PIANO GRANDE DI CASTELLUCCIO – Inizia lo spettacolo della primavera.
Il giorno dopo dell’uscita notturna al Monte Ventosola sono ritornato ai Piani di Castelluccio dove è iniziato lo spettacolo della primavera : laghetti che rispecchiano i monti imbiancati e le prime fioriture di fiori spontanei.
Di seguito le immagini:
1 – 2- Le slavine del Monte Lieto fotografate il pomeriggio prima.23 – 5 – Poi mentre scattavo dall’auto le foto n.1-2 parte una ennesima slavina che si riversa nel fosso sottostante.45 – 9- La gigantesca slavina del versante Ovest del Monte Argentella fotografata il pomeriggio prima, vista con il sole mattutino.678910- Dune di neve sulla cresta della Cima del Redentore.11- Lo Scoglio dell’Aquila con il Canale di San Benedetto riempito da dune di neve.12- I canali Ovest tra la Cima del Redentore e la Cima di Forca Viola.13- I vari laghetti primaverili del Piano Grande.14- Uno dei tanti laghetti con centinaia di buche di Talpa intorno.15- Panoramica sul gruppo Sud dei Monti Sibillini.16- Il Monte Guaidone17 – 18- La Cima del Redentore1819- Da sinistra il Monte Porche, il Monte Palazzo Borghese e il Monte Argentella.20 – 23- Prime fioriture di Crochi21222324- Genziana verna25- Viole di Eugenia26 – 27- Il Fosso Mergani2728- Il Piano Grande è per ampi spazi, intriso d’acqua, sembra di camminare su una spugna29- L’Inghiottitoio del Fosso Mergani.30- L’acqua del Fosso Mergani si perde nell’Inghiottitoio.31- 34- I laghetti più profondi, 30-40 centimetri !!!323334
POGGIO DI CROCE DA CASTELLUCCIO Con l’ultima copiosa nevicata di Marzo.
Il 28 Marzo 2026 ho effettuato la salita al Poggio di Croce (1833 m.) da Castelluccio tutta con ciaspole per l’abbondante neve caduta fino al giorno prima.
Dalla piazzetta di Castelluccio si sale nella strada sopra al Cimitero che costeggia le pendici Sud del Monte Veletta e conduce ai punti di decollo dei Deltaplani.
Si raggiunge la sella della Val Canatra (30 minuti, 1547 m.) e si prosegue fino ad arrivare alla base della cresta Est del Poggio di Croce.
Da qui si risale il pendio sopra strada denominato Coste le Prata per prendere la cresta che conduce fino alla cima (45 minuti dalla sella).
La salita è facile e consigliata d’inverno, anche con neve fresca.
Oggi gli accumuli, anche di oltre 50 centimetri di neve, hanno reso più impegnativo il primo tratto di salita, poi negli ultimi 100 metri il vento aveva scoperto la vecchia neve compatta tanto che necessitavano i ramponi.
Per fortuna le mie buonissime Ciaspole TUBBS Flex Alp sono dotate di ottimi ramponi che mi hanno permesso di raggiungere comunque la cima.
1- La Madonna della Cona con la neve di fine marzo.2 – 3- Il Piano Grande visto dalla strada che sale da Castelluccio verso il Monte Veletta.34- Le pendici settentrionali della Cima del Redentore.5- Castelluccio con lo sfondo dei Colli Alti e Bassi.6- I Colli Alti e Bassi e Forca Viola sullo sfondo.7- Zoom sui Colli Alti e Bassi.8- Il Poggio di Croce9- Il Monte Veletta e la Sella di Val Canatra a sinistra.10 – 12- La Cima del Redentore e Castelluccio visto dall’inizio della Coste le Prata.111213- Il Monte Palazzo Borghese e il Monte Porche in un momento di apertura delle nubi.14- La Coste le Prata e il Poggio di Croce.15- Un croco sfida la neve di fine primavera.16- Il primo tratto di salita della Coste le Prata con elevati accumuli di neve.17 -19- Veduta verso Castelluccio da Coste le Prata man mano che mi innalzo.181920 – 22- L’ultimo tratto di salita con neve compatta, da ramponi.212223- Neve sollevata dalla forte tramontana verso la Val Canatra.24- Il Monte Lieto25- Ridiscendo sulle mie tracce di salita.26- Orme di animale che è passato sulla neve fresca compattandola con il suo peso, successivamente il vento ha spazzato la neve fresca mettendo in evidenza le orme in rilievo.27- La cima di Poggio di Croce verso il Monte Lieto.28- Veduta dalla cima verso Monte delle Rose e Monte Patino29- Veduta dalla cima verso Castelluccio.30- Zoom sul Monte delle Rose e Monte Patino.31 – 32- Le faggete delle Coste i Valloni.3233- Veduta verso Monte Ventosola, Monte Castello e Castellaccio.34- Le mie uniche orme sulla cima, il Monte Argentella sullo sfondo.35- I ripidi canali del versante Est del Monte Lieto, già descritti nel mio blog.36 – 37- Tonnellate di tronchi di Faggio accatastati sulla Costa le Prata lasciati a marcire, accadono molte cose senza senso in Italia.3738- Il Piano Grande39- I Canali della Cima del Redentore.40- La mia traccia in salita e discesa dal Poggio la Croce.41- Alla fine la Cima del Redentore è emersa dalle nuvole.42- Airone cinerino tra la neve.
