MONTE GOMITO E MONTE FARIOLA DALLA VAL DI LUCE – APPENNINO TOSCO EMILIANO

Ultima escursione del fine settimana dal 28 al 30 agosto 2026 in Appennino Tosco Emiliano, il Monte Gomito ed il Monte Fariola saliti dalla Val di Luce, in una giornata limpida completamente diversa dalla precedente, dove avevo raggiunto il Lago Scaffaiolo e il Corno alle Scale immersi in una nuvola di sabbia del deserto.

Anche questa escursione è riportata nella bibliografia della zona, per facilitare la ricerca allego la traccia GPS.

Si raggiunge in auto dall’Abetone la splendida Val di Luce, si risale una pista da sci che conduce sulla cresta Sudest del Monte Gomito, raggiunta la cima (1885 m.), caratterizzata, anche qui, da una enorme croce, si ritorna indietro verso la stazione dell’impianto di risalita che sale dall’Abetone e si raggiunge il Monte Fariola (1896 m.).

Qui sono sceso per la cresta rocciosa Sud che presenta tre salti verticali, consiglio infatti, per i meno esperti, di fare il giro al contrario di come riportato nella traccia GPS perché la cresta è classificata EE in quanto presenta salti rocciosi di I° e II° grado che, ovviamente, si superano più facilmente in salita.

Raggiunto il Passo della Fariola si può proseguire per l’Alpe Tre Potenze seguendo l’adeguata segnaletica in loco oppure vedere: (https://www.1000giornisibillini.it/2024/10/08/alpe-tre-potenze-dalla-val-di-luce-appennino-toscoemiliano/) oppure scendere per comodo sentiero alla Val di Luce.

Purtroppo queste cime sono molto sfruttate turisticamente, impianti di risalita e croci dappertutto.

1- Il Monte Gomito visto salendo dalle piste da sci della Val di Luce.
2- La cresta del Monte Gomito.
3- L’impianto di risalita dall’Abetone.
4- Il Monte Fariola ed l’Alpe Tre Potenze sullo sfondo
5- L’Alpe Tre Potenze “tagliato” dalla pista da sci.
6- Femminamorta ed il Monte Rondinaio a destra.
7- Il lontano Monte Rondinaio e l’Altaretto.
8- Zoom sul monte Rondinaio.
9- Il Monte Giovo
10- La enorme croce di vetta del Monte Gomito.
11- Le piste da sci che scendono verso l’Abetone, visibile al centro della foto, sullo sfondo il Monte Cimone.
12- Il lontano Corno alle Scale, raggiunto il giorno prima.
13- Veduta verso Nord con il Monte Cusna.
14- Tutta a destra, lontana, la Pietra di Bismantova.
15- Zoom sulla Pietra di Bismantova.
16- La mia ombra dal Monte Fariola verso la Val di Luce.
17-Una Marmotta immortalata pochi metri sotto la cresta.
18- I tre salti della cresta EE che scende dal Monte Fariola verso Passo della Fariola, sullo sfondo l’Alpe Tre Potenze.
19- Il Monte Fariola, a destra il Monte Gomito
20- La cresta del Monte Fariola, sullo sfondo il Monte Giovo
21- L’altra cresta del Monte Fariola che scende verso la Valle del Sestaione.
22- la sommità del primo salto roccioso.
23- La Val di Luce-
24- Le prime rocce oltre la cima.
25- Veduta verso la valle del Lago Nero.
26- Altri escursionisti mi seguono nella discesa dei tre salti rocciosi della cresta del Monte Fariola.
27- Lascio indietro i miei inseguitori, I salti finali fino al Passo della Fariola.
28- Scendo dal Passo della Fariola per la pista da sci verso la Val di Luce, in ombra i tre salti della cresta del Monte Fariola percorsi in discesa.
29- Poi mi accorgo che i due escursionisti che scendevano dietro di me sono in difficoltà, impegnati ancora nel primo salto, si vedono in alto a sinistra. Per questo consiglio di fare questa cresta in salita.
30- Riprendo la pista da sci salita al mattino in ombra. in alto a sinistra si vede la croce del Monte Gomito.



