IL NEVAIO DI BUGGERO – MONTE CACAMILLO

Il fondo dell’imbuto del versante Nord del Monte Cacamillo ospita il più grande nevaio del gruppo Nord dei Monti Sibillini.

Quest’anno riempito di neve grazie alle enormi slavine provocate dalle abbondanti nevicate di inizio primavera.

L’accumulo è impressionate, al suo centro, il movimento di aria provocata dalla cascata, che scende dal versante, scava una enorme galleria all’interno del nevaio.

Il raggiungimento del nevaio è già descritto nel presente blog a cui rimando.

Di seguito le immagini dell’escursione.

1- 2- Il Nevaio di Buggero.
2
3- La galleria del nevaio
4- Un grosso ramo di faggio ancora immerso nel ghiaccio.
5- Entriamo nella galleria.
6- Veduta dall’interno della galleria.
7- Dal soffitto scende una doccia continua.
8 – 10 – L’interno della galleria di ghiaccio.
9
10
11 – 12- Usciamo ben rifrescati.
12
13 – 14- Epipactis muelleri
14
15- Luglio è il mese delle farfalle, le si trovano in tutti i fiori.
16



I PANTANI Simmetrie by Night

I laghetti dei Pantani di Accumoli sono situati appena al di fuori del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Le acque dei laghetti, d’estate, si colorano ancora di rosso grazie alla proliferazione di un’alga rossa microscopica (Foto n.12).

Inoltre nelle sue acque vivono due crostacei piuttosto rari, il Chirocephalus diaphanus e il Tanimastix stagnalis, come riportato a pagina 77 del mio libro I MIEI MONTI SIBILLINI (Immagini anche alla voce: FLORA E FAUNA DEI MONTI SIBILLINI).

Sono un luogo meraviglioso, poco conosciuto, eppure l’uomo è riuscito a degradare anche questo sito.

Una staccionata costruita anni fa, come visibile nelle foto 4-5-6, circonda i vari laghetti.

Mi sono sempre domandato per quale motivo sono stati spesi tanti soldi e fatto tutto quel lavoro totalmente inutile, se l’intento era salvaguardare i laghetti dal pascolo indiscriminato, poichè le recinzioni sono in alcuni punti abbattute e soprattutto le porte di accesso sempre aperte (foto n.6), fin dal momento della realizzazione delle recinzioni.

Il bestiame, in particolare cavalli e mucche, pascolano e si bagnano nei laghetti contribuendo al loro degrado.

Quando il bestiame si allontana dai laghetti, alla sera prima del tramonto, per andare a dormire più in basso, allora questo luogo diventa magico, in particolare se illuminato dalla luce della luna piena.

Poco dopo il tramonto ho anche assistito ad un fenomeno particolare, le acque del laghetto più profondo hanno iniziato a formare una nebbia alta qualche metro dall’acqua, dopo una trentina di minuti la nebbia si è diradata (foto n. 21-22).

Grazie all’assenza di brezza le acque dei laghetti erano immobili e mi hanno regalato delle bellissime immagini simmetriche, di seguito riportate.