MONTE VALVASSSETO 25 Marzo 2026 – Prima della tempesta di fine marzo.
Come ormai accade da anni il mese di Marzo ci regala sempre della neve, quest’anno in modo alquanto abbondante, solo cinque giorni fa erano caduti più di 20 centimetri di neve in quota ed era scesa fino a circa 800 metri di quota.
Il 25 marzo ho fatto una uscita pomeridiana al Monte Valvasseto dalla Pintura di Bolognola, salito con le ciaspole e con forte vento che presagiva l’arrivo della tempesta del 26, con ulteriore neve fino a 500 metri di quota.
1- La Valle del Fargno con la strada riempita di neve, il Monte Acuto ed il Pizzo Tre Vescovi.2. Lo Scoglio del Montone e la cresta che scende verso Forcella Bassete.3- La Cima Acquario4- I canali della zona denominata Acquario.5 -6- Il Monte Acuto ed il Pizzo Tre Vescovi.67- La Costa Vetiche con numerose slavine.8 – 9- I faggi dei Piani Gra’.910- Il Monte Castel Manardo11 – 12- Forcella Bassete e Pizzo Berro sullo sfondo.1213- Lo Scoglio del Montone e il Pizzo Regina sullo sfondo.14- Vista verso la Valle del Fargno salendo verso il Monte Valvasseto.15 – 16- In salita con le ciaspole con una trentina di centimetri di neve.1617- La Cima di Costa dei Frati a sinistra, la Punta Bambucerta a destra ed il Monte Rotondo sullo sfondo.18- Grossa slavina verso la Val di Tela.19- La Cima di Costa Vetiche con la cresta verso Forcella Cucciolara.20- Il Monte Berro, sulle pendici Orientali del Monte Castel Manardo21 – 23- Sulla sommità del Monte Valvasseto con neve immacolata.222324- Il Monte Sassotetto25- Slavine sopra al bosco verso la Valle del Fargno26- Il “tessuto” di un bosco con il sole laterale che crea ombre ortogonali ai tronchi.27 – 32- La bellissima Macchia Tonda, speriamo che non ci fanno un parco avventura anche qui, come hanno fatto da diversi anni nella faggeta della valle del Fargno nei pressi dell’Area Pic-nic e mai ufficialmente aperta.282930313233- Le chiome degli alberi con, ben visibile, la cosiddetta “fascia di rispetto” che mantengono tra un albero e l’altro
IL LAGHETTO – SASSO DI PALAZZO BORGHESE
Il 25 Febbraio 2026, con Stefano, sono salito al cospetto della grande parete Est del Sasso di Palazzo Borghese, nella conca del Laghetto, partendo da Foce per il Canale.
La neve, abbondantissima in quota, inizia poco sopra il limite del bosco, questa primavera il Laghetto dovrebbe essere in piena forma e durare a lungo.
Nella conca del Laghetto la neve era compatta, volevamo salire in quota, verso la cresta del Monte Argentella, ma, man mano che salivano era morbida e profonda fino al punto che, anche per le alte temperature e qualche distacco in zona, abbiamo abbandonato al salita.
Di seguito le immagini della splendida escursione.
