono il primo uomo a risalire la valle, dietro di me le mie impronte.
11- Da sinistra il Pizzo del Diavolo, la Cima del Redentore, la Cima dell’Osservatorio ed il Quarto San Lorenzo.
12- La Cima dell’Osservatorio
13- La Cima dell’Osservatorio e la cresta rocciosa verso il Quarto San Lorenzo.
14- Il Quarto San Lorenzo.
15- Il Canale Nord di salita invernale al Quarto San Lorenzo
16- Il Monte Sibilla in fondo alla valle con una sottile linea di impronte di una volpe che mi ha preceduto
17- La mia lunga ombra al mattino presto con il sole basso sull’orizzonte e le impronte di una volpe in fondo.
18 – 21- Nella valle trovo tratti di neve vecchia ghiacciata ed accumuli di neve fresca modellati dal vento fino 30-40 centimetri che mi rendono difficoltosa la salita
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22- Puntualmente inizia ad alzarsi il vento, come indicato dalle previsioni meteo, per questo ho scelto di andare in vallata anzichè su qualche cima.
23- Il versante Nord del Pizzo del Diavolo visto dalla base.
24-Il Canale Nordest di salita invernale alla Cima dell’Osservatorio.
25- Ripido canalino sulla cresta tra la Cima dell’Osservatorio ed il Quarto San Lorenzo con grossa cornice di uscita.
26 – 27- Dalla Cima del Redentore sono scese alcune grandi slavine con le precedenti nevicate.
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28 – 35- Le slavine hanno creato un paesaggio che sembra di essere nell’artico.
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36- Il Monte Sibilla con scarsissimo innevamento.
37 – 39- Il vento inizia a scendere anche nella valle aggiungendo altra difficoltà oltre ai consistenti accumuli di neve fresca.
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40- Momento di calma dal vento.
41 – 43- Dietro di me solo la mia traccia di salita e discesa.
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44- Anche davanti a me la sola mia traccia di salita
45- Il ripido versante Ovest del Monte Torrone.
46 – 47- Una vecchia slavina a lastroni ad indicare la pericolosità del versante Ovest del Monte Torrone.
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48- La foto n.9 scattata circa due ore dopo.
49- Vento forte nella cresta del Monte Vettore.
50- Raggiungo di nuovo il bosco sopra a Le Svolte.
51- La Ripa Grande vista da Le Svolte.
52 – 53- I grandi Faggi secolari nei pressi del fontanile del Piano della Gardosa.
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54 – 57- Alle 13 il vento in quota è fortissimo, solleva lunghe colonne di neve, anche di oltre 100 metri.
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58- La parete Est del sasso di Palazzo Borghese completamente glassata di neve.
59- I canali Est della Cima Vallelunga, interessanti salite invernali.
60-La “Corona” del Monte Sibilla.



CASTELLUCCIO DI NORCIA – PRIMA NEVICATA A BASSA QUOTA DELLA STAGIONE.

Uscita fotografica del 2 dicembre 2025 in occasione della prima nevicata a bassa quota della stagione (seconda nevicata in quota) ai Piani di Castelluccio che regalano sempre emozioni, in qualsiasi stagione dell’anno.

1- I boschi del San Lorenzo, in alto la Forca Viola.
2- Lo scoglio dell’Aquila contornato da neve spolverata dal vento di quota.
3- La Cima del Redentore vista dalla Madonna della Cona.
4- La faggeta dei Colli Alti e Bassi.
5- Stradina sotto alla Madonna della Cona.
6- Il canale denominato “la Virgola” nel versante Ovest della Cima del Redentore
7- La strada per il San Lorenzo con il faggio secolare del Pian Perduto
8 – 14- Fenomeni della ricristallizzazione della brina sulla neve.
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15 – 20- La più grande creatura vivente della zona : il Faggio secolare del Pian Perduto.
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21- Il Monte Lieto con, a sinistra, l’inciso canale che ho risalito nel 2024.
22- Rosa canina verso il San Lorenzo.
23- 24- I campi coltivati del Piano Grande di Castelluccio, non completamente ricoperti dalla neve, ancora non abbondante.
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25- I canali Ovest della Cima del Redentore con il Cordone del Vettore, la faglia del terremoto del 2016.
26 – 27- L’imponente Scoglio dell’Aquila con il canale di San Benedetto sulla sinistra.
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28 – 29- Campi coltivati alla base del Cordone del Vettore.
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30- La Valle delle Fonti con i canali gemelli del Monte Argentella.
31- Il Monte Cardosa.
32- Il Monte Porche con il fosso della Giumenta e della Fonte del Sambuco.
33 -Il Fosso della Fonte del Sambuco, in fondo a sinistra lo Scoglio della Volpe e poco sopra, una ennesima spaccatura provocata dal terremoto del 2016 già oggetto di mio reportage.
Dalla strada, poco prima della frazione di Gualdo di Castelsantangelo sul Nera, noto dei punti neri anomali tra la neve, ……….forse animali
34- Effettuo uno zoom e mi accorgo che sono cavalli lasciati ancora al pascolo tra la neve a quella altitudine.