1- Il bestiame al pascolo regola l’altezza dei rami dei nuclei di faggio.
2- Psalliota macrospora
3- Galatea (Melanargia galathea)
4- I Pantani visti dalla forcella di accesso
5- Le staccionate sempre aperte, a cosa servono ????
6- Le porte di accesso non sono state mai chiuse, il bestiame le ha completamente distrutte
7- Pivieri dorati passeggiano lungo le sponde dei laghetti
8 – 11- Simmetrie prima del tramonto
9
10
11
12- In alcune pozze stanno già “fiorendo” le alghe rosse.
13 – 15- Il sole è tramontato ma le nuvole più alte sono ancora illuminate.
14
15
16 – 18- La vegetazione acquatica crea perfette simmetrie sulle acque immobili.
17
18
19- Anche la luna si rispecchia fedelmente sull’acqua.
20- Tramonto
21 – 22- La nebbia che si alza poco dopo il tramonto, durera’ una trentina di minuti per poi scomparire di nuovo
22
23 – 24- Si fa sempre più buio.
24
25 – 27- Vegetazione acquatica illuminata artificialmente con luce radente della mia torcia.
26
27
28- 29- Inizia lo spettacolo della luna che si riflette sulle acque.
29
30- Anche Giove si riflette sulle acque
31- La luce radente illumina anche le alghe dei laghetti.
32 – 40- Altre simmetrie notturne
33
34
35
36
37
38
39- Passaggio di un aereo verso Giove
40
41- Lascio i laghetti verso mezzanotte dopo avermi goduto questa splendida serata.
42- Sulla strada sterrata del ritorno degli occhi mi osservano, sono due Succiacapre (Caprimulgus europaeus) con occhi dedicati alla visione notturna.
43 – 44- Castelluccio visto dalla Madonna della Cona
45
44- La cima del Monte Argentella e Forca Viola.



FLORA DELLA VALLE DEL LAGO DI PILATO – Giugno 2026

Il Lago di Pilato quest’anno, grazie alle abbondanti nevicate primaverili, si è riempito oltre il limite normale e si sono formati di nuovo i cosiddetti “occhiali”.

La valle, in questo mese, regala meravigliose fioriture di piante alpine.

Di seguito le immagini della flora.

1- Il Lago di Pilato al massimo dell’invaso.
2- Moltitudine di colori nei prati della Valle di Pilato.
3- 5- Meravigliosi cuscini di Dryas octopetala in piena fioritura tra Forca Viola e Forca di Pala.
4
5
6- Dryas octopetala e Gentiana dinarica.
7- 9- Doronicum columnae colora i prati a Forca di Pala, sullo sfondo il Monte Argentella.
8
9
10- Polygala vulgaris
11- 13-Isatis apennina, in 10 anni sta colonizzando anche i ghiaioni prodotti dalle frane del terremoto del 2016.
12
13
14- Isatis allioni sulle sponde del Lago di Pilato, sullo sfondo un Salix caprea che, da circa 10 anni, sta crescendo intorno al Lago.
15 – 16- Linum alpinum
16
17- Pulsatilla alpina subsp. millefoliata
18- Gentiana dinarica, sullo sfondo il Pizzo del Diavolo.
19- Ranunculus alpestris
20- Ranunculus brevifolius
21- Gentiana verna, sullo sfondo la Cima del Lago.
22- Saxifraga exarata subsp. moschata.
23- Salix caprea
24- Globularia cordifolia e Leontopodium nivale
25- Culbianco (Oenanthee oenanthe)
26- Linaria alpina
27- Papaver degenii in boccio.
28- Il minuscolo Thlaspi stylosum si può osservare fiorito nelle vallette dove sui è sciolta da poco la neve.
29- Valeriana saliunca
30- Polygala alpestris
31- Androsace villosa
32- Aglais io su rosa canina alla Valle delle Fonti.
33 – 34- Il residuo di valanga scesa dalla Cima del Redentore che avevo fotografato il 27 gennaio 2026 https://www.1000giornisibillini.it/2026/01/27/valle-del-lago-di-pilato-3/.
34
35 – 37- Il Pizzo del Diavolo
36
37
38 – 39- La Cima del Lago
39
40 – 41. Il “Castello” con i segni della frana del 2025
41
42- Il Gran Gendarme con il suo profilo da Sfinge egizia.
43- Il Lago di Pilato visto dalla sommità del grande scoglio presente nella parte Sud.



RICERCA DI SIMMETRIE AL LAGO DI PILATO

Salito al Lago di Pilato dalla Valle delle Fonti per Forca Viola di buon mattino, quando ancora non era arrivata gente, grazie all’assenza di vento, ho avuto occasione di vedere il Lago di Pilato con un occhio geometrico, quello della simmetria, non le solite straviste immagini dei social di questi ultimi giorni.