1- 2- Superato il bosco inizia la neve e si scopre la parete Est del Sasso di Palazzo Borghese fortemente innevata.23 – 5- Fasi di avvicinamento alla conca del Laghetto, la parete si avvicina sempre di più.456 – 7- Un distacco dalle pareti di destra sovrastanti il Canale.78 – 9- Nei pressi della conca del Laghetto.910- Arriviamo al cospetto della parete.11 – 12- Ci dirigiamo verso la cresta del Monte Argentella.1213- Passiamo sulla verticale dello scoglio laterale sinistro alla parete Est di Sasso di Palazzo Borghese.14 – 15- Tra le due pareti scopre il canale Est di Sasso di Palazzo Borghese già salito e descritto in questo blog il 15/04/2019.1516- Il Monte Porche e la conca del Laghetto colma di neve.17 – 18- Lo spigolo e la parete Est di Sasso di Palazzo Borghese.1819- La nostra scia di salita dalla conca del Laghetto verso la cresta del Monte Argentella.20- Abbiamo tentato la salita verso la cresta del Monte Argentella passando tra i due scogli sopra di noi, già effettuata negli anni passati, ma la alta neve soffice ce lo ha impedito.21- Ritorniamo indietro22- Sullo sfondo la cima del Monte Sibilla, nel versante Ovest poca neve.23 – Ritornando verso il canale, nelle rocce sulla nostra sinistra sembra che emergono due corna.24- Ingrandisco…. si, sono due corna.25- Ingrandisco ancora….un camoscio ci tiene d’occhio.
VAL DI BOVE – DA TEMPO CHE NON VEDEVO TANTA NEVE.
Il 18 febbraio 2026, da solo in una, finalmente, splendida giornata di sole, ho raggiunto la testata della Val di Bove partendo dal piazzale dell’Hotel Felicita di Frontignano di Ussita, scendendo nel sentiero al lato sinistro dell’Hotel, attualmente in ricostruzione, per proseguire nel bosco fino alla confluenza con lo stradone che si immette nell’imbocco della Val di Bove.
Quindi risalendo il sentiero si passa sulla verticale delle Quinte per immettersi, con una ultima ripida salita, nella Val di Bove.
Nella valle non era passato nessuno dopo le recenti nevicate, la montagna, come già quest’anno mi era capitato alla Val di Panico e alla Valle del Lago di Pilato, era solo mia, mi sono sentito padrone delle mie montagne.
Per fortuna la montagna innevata non è per tutti, seleziona i suoi frequentatori, erano diversi anni che non vedevo la montagna così fortemente innevata.
La neve parte da una quota alta, di circa 1400 metri, in fondovalle la neve era consolidata ma sono salito senza ramponi, più salivo nella valle e più la neve, ancora non consolidata, era alta tanto che, essendo da solo per cui non avendo chi mi poteva alternare a fare la traccia, ho dovuto abbandonare la salita.
Di seguito le immagini della meravigliosa giornata.
1- Le Quinte viste dall’imbocco della Val di Bove, senza neve in quanto il limite dell’innevamento è più alto.2 – 3 – Il tratto iniziale della Val di Bove.34- Il versante Ovest del Monte Bove Nord con numerosi Pini che stanno crescendo spontaneamente partendo da rimboschimento sottostante visibile a sinistra.5- Inizio a scoprire l’alta Val di Bove, si vede già anche la vecchia stazione della funivia del Monte Bove Sud.6 – 8- Già si nota l’abbondante innevamento della valle.78-9- Dietro di me le mie sole tracce, sullo fondo, appena innevato, il Monte Fema,10- La Croce di Monte Bove e la sommità delle Quinte, a sinistra.11- La parete Nord del Monte Bicco, chi la conosce noterà che le fasce rocciose parallele che la intersecano dalla cresta di destra sono completamente ricoperte dalla abbondante neve.12- L’alta Val di Bove con la testata ricoperte da moltissima neve.13 – 14- I numerosi canali di salita invernali della testata della valle sono completamente riempiti di neve ma ancora fresca.1415- Pini in crescita anche sotto al Monte Bicco.16- La mia traccia ed il Monte Bove Nord sullo sfondo.17- Lo spigolo Nordest del Monte Bicco carico di neve.18 – 22- Dettagli dello Spigolo Nordest del Monte Bicco in condizioni alpine.1920212223- Mi incrocio con un solo passaggio di una volpe.24- L’immacolata testata della Val di Bove.25- Lo spigolo Nordest del Monte Bicco ed il canale Maurizi.26- Lo spigolo della foto n.25 visto da sotto le pareti del Monte Bove Sud.27- Il canale Primavera, riempito di neve, non si vede alcuna roccia.28- Il canale ad Y, stessa situazione.28- Gli altri canali di salita invernale, colmi di neve e con grandi cornici di uscita.29- Il Pilone della vecchia funivia rivestito di Galaverna.30- Anche la stazione della vecchia funivia completamente glassata dalla Galaverna.31- Dettagli del versante Est del Monte Bicco che forma il lato destro di salita del canale Maurizi, anche qui sembrano immagini alpine.32333435 – 37- Distacchi della neve fresca superficiale ai lati del Canale Maurizi.363738- La neve è sempre più alta e non riesco a proseguire senza nessuno che mi da il cambio a fare la traccia, 3940 – 41- Ritorno indietro, la valle non è più come nella foto n.,12 e 24, lascio nella valle la mia traccia,4142- La cima del Monte Bicco si va coprendo man mano che scendo dalla Val di Bove.