MONTE PORCHE – PIANO GRANDE

Escursione invernale classica dal parcheggio di Monte Prata al Monte Porche per la Fonte della Giumenta.

Al mattino presto le condizioni perfette della neve mi hanno permesso di salire in 1,30 ore dall’auto alla cima.

Itinerario che non espone al pericolo di slavine vista la grande quantità di neve nei pendii oltre i 1800 metri e temperature primaverili.

Nel pomeriggio mi sono recato al Piano Grande di Castelluccio a fare foto nei dintorni dei laghetti temporanei che si formano a primavera

Di seguito le immagini dell’escursione.

1- Il versante Ovest con i canali invernali saliti molte volte del Monte Porche, visto dai pressi della Fonte della Giumenta, situata al margine sinistro poco oltre il muretto della strada.
2- I versanti Ovest del M. Palazzo Borghese fino alla Cima del Redentore.
3- Castelluccio ed il Piano Grande ricoperto di nebbia.
4- L’elevato innevamento nel versante Ovest del M.Porche.
5- Veduta verso Nord con la Cima di Vallinfante al centro, il M.Bove Sud a sinistra, il Pizzo Berro e Pizzo Regina a destra.
6- Il poggio sotto alla cima del Monte Porche.
7- Cima Vallelunga e la valle omonima.
8- Il Pizzo Berro a sinistra e il Pizzo Regina a destra.
9- La cresta fino alla Cima di Vallinfante
10- Il Monte Bove Sud con il Passo Cattivo.
11- La cresta finale del Monte Porche con la Cima Vallelunga in fondo.
12- Sulla cresta finale con il poggio sotto alla cima.
13- I canalini Nord del Monte Porche (canalino del gendarmino).
14- La Vallelunga con la cresta tra Cima Vallelunga e Monte Porche.
15- La Vallelunga con le cime circostanti, il Pizzo Berro a sinistra, il Pizzo Regina al centro, Cima Vallelunga a sinistra e il M. Sibilla che emerge nel margine destro.
16- Dune di neve nel versante Ovest di Cima Vallelunga.
17- La cresta del Monte Porche.
18- Veduta verso Sud da Monte Porche.
19- Lo splendido versante Nord di Sasso di Palazzo Borghese con il canale Nord salito da me e Stefano tra ombre e luce.
20- Il M. Argentella al centro, il M. Vettore a sinistra, il Pizzo del Diavolo e la Cima del Redentore a destra.
21- La cresta dal M. Torrone a M. Vettore.
22- Il M. Sibilla.
23 – 24 – La Cima Vallelunga ed il M. Sibilla.
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25- La Vallelunga vista dalla cima del M. Porche
26- Un escursionista piccolissimo al centro della foto, sta attraversando, a mezzogiorno, il versante Ovest del M. Porche, un posto dove io non vorrei essere a questa ora, infatti sto già scendendo.
27- I primi fiori della primavera, la Draba aizoides nelle rocce del poggio sotto alla cima del M. Porche.
28- La Scilla bifolia alla Fonte della Giumenta
29- Crochi (Crocus vernus) alla Fonte della Giumenta.
30- Salix caprae in fiore, l’ultimo albero ad alto fusto sulla strada M. Prata-Fonte della Giumenta.
31- Il versante Sudovest del M. Argentella visto dal Piano Grande.
32- Il versante Ovest del M. Porche e M. Palazzo Borghese
33- Le talpe già stanno salendo verso la superficie dei prati e stanno scavando tutto il Piano Grande.
34 – 35 – Riflessi della Cima del Redentore sui laghetti temporanei del Piano Grande.
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36- Riflessi dal M.Porche al M. Argentella.
37- Lo Scoglio dell’Aquila.
38- Viola eugeniae al Piano Grande.