LAGO SCAFFAIOLO, MONTE CUPOLINO, MONTE SPIGOLINO, MONTE CORNACCIO E CORNO ALLE SCALE – APPENNINO TOSCOEMILIANO

Escursione classica per l’Appennino Toscoemiliano, il Lago Scaffaiolo ed il Corno alle Scale dalla Doganaccia.

La Doganaccia si raggiuge in auto oppure in funivia da Cutigliano.

Quindi, anzichè salire al Passo di Croce Arcana, si sale al Passo della Calanca (1737 m.) traversando sotto al Monte Spigolino (1827 m.) che si può salir al ritorno , quindi per cresta si raggiunge il Lago Scaffaiolo (2 ore).

Proseguendo si sale al Monte Cupolino (1853 m.), si prosegue al Cornaccio (1879 m.) quindi al Passo dello Strofinatoio (1847 m.) ed infine al Corno alle Scale (2 ore, 1944 m.)

L’escursione, molto frequentata, è riportata nella bibliografia del gruppo montuoso, è lunga ma facile ed adatta a buoni camminatori.

Purtroppo il giorno dell’escursione era arrivata una ondata di sabbia del deserto che rendeva l’atmosfera offuscata e la visibilità scarsissima. Il fenomeno è stato annunciato anche nei telegiornali regionali.

Per facilitare la ricerca dell’itinerario ho allegato anche la traccia GPS.

1- Il Monte Spigolino, sulla destra sale il sentiero per il Lago Scaffaiolo.
2- La stazione della funivia della Doganaccia, raggiungibile anche in auto
3 _ 5- Le condizioni di degrado dei sentieri particolarmente frequentati, comune anche nelle nostre montagne, inizia ad essere un grosso problema di dissesto ambientale.
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6- Almeno qui la segnaletica non manca.
7- Veduta verso il versante Adriatico, con le nuvole di sabbia del deserto che offuscano l’orizzonte.
8- Il Monte Spigolino verso il Lago Scaffaiolo.
9- La cresta del Monte Spigolino, sullo sfondo parzialmente visibili, il Monte Libro aperto a sinistra ed il Monte Cimone sulla destra.
10 – 11- Il Lago Scaffaiolo con il Rifugio Duca degli Abruzzi.
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12- Il Monte Cupolino
13- La cima del Monte Cupolino con l’antico cippo di confine, che testimonia l’antico confine storico stabilito dal Granducato di Toscana in epoca settecentesca per delimitare i territori di sua competenza sul crinale. A rovinare la storia anche la solita orribile croce di vetta.
14- Il Passo Tre Termini ed il Cornaccio sullo sfondo.
15- Il Corno alle Scale visto dal Monte Cupolino.
16 – 17- Sciamatura di formiche sulla cima del Monte Cupolino.
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18- La croce di vetta del Monte Cupolino ed il Corno alle Scale sullo sfondo.
19- Il Lago Scaffaiolo visto dal Monte Cupolino.
20- Altro cippo di confine al Passo Tre Termini.
21- La cima del Monte Cornaccio ed l Corno alle Scale sullo sfondo, anche qui c’è chi scrive sulle pietre con il pennarello..
22- La cresta verso il Passo dello Strofinatoio con il Corno alle Scale dietro.
23- Il Monte Cornaccio visto dal Passo dello Strofinatoio.
24 – 25- Le infinite distese di Mirtilli forniscono frutta fresca tutti i giorni.
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26- La salita dal Passo dello Strofinatoio al Corno alle Scale.
27- Almeno in questi monti la segnaletica non manca.
28- Lichene Rhizocarpon geographicum colonizza substrati rocciosi acidi di arenaria.
29- Il Monte Cornaccio visto salendo verso il Corno alle Scale.
30- Zoom sul Monte Cupolino e Lago Scaffaiolo.
31 – 33- Il ripidissimo versante Nordest del Corno alle Scale, nei vari canali si aprono diverse vie di salita invernali.
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34- La cima del Corno alle Scale, la funivia, vari segnali, un ripetitore, uno strano monumento di ferro e chi più ne ha più ne metta, in fondo la gigantesca croce, un per fortuna altre religioni non hanno l’abitudine di costruire simboli religiosi sulle montagne altrimenti non c’era più posto.
35- Veduta verso Sud verso il Monte Gennaio
36- I mirtilleti intorno al Lago Scaffaiolo, già stanno prendendo il colore autunnale.
37- Il Lago Scaffaiolo visto dal Rifugio Duca degli Abruzzi,
38 – 40- Immagini subacquee del Lago Scaffaiolo, stranamente non presenta formazioni algali evidenti, anche il colore delle sue acque lo conferma.
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41 – 44 – Il Lago Scaffaiolo è una delle mete più frequentate dell’Appennino Toscoemiliano.
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45- Arenaria bertoloni ancora fiorita, questa pianta predilige il calcare, sui Monti Sibillini è comune nei ghiaioni di quota, è strano trovarla sulla arenaria.
46- L’ormai lontano Corno alle Scale
47- La cima del Monte Spigolino, anche qui l’ennesima croce.
48- Ancora formiche alate, tra la nuvola di sabbia del deserto e la nuvola di formiche alate oggi è tutta una nuvola.
49 – Bellissimi cespugli di Calunna vulgaris in piena fioritura.
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CASCATA DEL DOCCIONE – CASCATA DEL SESTAIONE- LAGO DELLE BRUCIATE – LAGO BACCIOLI- APPENNINO TOSCO EMILIANO