MONTE BOVE NORD – IMMAGINI 3D
Uscita pomeridiana, in una giornata di tempo migliore, da Casali di Ussita fino all’imbocco della Val di Panico per fare delle foto al Monte Bove Nord finalmente, dopo anni, carico di neve, almeno nella parte superiore, oltre i 1600 metri di quota.
Con l’occasione ho scattato e montato anche delle foto a visione tridimensionale.
Le immagini tridimensionali sono visibili sia da PC ma, molto meglio, da smartphone.
Per osservarle dallo smartphone appoggiare il naso allo schermo al centro delle due foto, rimanere con lo sguardo fisso per una decina di secondi quindi allontanare lentamente lo smartphone per oltre 30-40 centimetri fino a che, al centro delle due immagini si forma una terza immagine tridimensionale.
Dal PC usare la stessa tecnica ma l’immagine 3D si osserva a distanza maggiore, anche a più di un metro.
1- La parete Nord del Monte Bove Nord con i tre Spalti, Orientale, Centrale e Occidentale.
IMMAGINI 3D
2 – 3- Lo Spalto Orientale nella zona della Via della Pera.34- Dettaglio della zona del Gendarme “La Pera”5- La parete Est con il torrione della Punta Anna.6 – 10- Lo Spalto Centrale in diverse condizioni di luce.7891011- Lo Spalto Occidentale
Con l’occasione ho scattato anche dei dettagli della parete Nord del Monte Bove Nord, con zone particolari conosciute dai pochi che frequentano la parete d’inverno:
12- La cima dello Spalto Orientale con il canale di uscita della Via della Pera (Gigliotti e Marchini).13- La cima dello Spalto Centrale. 14- La cima dello Spalto Occidentale.15- Dettaglio del camino centrale dello Spalto Occidentale.16- Il canale tra lo Spalto Centrale ed Occidentale, dove sale la Via dei Cristalli (Gigliotti e Marchini).17- Dettaglio dell’imbocco della grotta che si apre a sinistra del canale della foto n.15.18- Parte centrale dello Spalto Orientale con il gendarme “La Pera” con il canale dove sale la via omonima.19- Il canale mediano dello Spalto Centrale con un masso incastrato.20- Il versante Ovest del Pizzo Berro.21- Il Pizzo Berro dall’imbocco della Val di Panico.22- Pizzo Berro : condizioni da “Cerro Torre”.23 – 24- Una cima poco conosciuta e poco frequentata, non riportata sulle carte, la Cima del Lupo, al lato sinistro di salita del Canalone Nord o Valle di Santa Romana, di fronte alla parete Est del Monte Bove Nord.2425- Condizioni alpine della Cima del Lupo. Due sole vie invernali su questa parete, la cresta di sinistra salita da me e descritta a pagina 122 del mio libro IL FASCINO DEI MONTI SIBILLINI, La seconda via del canalone centrale che esce sotto alla cima salita dalla cordata Gigliotti e Marchini.26 – 27- L’uscita del Canalone Nord ai piedi della parete Est del Monte Bove Nord, con grandi cornici di neve, alte oltre tre metri !!!!. Erano anni che non vedevo cornici così alte.2728- La parete Est del Monte Bove Nord.29 – 30- Ad un tratto, in 15 minuti, il cielo si è coperto ed è iniziato a nevicare.3031- Dopo un’ora già si era rasserenato.32 – 33- Mentre in fondovalle stanno già fiorendo crochi.3334- E bucaneve.
VALLE DEL LAGO DI PILATO
Il 27 Gennaio 2026, da Foce per il Piano della Gardosa e Le svolte, ho effettuato una escursione esplorativa nella Valle del Lago di Pilato al fine di saggiare l’innevamento. Le previsioni meteo indicavano che verso metà giornata si sarebbe alzato un forte vento per cui ho evitato di salire in qualche cima ed ho preferito risalire la valle.
Verso le 11, puntualmente si è alzato un forte vento che innalzava altissime colonne di neve dalle creste. Per il vento e per gli elevati accumuli di neve fresca caduta la scorsa settimana nel tratto finale della valle che mi hanno reso difficoltosa la salita non sono riuscito ad arrivare alla conca del Lago di Pilato.