1
2
3- La farfalla
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13 – 14- I Salix caprea che stanno crescendo sulle sponde del lago, la prima volta che fotografo una pianta riflessa sull’acqua del Lago di Pilato.
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37- E poi è arrivato un po’ di vento……e le simmetrie se ne sono andate.



LE GRANDI SLAVINE DELLA PRIMAVERA DEL 2026

Oltre alla grande slavina che ha coinvolto l’intero versante Ovest del Monte Argentella, descritta nell’articolo “MONTE VENTOSOLA – MONTE CASTELLACCIO by NIGHT” il 9 aprile, si sono verificate altre enormi slavine nei Monti Sibillini, come erano tanti anni che non le osservavo.

SLAVINA DEL VERSANTE OVEST DI MONTE BOVE SUD – 10 Aprile 2026.

1- La enorme slavina del versante Ovest del Monte Bove Sud il giorno dopo del distacco.
2- Si nota bene il margine del distacco, ci sono circa due metri di neve, si è scoperta anche la strada per Passo Cattivo.
3 – 4- La slavina è arrivata fino in fondo valle, a monte di Macchie di Vallinfante, alle falde di Passo Cattivo.
4
5 – 7- Dettaglio dell’estensione della slavina con, ben visibile, il margine del distacco.
6
7
8- La zona della slavina vista dopo una settimana, dopo un sensibile rialzo delle temperature
9- E’ ancora ben visibile il margine del distacco sopra alla strada per Passo Cattivo.
10- Dopo una settimana molta neve si è sciolta ma si vede nettamente il fronte del distacco, veduta da Macchie di Vallinfante
11- Un quercia piena di galle, sembra un albero di Natale.
12 – 17- La slavina nel fondovalle a monte di Macchie di Vallinfante.
13
14
15
16
17
18- Uno dei canali di discesa della slavina con il bosco distrutto.
19- Macchie di Vallinfante ed il Monte Cardosa visti dalla slavina.
20- Il Monte Lieto in lontananza a destra con l’enorme cumulo di neve sceso a valle.
21- Il Passo Cattivo sovrasta la slavina.
22- Una vasca di abbeveramento di uno stazzo o di una fonte (forse la Fonte del Lupo) trascinata fino al valle.
23- Zoom sul fronte della slavina.
24- Macchie di Vallinfante, dopo il terremoto, sembra un insediamento neolitico.

LA SLAVINA DELLA VAL DI BOVE – 15 Aprile 2026

25- Il fronte della slavina scesa in Val di Bove dalla cresta tra il Monte Bove Nord ed il Monte Bove Sud.
26- La quantità di neve è davvero enorme, erano molti anni che non vedevo una slavina di queste dimensioni.
27- La parte centrale della slavina.
28 – 31- La parte terminale è alta diversi metri, confrontata con il bastoncino regolato ad un metro di altezza.
29
30
31
32- La bellissima ma velenosa Scilla bifolia.
33 – 34- La slavina nella sua estensione, con il Monte Bicco il alto.
34
35 – 38- Il margine dell’enorme distacco, ci vogliono quattro foto per prenderlo tutto. Sopra al margine sono presenti dei lunghi crepacci di potenziali ulteriori distacchi.
36
37
38
39 – 40- La lingia terminale della slavina vista salendo la valle.
40
41- Faggi ancora spogli
42 – 49- Immagini dell’enorme slavina
43
44
45
46
47
48
49
50- Sotto al distacco.
51 – 54- L’intera slavina, anche in questo caso occorrono quattro foto per riprenderla tutta.
52
53
54
56 – 57- Crochi
57

LA SLAVINA DELLA VALLE SANTA – VERSANTE SUD DELLA CIMA DEL LAGO – PUNTA DI PRATO PULITO

58 – 60- La slavina scesa dalla Valle Santa ha attraversato la strada Castelluccio-Forca di Presta ed ha proseguito per un centinaio di metri nei campoi di Lenticchia sottostanti.
59
60