CASTELLUCCIO – PRIMA NEVE DELLA STAGIONE E LA GROTTA DI QUOTA 900.

I Piani di Castelluccio e i monti circostanti regalano meraviglie in ogni stagione dell’anno, la magia della leggera imbiancata a vento della prima neve della stagione esalta tutte le curve dei pendii e le suddivisioni dei campi coltivati quasi fosse una diversa fioritura.

Scendendo in auto da Castelluccio verso Norcia abbiamo anche visitato la piccola Grotta di Quota 900 che si apre nel conglomerato proprio sul bordo della strada.

Di seguito le immagini della giornata.

1 – 3 – Monte Porche
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4- Monte Palazzo Borghese
5- Monte Argentella.
6- I canali del versante Ovest della Cima del Redentore.
7- La Cima di Forca Viola.
8- La Cima del Redentore e il canale “la Virgola”.
9- Escursionisti appena visibili sulla “strada imperiale” nel tratto del versante Ovest del Monte Argentella.
10- Pian Perduto, i Colli Alti e Bassi e la Cima del Redentore
11- Incroci di curve intorno alla faggeta dei Colli Alti e Bassi.
12 – 16 – I campi coltivati di Castelluccio dove d’estate avviene la fioritura, adesso sembrano pennellate di biacca su una tavolozza scura.
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17 – 18 – La Valle delle Fonti.
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19- I Colli Alti e Bassi.
20 – 22 – Lo scoglio dell’Aquila.
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23 – 24 -I Colli Alti e Bassi visti da Sudovest .
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25 – 26 – L’ultimo campo coltivato sul pendio sotto al Cordone del Vettore.
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27 – 28 – I canali della Cima del Redentore visti da Sudovest.
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29- Il Monte Argentella con il passaggio di un aereo.
30- Steli di Verbascum spp.
31 – 33- Cinorroidi di Rosa canina, l’unico colore rosso di questa stagione.
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34- Steli di farro falciato emergono dalla poca neve.
35 – 40 – La piccola Grotta di Quota 900 nella strada che da Castelluccio scende a Norcia.
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41- Felci Falso Capelvenere (Asplenium trichomanes) crescono nel fondo della Grotta dove arriva la luca.
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MONTE LIETO Per il canale Est.

L’11 ottobre 2024, da solo, sono salito al Monte Lieto per un nuovo tracciato, il canale Est che inizia dalla discesa della strada Forca di Gualdo-Castelluccio poco prima che spiana in corrispondenza del Pian Perduto.

La salita è facile anche se ripida, presenta un dislivello di circa 550 metri, si parte da 1395 metri della strada per arrivare alla cima di Monte Lieto a 1940 metri, in poco più di un’ora di salita.

Il Monte Lieto è caratterizzato da ripidi pendii nei versanti Nord, Est e Sud con incisi canali, già ho descritto in questo blog la salita per il canale Sud, la cosiddetta “direttissima” dalla Valle Canatra e la salita invernale della cresta Nord dalla Forca di Gualdo.

SALITA: Il canale Est si presenta con un tratto iniziale piuttosto ripido ed inciso e con alcuni saltini rocciosi che rendono interessante la salita. Poi il canale si allarga, costeggia a destra il rimboschimento a conifere, prosegue verso delle rocce ai lati del canale per poi scemare nei pendii sovrastanti che si fanno però più ripidi e fino alla cresta di uscita.

All’interno del canale ho ritrovato due carcasse di Bovini che vengono lasciati pascolare nella zona e una forse di capriolo, a dimostrazione della ripidità dei pendii laterali.

Inoltre, cosa molto interessante, a monte del rimboschimento a conifere sono stati piantati anche numerosi esemplari di Pino Mugo che addirittura si sta riproducendo in modo notevole, creando così un orizzonte di arbusti contorti spontanei oltre il limite del bosco.