Di seguito le immagini dell’escursione.
1- Lo Scoglio del Miracolo ed il Pizzo del Diavolo a sinistra, al mattino presto.2- Primo raggio di sole nel “pandoro” del Pizzo del Diavolo3- La cresta che collega Forca Viola con il Monte Argentella.4- Il Monte Argentella e la Ripa Grande.5- Il Monte Sibilla.6- La Ripa Grande vista da “Le Svolte”.7- Raggiungo la Valle del Lago di Pilato oltre le Svolte, sono passate solo delle volpi.8- Il versante Nord del Pizzo del Diavolo.9- Salgo verso il Monte Rotondo, al centro della valle.10- Sono il primo uomo a risalire la valle, dietro di me le mie impronte.11- Da sinistra il Pizzo del Diavolo, la Cima del Redentore, la Cima dell’Osservatorio ed il Quarto San Lorenzo.12- La Cima dell’Osservatorio13- La Cima dell’Osservatorio e la cresta rocciosa verso il Quarto San Lorenzo.14- Il Quarto San Lorenzo.15- Il Canale Nord di salita invernale al Quarto San Lorenzo16- Il Monte Sibilla in fondo alla valle con una sottile linea di impronte di una volpe che mi ha preceduto17- La mia lunga ombra al mattino presto con il sole basso sull’orizzonte e le impronte di una volpe in fondo.18 – 21- Nella valle trovo tratti di neve vecchia ghiacciata ed accumuli di neve fresca modellati dal vento fino 30-40 centimetri che mi rendono difficoltosa la salita19202122- Puntualmente inizia ad alzarsi il vento, come indicato dalle previsioni meteo, per questo ho scelto di andare in vallata anzichè su qualche cima.23- Il versante Nord del Pizzo del Diavolo visto dalla base.24-Il Canale Nordest di salita invernale alla Cima dell’Osservatorio.25- Ripido canalino sulla cresta tra la Cima dell’Osservatorio ed il Quarto San Lorenzo con grossa cornice di uscita. 26 – 27- Dalla Cima del Redentore sono scese alcune grandi slavine con le precedenti nevicate.2728 – 35- Le slavine hanno creato un paesaggio che sembra di essere nell’artico.2930313233343536- Il Monte Sibilla con scarsissimo innevamento.37 – 39- Il vento inizia a scendere anche nella valle aggiungendo altra difficoltà oltre ai consistenti accumuli di neve fresca.383940- Momento di calma dal vento.41 – 43- Dietro di me solo la mia traccia di salita e discesa.424344- Anche davanti a me la sola mia traccia di salita45- Il ripido versante Ovest del Monte Torrone.46 – 47- Una vecchia slavina a lastroni ad indicare la pericolosità del versante Ovest del Monte Torrone.4748- La foto n.9 scattata circa due ore dopo.49- Vento forte nella cresta del Monte Vettore.50- Raggiungo di nuovo il bosco sopra a Le Svolte.51- La Ripa Grande vista da Le Svolte.52 – 53- I grandi Faggi secolari nei pressi del fontanile del Piano della Gardosa.5354 – 57- Alle 13 il vento in quota è fortissimo, solleva lunghe colonne di neve, anche di oltre 100 metri.55565758- La parete Est del sasso di Palazzo Borghese completamente glassata di neve.59- I canali Est della Cima Vallelunga, interessanti salite invernali.60-La “Corona” del Monte Sibilla.
MONTE CASTEL MANARDO – GIORNATA NEBBIOSA
Il 22 gennaio 2026 sono salito di pomeriggio al Monte Castel Manardo dalla Pintura di Bolognola per i campi da sci in una giornata nebbiosa, per vedere se riuscivo ad arrivare sopra alle nuvole e fotografare il mare di nebbia che ricopre le valli.
Di fatto sono salito oltre la nebbia delle valli che saliva fino a circa 1000 metri di quota ma, da 1600 metri in su c’era un secondo strato di nebbia che copriva le cime.
Sono stato comunque fortunato perchè la nebbia in alto ogni tanto si diradava e mi ha permesso anche di fotografare, anche se per pochi istanti, l’arcobaleno circolare denominato la “Gloria Solare”.
Il mio passaggio è stato anche immortalato dalla web cam Porta di Berro dei campi da sci di Bolognola.