LE SLAVINE DEL VERSANTE EST DEL MONTE VETTORE – MONTE TORRONE

61- Il versante Est del Sasso d’Andre’ con slavine scese verso la Fonte del Pastore.
62- Il versante Est dell’antecima Nord del Monte Vettore ed il Fosso di Casale, anche qui distacchi.
63- L’imbuto Nord del Monte Vettore con distacchi più limitati
64- Il Fosso di Colleluce con grandi accumuli di neve sporca.
65- Il versante Est del Monyte Torrone, la neve, dal peso, si è accasciata su se stessa
66 – 67- Il bosco sotto al Passo Galluccio, ciliegi in fiore e Faggi con le prime foglie.
67

GRUPPO NORD DEI MONTI SIBILLINI.

68 – 69- Il Monte Cacamillo con piccoli distacchi e , (foto n.69) dopo 15 giorni, è sceso tutto a valle.
69
70- Il versante Nord del Monte Castel Manardo
71- Lo stesso versante dopo 15 giorni, numerosi distacchi.
72- Lo Scoglio del Montone
73- Lo Scoglio del Montone dopo 15 giorni.
74- La Costa Vetiche.
75- La Costa Vetiche dopo 15 giorni.



PIANO GRANDE DI CASTELLUCCIO – Inizia lo spettacolo della primavera.

Il giorno dopo dell’uscita notturna al Monte Ventosola sono ritornato ai Piani di Castelluccio dove è iniziato lo spettacolo della primavera : laghetti che rispecchiano i monti imbiancati e le prime fioriture di fiori spontanei.

Di seguito le immagini:

1 – 2- Le slavine del Monte Lieto fotografate il pomeriggio prima.
2
3 – 5 – Poi mentre scattavo dall’auto le foto n.1-2 parte una ennesima slavina che si riversa nel fosso sottostante.
4
5 – 9- La gigantesca slavina del versante Ovest del Monte Argentella fotografata il pomeriggio prima, vista con il sole mattutino.
6
7
8
9
10- Dune di neve sulla cresta della Cima del Redentore.
11- Lo Scoglio dell’Aquila con il Canale di San Benedetto riempito da dune di neve.
12- I canali Ovest tra la Cima del Redentore e la Cima di Forca Viola.
13- I vari laghetti primaverili del Piano Grande.
14- Uno dei tanti laghetti con centinaia di buche di Talpa intorno.
15- Panoramica sul gruppo Sud dei Monti Sibillini.
16- Il Monte Guaidone
17 – 18- La Cima del Redentore
18
19- Da sinistra il Monte Porche, il Monte Palazzo Borghese e il Monte Argentella.
20 – 23- Prime fioriture di Crochi
21
22
23
24- Genziana verna
25- Viole di Eugenia
26 – 27- Il Fosso Mergani
27
28- Il Piano Grande è per ampi spazi, intriso d’acqua, sembra di camminare su una spugna
29- L’Inghiottitoio del Fosso Mergani.
30- L’acqua del Fosso Mergani si perde nell’Inghiottitoio.
31- 34- I laghetti più profondi, 30-40 centimetri !!!
32
33
34



POGGIO DI CROCE DA CASTELLUCCIO Con l’ultima copiosa nevicata di Marzo.

Il 28 Marzo 2026 ho effettuato la salita al Poggio di Croce (1833 m.) da Castelluccio tutta con ciaspole per l’abbondante neve caduta fino al giorno prima.

Dalla piazzetta di Castelluccio si sale nella strada sopra al Cimitero che costeggia le pendici Sud del Monte Veletta e conduce ai punti di decollo dei Deltaplani.

Si raggiunge la sella della Val Canatra (30 minuti, 1547 m.) e si prosegue fino ad arrivare alla base della cresta Est del Poggio di Croce.

Da qui si risale il pendio sopra strada denominato Coste le Prata per prendere la cresta che conduce fino alla cima (45 minuti dalla sella).

La salita è facile e consigliata d’inverno, anche con neve fresca.