Dall’Orto Botanico Forestale dell’Abetone si raggiungono, tramite escursioni di qualche ora, percorrendo sentieri ottimamente segnalati sia sul posto che in cartografia, questi siti di interesse naturalistico.

L’orto botanico si raggiunge in auto dalla frazione Regine dell’Abetone o da Pian di Novello.

La bellezza anche di queste montagne, la mia seconda casa dopo i Monti Sibillini, mi ha permesso di immortalare splendide immagini, grazie anche alla mia fotocamera subacquea.

CASCATA DEL DOCCIONE, Scende da una parete di roccia nera, all’interno di una altissimi boschi di faggio e abete rosso, la zona è ricca di flora.

1- La cascata del doccione, anche se non proprio in piena portata, scende da una parete di roccia nera.
2-I boschi di faggio sono imponenti
3- Ma anche i boschi di abete rosso non scherzano
4- Famigliola di funghi su un vecchio tronco.
5- Funghi legnosi su vecchio tronco
6- Luzula nivea
7- Una ceppaia cava ha fatto da “vaso” alla Oxalis acetosella.
8 9- Gentiana asclepiadea
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CASCATA DEL TORRENTE SESTAIONE: Situata nei pressi dell’Orto Botanico, non è particolarmente alta ma, sotto e a valle di essa, si formano dei piccoli laghetti popolati da pesci.

In questi laghetti ho testato la mia fotocamera subacquea, cimentandomi in difficili scatti a pelo d’acqua, cercando di non muovere troppo la superficie dei laghetti, e sott’acqua, cercando di non sollevare la melma di fondo.

10 – 13- La cascata più alta del Torrente Sestaione, nei pressi dell’Orto Botanico
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13 – 16- Cascatelle e laghetti a valle della cascata più alta.
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17 – 18- Immagini delle cascatelle leggermente sopra al pelo dell’acqua.
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19 – 20- Immagini sottacqua dei laghetti
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21 – 22- Immortalato anche un piccolo pesce sott’acqua.
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23- 24- Il laghetto più profondo, circa due metri d’acqua.
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LAGO DELLE BRUCIATE Un lago temporaneo, si asciuga d’estate, presente all’interno di un fitto bosco, una delle poche torbiere dell’Appennino.