1- La nebbia di fondovalle sale fino a circa 1000 metri di quota ma, oltre i 1500 metri, altro strato di nebbia.2 – 3. Una volpe curiosa mi ha seguito per un lungo tratto fino a sopra i campi da sci.34- Il mare di nebbia verso Est, ricopre tutte le colline Marchigiane fino al mare.5- Ogni tanto la nebbia si alza oltre i 1000 metri.6- La vallata di Bolognola ricoperta dalla nebbia.7- La Valle Tre Santi, sottostante la Pintura di Bolognola, ricoperta dalla nebbia.8 – 9- La Pintura di Bolognola rimane scoperta dalla nebbia.910- Ogni tanto la nebbia dsi dirada e lascia vedere le cime dell’alta valle del Fiastrone, qui la Costa Vetiche.11- Salgo dai campi da sci verso la Porta di Berro e uno sprazzo di sereno mi fa ben sperare.12- Ma dopo pochi minuti il cielo si ricopre.13- In lontananza, verso Nord, emergono dalla nebbia i monti della zona di Fabriano.14 – 15- Mi dirigo verso la Porta di Berro, il pendio si impenna.1516- I campi da sci di Bolognola visti dalla Porta di Berro.17 – Veduta dalla Porta di Berro con Galaverna e neve fresca verso Bolognola.18- La cresta del Monte Castel Manardo vista dalla Porta di Berro.19- Le pendici Nord del Monte Castel Manardo con la strada che conduce verso Monte Amandola.20- Lo scoglio denominato la “Porta di Berro”.21- Sulla cima di Monte Castel Manardo per un breve istante si dirada la nebbia e mi permette di vedere il Monte Acuto, il Pizzo Tre Vescovi ed il Monte Rotondo.22- Mentre il Pizzo Regina ed il Pizzo Berro rimangono coperti dalla nebbia alta.23 – 24- Mentre scendo dalla cresta Nord verso i campi da sci, da dove sono salito, per un breve attimo mi raggiunge un raggio di sole che forma una fugace Gloria Solare con la mia ombra che forma il cosiddetto “Spettro di Broken”.2425- Le mie orme di salita e discesa sotto alla porta di Berro con la nebbia ormai più fitta della foto n.14.26- La Cima di Costa Vetiche con i sui ripidi canaloni Est si scopre per poco tempo dalla nebbia.27- I pendii del Poggio della Croce, Monte Cacamillo e, in fondo, di Monte Coglia, emergono dalla nebbia.28- La Vallata di Bolognola con le cime più alte del Preappennino Camerte sullo sfondo che emergono dalla nebbia.29- Il Monte Ragnolo e, il Monte Cucco e Monte Catria sullo sfondo. 30- La nebbia nelle colline Marchigiane e lo strato di nuvole soprastanti.31 – 32- Le pendici del Monte Coglia con il Ripetitore e il Monte Igno dietro.3233- Le pendici del Monte Ragnolo e il gruppo del Monte San Vicino sullo sfondo.34- Si apre anche il Monte Acuto.35- Poi, nella discesa dai campi da sci, vedo un puntino lontano che si muove, al centro della foto.36- Faccio uno zoom37- Allargo ancora l’inquadratura e scorgo la volpe della foto n.2-3 che mi aveva seguito alla salita, fatta poco più di un paio di ore prima.38- La vallata di Bolognola ancora sotto la nebbia.39- Nei pressi della Pintura di Bolognola gli educatissimi proprietari di cani raccolgono le feci dei propri animali con dei sacchetti ma invece di portarli via li lasciano sulla strada sperando che qualcuno li raccolga al posto loro. Si può essere più idioti, ma almeno lasciatele sul posto senza sacchetti di plastica, in pochi giorni si decomporranno. Nei sacchetti di plastica invece rimarranno anche degli anni.40 – 41- Il mio passaggio immortalato dalla web cam Porta di Berro dei campi da ci della Pintura di Bolognola.
MONTE PELLICCIARA E MONTE MACCHIALTA DA FORCA DI PRESTA – incontro con una Arvicola delle Nevi.
Il 23 Dicembre 2025, insieme a mia figlia Miriana, abbiamo percorso la cresta da Forca di Presta a Monte Pellicciara e Monte Macchialta per poi ritornare indietro dal sentiero basso attrezzato per disabili.
All’arrivo a Forca di Presta c’era una macchina con due ragazzi rimasta impantanata di fianco alla strada per il Rifugio degli Alpini, non ho ben capito dove volesse andare, addirittura hanno divelto un cartello stradale per cercare di far leva sulle ruote, al ritorno l’auto non c’era più ed il cartello era a terra.
