Il grande torrione denominato Balzo Rosso, sulle pendici orientali del Monte Amandola, presenta una porzione a Est, più articolata, costituita da paretine frastagliate e torrioni distinti.
La parte verso Sud invece è costituita da una grande parete rossastra, alta più di 250 metri, sormontata da una fascia rocciosa grigia continua, separate da una cengia erbosa, denominata Moje montana, che permette, anche se non facilmente, di raggiungere la cima del Monte Amandola, già percorsa da un mio itinerario: https://www.1000giornisibillini.it/2022/11/21/balzo-rosso-monte-amandola/
La cengia divide la parte superiore del Balzo Rosso, costituita da Maiolica a strati verticali, dall’inferiore costituita da Scaglia Rossa con stratificazione indistinta che poggia su lembi di Scaglia Cinerea, ben visibile se si percorre la base della parete inferiore (Foto n.42).
Purtroppo, a causa di tali formazioni rocciose friabili e poco consistenti, l’imponente e verticalissima parete, una delle più belle dei Monti Sibillini, non è facilmente arrampicabile, o per lo meno, ci sono alcune vie, non ripetute e non riportate nella bibliografia.
La base del versante Est della più articolata parete è segnata da profonde faglie tettoniche che abbiamo visitato.
L’itinerario parte dal Rifugio Città di Amandola, raggiungibile in auto da Garulla.
Dal Rifugio parte un sentiero in lieve discesa per il Balzo Rosso ma che si ignora e ci si dirige liberamente in quota, per prati, in direzione Sud, fino ad arrivare ai primi bassi torrioni.
Man mano che si prosegue i torrioni si innalzano e si incontrano due profonde faglie, di oltre dieci metri, che si possono visitare scendendo con una corda, seguono altre grotticelle e faglie più o meno profonde.
Oltrepassati due imponenti paleofrane costituite da grandi massi instabili e piuttosto pericolosi dove occorre fare molta attenzione, si raggiunge la base continua della imponente parete inferiore che si costeggia alternando il tracciato tra massi, intricati nuclei boschivi e ripidi pendii rupestri ed incontrando ancora piccole faglie e grotticelle.
Si giunge sulla verticale di un grande canalone che scende dalla cima del Monte Amandola, con la prima parte superiore erbosa, che, questa primavera, ha convogliato delle slavine creando un enorme cumulo di neve fino alla base della parete (Foto n. 30-31).
Si prosegue fino a trovare una parete stillicidiosa e ricoperta da edera al di sotto di una cengia intagliata da un profondo tetto dove si trova la Fonte Palomba che si raggiunge su traccia di sentiero molto stretto e ripido (Foto n. 32-38).
Si ridiscende e si prosegue alla base della parete fino al suo termine, dove si intercetta il sentiero, che sale dalla Madonna dell’Ambro e si dirige verso il Casale San Giovanni Gualberto, da cui si può ritornare comodamente al Rifugio Città di Amandola
Oppure, giunti al sentiero si può proseguire alla sovrastante Grotta denominata La Rotte de le Capre o Lu Rotto’ o Rotteranne, descritta nell’itinerario indicato sopra e, proseguire per la cengia, fino alla cima del Monte Amandola.
L’itinerario non è adatto a tutti ma solo a chi sa muoversi su terreni ripidi e molto sconnessi, fare molta attenzione all’attraversamento dei tratti con massi instabili.
L’escursione per noi non era finita in quanto la nostra mèta era un particolare sito che però, per la pericolosità di accesso, la particolarità e per decisione personale di rimanere uno dei pochi custodi, non ho intenzione di descrivere.















