25- Il cartello descrittivo del Lago delle bruciate, esso si apre all’interno di una folta faggeta.
26- Nel fondo del lago, asciutto in piena estate, è presente una rara torbiera.
27 – 29- La verdissima vegetazione estiva nel fondo del lago.
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30- Graminacea in silhouette su una pietra all’interno del bosco.

LAGO BACCIOLI Lago di interesse naturalistico per la flora e fauna che ospita.

31- Il cartello esplicativo del Lago Baccioli, un piccolo biotopo di interesse naturalistico
32- Le acque del Lago Baccioli sono torbide, a prima vista non permettono foto in riflessione.
33- Poi basta cambiare prospettiva e, nonostante le acque torbide, si ottengono inaspettate ed ottime immagini in riflessione.



MONTE VAL DI FIBBIA – PUNTA DI COGLIA – MONTE COGLIA

I Monti Sibillini, geograficamente sono delimitati a Nord dal fiume Chienti e a Sud del fiume Tronto.

Le prime cime che si incontrano a Nord, salendo dalla valle del Chienti verso il Lago di Fiastra, sono proprio il Monte Coglia, il Monte Val di Fibbia e la Punta di Coglia.

Cime assolutamente non frequentate, praticamente sconosciute agli escursionisti, non ci sono itinerari descritti in bibliografia e, all’apparenza senza particolare interesse, eppure presentano uno dei più bei panorami del gruppo Nord dei Monti Sibillini.

A picco sul bellissimo, anche se artificiale, Lago di Fiastra e con vedute aeree sui ripidissimi e selvaggi versanti Nord dei più alti monti quali il Monte Cacamillo, Monte Pietralata e Monte Rotondo.

La prima volta, a poco più di 10 anni, che salì in cima alla Punta di Coglia d’estate, con mio padre, mi affacciai verso le frazioni di Acquacanina tra cui Oppio, dove aveva casa mio nonno Angelo che quel giorno non era salito con noi, allora per farci capire che ci aveva visto da casa, sparò un colpo di fucile che udimmo nettamente, non dimenticherò mai quel giorno.

L’escursione proposta è facile, fattibile in mezza giornata ed adatta a tutti, come promesso nei due precedenti articoli, ma, tramite un breve giro ad anello, permette di conoscere queste panoramiche cime.

ACCESSO: Si raggiunge in auto la frazione di Tribbio di Fiastra, appena arrivati alla frazione si gira a sinistra prendendo l’indicazione per il Rifugio diTribbio-Monte Coglia-Piani di Pao, poco sopra l’abitato inizia una strada sterrata tenuta in buono stato eccetto gli ultimi 100 metri dove un profondo solco, prima della Fonte del Pozzo (foto n.3) dove si parcheggia, richiede una particolare attenzione per il proseguimento.

DESCRIZIONE: Dalla Fonte del Pozzo si prende il netto sentiero in piano che si dirige verso il vallone del Monte Coglia sottostante il rimboschimento (foto n.3-4).

In circa 20 minuti si raggiunge il devastato Rifugio di Monte Coglia (foto n.5-6) , il sentiero continua inoltrandosi nel bosco misto (foto n.7) caratterizzato da numerosi esemplari di raro Tasso, velenosa conifera, (Taxus baccata, foto n.8-9), quindi sale, per cambiare direzione con un lungo tornante, per uscire sui prati nella zona denominata “piani di Coglia”.

Dopo altri 30 minuti si raggiunge un grande e recente fontanile (foto n.14) quindi per traccia di sentiero, a mezza costa nel vallone, si sale fino in cima al Monte Val di Fibbia (altri 30 minuti, 1577 m.)

Dalla cima si continua per cresta verso Est fino alla Punta di Coglia (20 minuti, 1585 m.) da cui si gode di un maestoso ed aereo panorama sulle cime del gruppo Nord dei Monti Sibillini ( foto n.18-23).

Si ritorna indietro alla cima del Monte Val di Fibbia e si scende, sempre per cresta, verso Nord, per il Monte Coglia, in direzione del grande rimboschimento a pino che caratterizza la cima della montagna. Aggirando il rimboschimento verso sinistra e girando nettamente a destra al suo termine si ritorna alla strada sovrastante la Fonte del pozzo dove si è parcheggiato (1 ora dal Monte Val di Fibbia)

Riporto anche le tracce GPS sia della sola salita che della sola discesa, separate in quanto si era chiusa la registrazione.