Una semplice passeggiata rilassante anche se in una giornata nuvolosa e ventosa, con temperature intorno ai 10°C e con poca neve anche in quota che però, a ritorno, nei pressi di un edificio, ci ha permesso un raro incontro con una Arvicola delle Nevi (Chionomys nivalis) che non va in letargo ed era indaffarata a sistemare le sue gallerie sotterranee.
Poi nei pressi del Rifugio degli Alpini, le talpe, nonostante inverno, avevano scavato molte buche sollevando molta terra nerissima, ricca di carbonio, la più nera che ho mai visto nei Monti Sibillini.
Essendo un Chimico, ne ho preso un campione e mi sono tolto la curiosità di misurare la quantità di Carbonio, il risultato è stato del 45 %, può essere quasi usata come carbone, è molto vicina ad una torba, la Torba contiene dal 50 al 60% di Carbonio.
Di seguito le immagini dell’escursione.
1 – 3- I Piani di Castelluccio con solo strisce di neve234- Forca di Presta, nessuna macchina sul lato del sentiero per il Monte Vetore.5- L’auto dei due ragazzi rimasta impantanata di lato alla strada ed il ragazzo che ha preso il cartello per cercare di sbloccare l’auto, dove volevano andare ancora non l’ho capito.6- Il Monte Vettore a destr e la Cima di Prato Pulito e la Cima del Lago a sinistra, visti da Forca di Presta,7- Da destra, la Punta di Prato Pulito, la Cima del Lago e la Cima del Redentore con il Cordone del Vettore, la faglia del terremoto del 2016, visti dalla cresta per Monte Pellicciara.8- Il Monte Vettore e la Cima di Pretare a destra.9- Sulla cresta un lungo filone di nerissima Selce (Biossido di Silicio), non ho mai trovato Selce nei Monti Sibillini così nera e grande.10- Addirittura un Favagello fiorito (Ranunculus ficaria).11- E una Genziana verna.12- Castelluccio visto da Monte Pellicciara.13 – 14- Il Cordone del Vettore con il pendio che ho salito e descritto il 25 Settembre.1415- Lo Scoglio dell’Aquila.16- La Forca delle Ciaole con il Rifugio Zilioli a sinistra e la cima del Monte Vettore a destra.17- Il Massiccio del Monte Vettore visto da Monte Pellicciara.18- La solita scritta a pennarello sulle cime dei Monti Sibillini.19- Il Piano Grande visto da Monte Macchialta.20- Il Piano Piccolo visto da Monte Macchialta.21- Il Laghetto del Piano Piccolo, ovviamente gelato.22- Mia figlia Miriana sulla cima del Monte Macchialta.23- Veduta del Massiccio del Monte Vettore da Monte Macchialta.24 – 26- L’Arvicola delle nevi fa capolino da una delle sua gallerie nei pressi di un edificio nel sentiero per disabili.252627- Quando ritorniamo a Forca di Presta è rimasta solo la mia auto.28 – 30- Le buche di Talpe con la nerissima terra, quasi Torba, estratta da sotto la cotica erbosa.293031- Il cartello divelto lasciato a terra dai ragazzi della foto n.5.32 – 33- Addirittura sulla strada ancora va in giro un coleottero Geotrupe dal bellissimo colore Blu metallizzato che trasporta sulla pancia un gruppo di acari.33
ALLE FALDE DELLA CIMA DI PRETARE: PASSO GALLUCCIO – SENTIERO DEI MIETITORI
Al Passo Galluccio, poche decine di metri sopra alla strada, si intercetta il sentiero dei Mietitori che, dirigendosi verso Nord in lieve ma costante salita, giunge a Colle Pisciano quindi, attraversando in quota le varie frazioni di Montegallo, giunge a Santa Maria in Pantano per proseguire fino ad Altino in un bellissimo percorso in quota senza dislivelli notevoli e quindi adatto a tutti. Si può camminare a volontà fin quando si ha voglia.
Dal sentiero si gode di una splendida vista sui versanti Sud, Est e Nord della Cima di Pretare, una cima che, per la sua ripidità e distanza, è poco frequentata, e dell’imbuto Nord del Monte Vettore, fino al Monte Torrone, per proseguire a Cima delle Prata e Monte Banditello.
Il Passo Galluccio si raggiunge da Balzo di Montegallo, da Arquata del Tronto, salendo per la frazione di Pretare o da Castelluccio proseguendo la strada dopo Forca di Presta.
Ho descritto altri interessanti itinerari in zona:
Inoltre ricordo, specialmente alle nuove generazioni, che le vie alpinistiche estive ed invernali di questi grandi versanti sono riportate nel libro “GUIDA DEI MONTI SIBILLINI” Edito dal CAI Ascoli Piceno nel 1983.