Oggi gli accumuli, anche di oltre 50 centimetri di neve, hanno reso più impegnativo il primo tratto di salita, poi negli ultimi 100 metri il vento aveva scoperto la vecchia neve compatta tanto che necessitavano i ramponi.

Per fortuna le mie buonissime Ciaspole TUBBS Flex Alp sono dotate di ottimi ramponi che mi hanno permesso di raggiungere comunque la cima.

1- La Madonna della Cona con la neve di fine marzo.
2 – 3- Il Piano Grande visto dalla strada che sale da Castelluccio verso il Monte Veletta.
3
4- Le pendici settentrionali della Cima del Redentore.
5- Castelluccio con lo sfondo dei Colli Alti e Bassi.
6- I Colli Alti e Bassi e Forca Viola sullo sfondo.
7- Zoom sui Colli Alti e Bassi.
8- Il Poggio di Croce
9- Il Monte Veletta e la Sella di Val Canatra a sinistra.
10 – 12- La Cima del Redentore e Castelluccio visto dall’inizio della Coste le Prata.
11
12
13- Il Monte Palazzo Borghese e il Monte Porche in un momento di apertura delle nubi.
14- La Coste le Prata e il Poggio di Croce.
15- Un croco sfida la neve di fine primavera.
16- Il primo tratto di salita della Coste le Prata con elevati accumuli di neve.
17 -19- Veduta verso Castelluccio da Coste le Prata man mano che mi innalzo.
18
19
20 – 22- L’ultimo tratto di salita con neve compatta, da ramponi.
21
22
23- Neve sollevata dalla forte tramontana verso la Val Canatra.
24- Il Monte Lieto
25- Ridiscendo sulle mie tracce di salita.
26- Orme di animale che è passato sulla neve fresca compattandola con il suo peso, successivamente il vento ha spazzato la neve fresca mettendo in evidenza le orme in rilievo.
27- La cima di Poggio di Croce verso il Monte Lieto.
28- Veduta dalla cima verso Monte delle Rose e Monte Patino
29- Veduta dalla cima verso Castelluccio.
30- Zoom sul Monte delle Rose e Monte Patino.
31 – 32- Le faggete delle Coste i Valloni.
32
33- Veduta verso Monte Ventosola, Monte Castello e Castellaccio.
34- Le mie uniche orme sulla cima, il Monte Argentella sullo sfondo.
35- I ripidi canali del versante Est del Monte Lieto, già descritti nel mio blog.
36 – 37- Tonnellate di tronchi di Faggio accatastati sulla Costa le Prata lasciati a marcire, accadono molte cose senza senso in Italia.
37
38- Il Piano Grande
39- I Canali della Cima del Redentore.
40- La mia traccia in salita e discesa dal Poggio la Croce.
41- Alla fine la Cima del Redentore è emersa dalle nuvole.
42- Airone cinerino tra la neve.



MONTE VALVASSSETO 25 Marzo 2026 – Prima della tempesta di fine marzo.

Come ormai accade da anni il mese di Marzo ci regala sempre della neve, quest’anno in modo alquanto abbondante, solo cinque giorni fa erano caduti più di 20 centimetri di neve in quota ed era scesa fino a circa 800 metri di quota.

Il 25 marzo ho fatto una uscita pomeridiana al Monte Valvasseto dalla Pintura di Bolognola, salito con le ciaspole e con forte vento che presagiva l’arrivo della tempesta del 26, con ulteriore neve fino a 500 metri di quota.