Nei Monti Sibillini in poche località è stato introdotto il Pino Mugo, ad esempio nel versante Est del Monte Castelmanardo ma in questo luogo riesce a stento a vivere e riprodursi.

Il Pino Mugo spontaneo è molto raro nell’Appennino, vegeta abbondantemente solo nel massiccio della Majella.

La discesa può essere effettuata nel pendio destro del canale.

Di seguito le immagini della salita proposta.

1- Il grande faggio di Pian Perduto e il canale di salita a sinistra, inciso nella parte iniziale e poi delimitato dal rimboschimento.
2- Zoom sul intuitivo canale di salita.
3- la prima parte del canale molto inciso e con dei saltini rocciosi.
4- L’attacco del canale visto dalla strada Forca di Gualdo-Castelluccio.
5- L’ingresso del canale nella sua prima parte incisa e con dei saltini rocciosi.
6- Una vecchia carcassa di bovino all’interno del canale.
7- Il Monte Porche visto dall’interno del canale, in fondo la strada da cui si parte
8- La Forca di Gualdo e la strada per Castelluccio.
9- In corrispondenza dei saltini rocciosi vegetano arbusti di Ramno alpino, sullo sfondo il Monte Argentella.
10- Un grande Acero delimita la parte più incisa del canale.
11- Una ulteriore carcassa, sembra di capriolo ma manca la testa.
12- L’acero della foto n.10 e le prime conifere del rimboschimento a destra.
13- Le sponde del canale sono caratterizzate da numerosi tratti dissestati causati dall’eccessivo transito di bovini lasciati al pascolo nella zona e che, a causa della ripidità del pendio, ogni tanto qualcuna rimane vittima di scivolamenti.
14- La Cima del Redentore e i Colli Alti e Bassi.
15- Raggiunto il rimboschimento la vista si apre anche sul Pian Perduto.
16 – 17 – Suillus gravillei detto anche laricino o pinarolo, porcino che abbonda nel sottobosco a conifere.
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18- Il canale è delimitato alla sua destra orografica dal rimboschimento a conifere.
19- Terminato il rimboschimento ad alto fusto iniziano i grandi arbusti di Pino Mugo.
20- Oltre il rimboschimento il pendio si fa anche più ripido.
21- I Mughi vegetano bene in questo pendio.
22- L’ultima parte del canale appena accennato, si trasforma in un semplice ma ripido pendio fino alla cresta di uscita.
23- Veduta verso il Monte Porche e Monte Palazzo Borghese dai pressi della cresta.
24- Veduta verso il Monte Argentella e la Cima del Redentore dai pressi della cresta.
25- Castelluccio e il Piano Grande, sullo sfondo i Monti della Laga.
26- Grossa cavalletta si è affezionata ai miei pantaloni.
27- la cima di Monte Lieto vista dalla cresta di uscita.
28- Veduta dalla cima del Monte Lieto verso il gruppo Nord dei Monti Sibillini.
29- Veduta dalla cima del Monte Lieto verso Sud con Castelluccio
30 – 32- Le rocce presenti ai lati dell’ultima parte del canale.
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33- Il Pian Perduto e, a destra, quello che una volta era chiamato “Il Laghetto Rosso” ma che ormai, da anni, non si colora più con la fioritura di alghe rosse a causa di uno stazzo di pecore realizzato a pochi metri che lo sta devastando ed inquinando, ma forse questo non importa a nessuno.
34- Il Pizzo Berro e il Pizzo Regina emergono ai lati della Cima di Passo Cattivo, a destra la Cima di Vallinfante.
35- Il Monte Porche e il Monte Palazzo Borghese.
36- Il Monte Argentella e i boschi del San Lorenzo.
37- La Cima del Redentore ed i Colli Alti e Bassi.
38 – 39- Il Corone del Vettore, la faglia del terremoto del 2016, ancora si vede, anche da lontano, l’abbassamento del terreno.
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40- Mantide religiosa che si sta cibando di una cavalletta.
41- Il rimboschimento attraversato, formato da diverse essenze di conifere caratterizzate da sfumature di verde differenti.
42- Piccoli Mughi crescono nel pendio sopra al rimboschimento
43- La ripida discesa verso la strada da dove si parte.
44- la continua linea del canale visto dal pendio di discesa di destra.
45- Altri tratti di sponda del canale dissestati dal passaggio di bovini.
46- La mia fedele compagna di salite, anche se rimane sempre nel parcheggio.
47- Bellissime Mazze da tamburo (Macrolepiota procera) nei prati di discesa.
48- E buonissimo Prataiolo (Agaricus macrospora).
49- Ed infine anche un bel ragno, la Argiope.