Di seguito le immagini dell’escursione.
1- La Cima di Pretare, a sinistra la Piramide con l’imbuto innevato del “Canalino”, al centro il canalone innevato della via invernale della “Cresta di Galluccio”, a destra la cresta di salita estiva/invernale del Sassone, visibile nel margine destro.2 – 3- Salendo per il Sentiero dei Mietitori ci si avvicina sempre di più alla Cima di Pretare.34- Zoom sul tratto finale della via invernale della Cresta Est o Cresta di Galluccio.5- I piccoli torrioni rocciosi del tratto iniziale della via della foto n.4, purtroppo quest’anno ancora non c’è neve.6- La cima della “Piramide” e l’imbuto del “canalino” a destra.7- La placconata di roccia denominata “Aia della Regina” con la Grotta delle Fate, alle falde della “Piramide”.8- Il ripido imbuto finale della Via del Canalino fino alla cresta Monte Vettore-Cima di Pretare.9- Le falde della Cima di Pretare con le cenge erbose da cui si accede al Sasso Spaccato, sulla destra: https://www.1000giornisibillini.it/2020/09/25/sasso-spaccato-da-passo-galluccio-per-la-cresta-omonima/10- Il Sasso Spaccato con la recente frana del 2017 post sisma.11- La Fascia Inferiore con vie su roccia di V-VI grado aperte anche dal grande Tiziano Cantalamessa.12- Il primo tratto del Sentiero dei Mietitori, a monte di Passo Galluccio.13- A circa un chilometro dalla strada un seggiolone per bambini piccoli gettato sotto al sentiero dei Mietitori, chi avrà fatto questa fatica di portarlo fin li ed abbandonarlo….che popolo gli Italiani !!!! 14- Tronco di Faggio particolarmente variegato.15- La bellissima ed alta faggeta alle falde della Cima di Pretare.16- Il sole di Dicembre gira velocemente, alle 11 già c’è ombra della via della Cresta di Galluccio.17- Mentre è ancora assolata la parete dove si sviluppa la via estiva/invernale Bachetti-Spinelli del 1973/1982.18- Continuando il sentiero dei Mietitori dopo il Colle Pisciano ci si avvicina ancora al Sasso Spaccato e si nota ancora meglio l’itinerario di raggiungimento indicato nella foto n.9.19- Una fonte senza nome e senza acqua lungo il sentiero.20 -21- Più avanti si giunge alla nuova Fonte Graniera.2122- Dalla Fonte si osserva, a destra, nella sua maestosità il Sasso Spaccato e la sovrastante cresta Nord estiva/invernale di salita alla Cima di Pretare. Nella parete centrale, proprio sulla verticale della cima, sale invece la via invernale “Diretta Est alla Cima di Pretare”.23- Il Sasso Spaccato con la grande frana del 2017 riportata nel mio articolo: https://www.1000giornisibillini.it/2021/06/20/passo-galluccio-la-frana-di-sasso-spaccato-versante-nord-cima-di-pretare/24 – 25- La zona della Fonte Graniera è soggetta ad una paleofrana monitorata con carotaggi dopo il sisma del 2016, anche se poi le “carote” con tanto di plastica le hanno lasciate sul posto.2526- Il versante Est del Monte Torrone – Sasso D’Andrè con la traccia visibile del “Sentiero dei Taglialegna” che conduce all’imbuto del Monte Vettore e successivamente, fino al Sasso Spaccato: articolo nel mio articolo: https://www.1000giornisibillini.it/2019/01/27/8-sasso-spaccato-e-cima-di-pretare-per-limbuto-del-vettore/27 – 28- Slavine nel versante Est della Cima delle Prata, a monte della Fonte del Pastore.2829- Il canalone tra Monte Torrone e Sasso D’Andre’.30- Il “Sassone”, grande torrione isolato presente sul sentiero che da Santa Maria in Pantano sale per il Monte Vettore passando per la parte superiore dell’imbuto Nord. Anche qui sono presenti dei distacchi di neve.31- Giunti sulla verticale di Sasso Spaccato si nota bene la grande frana.32-Ultima luce del giorno sul versante Est della Cima di Pretare, a destra il Sasso Spaccato. 33- In lontananza la valle di Santa Maria in Pantano con il Monte Oialona a destra e il Monte Sibilla sullo fondo, praticamente senza neve.34- Infruttescenze di Clematis vitalba risplendono alla luce del basso sole invernale.