1- La Valle del Fargno con la strada riempita di neve, il Monte Acuto ed il Pizzo Tre Vescovi.
2. Lo Scoglio del Montone e la cresta che scende verso Forcella Bassete.
3- La Cima Acquario
4- I canali della zona denominata Acquario.
5 -6- Il Monte Acuto ed il Pizzo Tre Vescovi.
6
7- La Costa Vetiche con numerose slavine.
8 – 9- I faggi dei Piani Gra’.
9
10- Il Monte Castel Manardo
11 – 12- Forcella Bassete e Pizzo Berro sullo sfondo.
12
13- Lo Scoglio del Montone e il Pizzo Regina sullo sfondo.
14- Vista verso la Valle del Fargno salendo verso il Monte Valvasseto.
15 – 16- In salita con le ciaspole con una trentina di centimetri di neve.
16
17- La Cima di Costa dei Frati a sinistra, la Punta Bambucerta a destra ed il Monte Rotondo sullo sfondo.
18- Grossa slavina verso la Val di Tela.
19- La Cima di Costa Vetiche con la cresta verso Forcella Cucciolara.
20- Il Monte Berro, sulle pendici Orientali del Monte Castel Manardo
21 – 23- Sulla sommità del Monte Valvasseto con neve immacolata.
22
23
24- Il Monte Sassotetto
25- Slavine sopra al bosco verso la Valle del Fargno
26- Il “tessuto” di un bosco con il sole laterale che crea ombre ortogonali ai tronchi.
27 – 32- La bellissima Macchia Tonda, speriamo che non ci fanno un parco avventura anche qui, come hanno fatto da diversi anni nella faggeta della valle del Fargno nei pressi dell’Area Pic-nic e mai ufficialmente aperta.
28
29
30
31
32
macchia tonda
monte valvasseto
piani gra
monte castel manardo
33- Le chiome degli alberi con, ben visibile, la cosiddetta “fascia di rispetto” che mantengono tra un albero e l’altro



IL LAGHETTO – SASSO DI PALAZZO BORGHESE

Il 25 Febbraio 2026, con Stefano, sono salito al cospetto della grande parete Est del Sasso di Palazzo Borghese, nella conca del Laghetto, partendo da Foce per il Canale.

La neve, abbondantissima in quota, inizia poco sopra il limite del bosco, questa primavera il Laghetto dovrebbe essere in piena forma e durare a lungo.

Nella conca del Laghetto la neve era compatta, volevamo salire in quota, verso la cresta del Monte Argentella, ma, man mano che salivano era morbida e profonda fino al punto che, anche per le alte temperature e qualche distacco in zona, abbiamo abbandonato al salita.

Di seguito le immagini della splendida escursione.

1- 2- Superato il bosco inizia la neve e si scopre la parete Est del Sasso di Palazzo Borghese fortemente innevata.
2
3 – 5- Fasi di avvicinamento alla conca del Laghetto, la parete si avvicina sempre di più.
4
5
6 – 7- Un distacco dalle pareti di destra sovrastanti il Canale.
7
8 – 9- Nei pressi della conca del Laghetto.
9
10- Arriviamo al cospetto della parete.
11 – 12- Ci dirigiamo verso la cresta del Monte Argentella.
12
13- Passiamo sulla verticale dello scoglio laterale sinistro alla parete Est di Sasso di Palazzo Borghese.
14 – 15- Tra le due pareti scopre il canale Est di Sasso di Palazzo Borghese già salito e descritto in questo blog il 15/04/2019.
15
16- Il Monte Porche e la conca del Laghetto colma di neve.
17 – 18- Lo spigolo e la parete Est di Sasso di Palazzo Borghese.
18
19- La nostra scia di salita dalla conca del Laghetto verso la cresta del Monte Argentella.
20- Abbiamo tentato la salita verso la cresta del Monte Argentella passando tra i due scogli sopra di noi, già effettuata negli anni passati, ma la alta neve soffice ce lo ha impedito.
21- Ritorniamo indietro
22- Sullo sfondo la cima del Monte Sibilla, nel versante Ovest poca neve.
23 – Ritornando verso il canale, nelle rocce sulla nostra sinistra sembra che emergono due corna.
24- Ingrandisco…. si, sono due corna.
25- Ingrandisco ancora….un camoscio ci tiene d’occhio.



VAL DI BOVE – DA TEMPO CHE NON VEDEVO TANTA NEVE.