MONTE VETTORE – ANTICIMA NORD

Salita classica dalla Valle Santa, per evitare l’orribile e degradato sentiero che sale da Forca di Presta, alla cima massima dei Monti Sibillini quindi successiva discesa fino all’anticima Nord del Monte Vettore e ritorno per lo stesso itinerario.

Di seguito le immagini della giornata.

1- Il versante sud della Cima del Lago e della Punta di Prato Pulito visto dalla Valle Santa.
2- Inutile ometto di pietre sulla “strada” per il Rifugio Zilioli, come se non fosse sufficientemente visibile.
3- La Punta di Prato Pulito a sinistra e la Cima del Lago a destra, viste dalla cima del Monte Vettore.
4- La Cima del Redentore ed il Pizzo del Diavolo, a sinistra la Cima del Lago e a destra la Cima dell’Osservatorio.
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5- La cresta da Quarto San Lorenzo alla Cima di Forca Viola., a destra il Monte Argentella.
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6 – 7 – Veduta verso Sud con foschia nelle valli ed il Gran Sasso che emerge imponente.
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8- Il Monte Camicia ed il Monte Prena.
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9- I Monti Gemelli.
10- Il versante Nord della Cima del Lago
11- I ghiaioni tra Forca di Pala e Quarto San Lorenzo
12- La Valle del Lago di Pilato vita dall’Antecima Nord del Monte Vettore.
13- L’imponenza del Pizzo del Diavolo con i segni delle frane sulle pareti e nei ghiaioni alla base prodotte dal terremoto del 2016.
14- Il torrione del “Portico”, uno dei luoghi più particolari della Valle ma anche uno dei più pericolosi.
15- Le pareti Nord del Pizzo del Diavolo
16- Zoom della foto n.15 con i massi ancora in bilico mossi dal terremoto del 2016
17- La cima del Pizzo del Diavolo con escursionista sulla cresta tra la Cima del Lago e la Cima del Redentore.
18- Zoom della foto n.1 con i massi ancora in bilico mossi dal terremoto del 2016
19- 20- La cresta che scende dall’Anticima Nord del Monte Vettore al Monte Torrone.
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21- La cresta tra il Monte Torrone ed il Monte Banditello.
22- La cima del Monte Vettore vista dall’Anticima Nord.
23- La ripidissima cresta che sale tra il Fosso di Casale ed il Fosso di Colleluce con il Sassone e, dietro, il Sasso Spaccato.
24- Zoom sul Sassone e, dietro, sul Sasso Spaccato
25- La Cima di Pretare con la catena del Gran Sasso sullo fondo.
26- Escursionisti sulla Cima di Pretare
27- Escursionisti sulla Cima del Redentore.
28- Il Lago di Pilato visto dalla cima del Monte Vettore con gli arbusti di Salix caprae che, da diversi anni, stanno crescendo nelle sue sponde.
29- Veduta verso Nord della catena dei Monti Sibillini con, da sinistra, La Cima Vallelunga che si confonde con il PIzzo Berro, il Pizzo Regina e il Monte Sibilla con l’orribile strada.
30- Il canale Nord di Quarto San Lorenzo, usato per divertenti salite invernali.
31 – 32- Sfinge colibrì (Macroglossa stellatarum) in volo su Garofano (Dianthus Sylvestris)
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33- La Stella alpina dell’appennino (Leontopodium nivale)
34- Armeria magellensis
35- Saxifraga exarata subsp. ampullacea su cuscino di Silene acaulis
36- Cuscinetto di Saxifraga exarata subsp. ampullacea
37 – 38 – 39-Campanula tanfanii.
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