Il 18 febbraio 2026, da solo in una, finalmente, splendida giornata di sole, ho raggiunto la testata della Val di Bove partendo dal piazzale dell’Hotel Felicita di Frontignano di Ussita, scendendo nel sentiero al lato sinistro dell’Hotel, attualmente in ricostruzione, per proseguire nel bosco fino alla confluenza con lo stradone che si immette nell’imbocco della Val di Bove.

Quindi risalendo il sentiero si passa sulla verticale delle Quinte per immettersi, con una ultima ripida salita, nella Val di Bove.

Nella valle non era passato nessuno dopo le recenti nevicate, la montagna, come già quest’anno mi era capitato alla Val di Panico e alla Valle del Lago di Pilato, era solo mia, mi sono sentito padrone delle mie montagne.

Per fortuna la montagna innevata non è per tutti, seleziona i suoi frequentatori, erano diversi anni che non vedevo la montagna così fortemente innevata.

La neve parte da una quota alta, di circa 1400 metri, in fondovalle la neve era consolidata ma sono salito senza ramponi, più salivo nella valle e più la neve, ancora non consolidata, era alta tanto che, essendo da solo per cui non avendo chi mi poteva alternare a fare la traccia, ho dovuto abbandonare la salita.

Di seguito le immagini della meravigliosa giornata.

1- Le Quinte viste dall’imbocco della Val di Bove, senza neve in quanto il limite dell’innevamento è più alto.
2 – 3 – Il tratto iniziale della Val di Bove.
3
4- Il versante Ovest del Monte Bove Nord con numerosi Pini che stanno crescendo spontaneamente partendo da rimboschimento sottostante visibile a sinistra.
5- Inizio a scoprire l’alta Val di Bove, si vede già anche la vecchia stazione della funivia del Monte Bove Sud.
6 – 8- Già si nota l’abbondante innevamento della valle.
7
8-
9- Dietro di me le mie sole tracce, sullo fondo, appena innevato, il Monte Fema,
10- La Croce di Monte Bove e la sommità delle Quinte, a sinistra.
11- La parete Nord del Monte Bicco, chi la conosce noterà che le fasce rocciose parallele che la intersecano dalla cresta di destra sono completamente ricoperte dalla abbondante neve.
12- L’alta Val di Bove con la testata ricoperte da moltissima neve.
13 – 14- I numerosi canali di salita invernali della testata della valle sono completamente riempiti di neve ma ancora fresca.
14
15- Pini in crescita anche sotto al Monte Bicco.
16- La mia traccia ed il Monte Bove Nord sullo sfondo.
17- Lo spigolo Nordest del Monte Bicco carico di neve.
18 – 22- Dettagli dello Spigolo Nordest del Monte Bicco in condizioni alpine.
19
20
21
22
23- Mi incrocio con un solo passaggio di una volpe.
24- L’immacolata testata della Val di Bove.
25- Lo spigolo Nordest del Monte Bicco ed il canale Maurizi.
26- Lo spigolo della foto n.25 visto da sotto le pareti del Monte Bove Sud.
27- Il canale Primavera, riempito di neve, non si vede alcuna roccia.
28- Il canale ad Y, stessa situazione.
28- Gli altri canali di salita invernale, colmi di neve e con grandi cornici di uscita.
29- Il Pilone della vecchia funivia rivestito di Galaverna.
30- Anche la stazione della vecchia funivia completamente glassata dalla Galaverna.
31- Dettagli del versante Est del Monte Bicco che forma il lato destro di salita del canale Maurizi, anche qui sembrano immagini alpine.
32
33
34
35 – 37- Distacchi della neve fresca superficiale ai lati del Canale Maurizi.
36
37
38- La neve è sempre più alta e non riesco a proseguire senza nessuno che mi da il cambio a fare la traccia,
39
40 – 41- Ritorno indietro, la valle non è più come nella foto n.,12 e 24, lascio nella valle la mia traccia,
41
42- La cima del Monte Bicco si va coprendo man mano che scendo dalla Val di Bove.