1- Il bellissimo Lago di Fiastra visto dalla strada che sale verso il Monte Coglia.
2- La segnaletica all’inizio del percorso, per una che c’è vale la pena immortalarla.
3- La Fonte del Pozzo, rinnovata da poco tempo, da cui parte l’itinerario proposto.
4 – 5- Il sentiero di salita ed il Rifugio Monte Coglia.
5- Il Rifugio Monte Coglia.
6- Purtroppo il Rifugio è aperto e vandalizzato.
7- Il sentiero nel bosco che sale verso il Monte Val di Fibbia.
8- Nel bosco misto sono presenti numerosi esemplari di raro Tasso (Taxus baccata)
9- Gli arilli rossi del Tasso sarebbero anche commestibili ma attenzione ai velenosissimi semi neri contenuti all’interno, bastano pochi semi per uccidere un uomo.
10- L’uscita dal bosco in corrispondenza di un tornante.
11- Il Lago di Fiastra visto dall’uscita dal bosco.
12- Il Monte Coglia con il Rimboschimento e la Fonte del Pozzo, a destra vicino al ripetitore, da cui inizia l’itinerario proposto.
13- Ottimi Ribes multiflorum al margine del bosco.
14- La grande fontana installata pochi anni fa al Piano di Coglia, in alto la cima del Monte Val di Fibbia.
15- La cresta sommitale del Monte Val di Fibbia.
16- La Punta di Coglia.
17- Il Monte Ragnolo e il Monte Sassotetto visti dalla Punta di Coglia.
18- Veduta verso la vallata di Bolognola con il Puntome Piemà ed il Monte Cacamillo in primo piano, il Monte Castel Manardo sullo sfondo.
19- Il Monte Cacamillo a sinistra, il Monte Pietralata al centro, la Croce di Monte Rotondo a destra ed il Monte Rotondo tra questi ultimi due.
20- La vallata di Rio Sacro con la Croce di Monte Rotondo, il Monte Banditella a destra ed il Monte Cardosa sullo sfondo.
21 – 22- La bellissima, ripidissima e pochissimo frequentata cresta della Costa dei Frati per la salita dal Fiastrone alla piramide del Monte Cacamillo, descritta per la prima volta a pagina 68 nel mio libro I MIEI MONTI SIBILLINI.
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23- Il versante Nord del Monte Pietralata.
24- La cresta della Punta di Coglia che sale dalla valle di Rio Sacro, risalita molti anni fa che sarà oggetto di descrizione in uno dei miei prossimi articoli.
25- Le varie frazioni che compongono Acquacanina, nell’ultimo abitato sulla strada, denominato Oppio, a destra, c’è l’abitazione di mio nonno materno.
26- Il Lago di Fiastra, San Lorenzo al Lago, frazione di Fiastra. e le frazioni di Acquacanina
27- Il Monte Val di Fibbia visto dalla Punta di Coglia.
28- Il Monte Coglia con il rimboschimento, visto dalla Punta di Coglia.
29- Il Monte Fiegni sovrasta verso Nord il Lago di Fiastra.
30- L’immancabile scritta su pietra con pennarello sulla cima di Monte Val di Fibbia, solo sui Monti Sibillini si vedono queste cose.
31- La Punta di Coglia vista dal Monte Val di Fibbia.
32- La strada Fiastra- Piani di Pao – Rifugio del Fargno, nei pressi del Monte Banditella.
33- Mucche al pascolo sul Monte Val di Fibbia.
34- I caratteristici faggi isolati nel versante Nord della Punta di Coglia.
35- Il Monte Pietralata ed il Monte Rotondo emergono dal Monte Val di Fibbia.
36- La cresta di discesa verso il Monte Coglia caratterizzato dal suo grande rimboschimento.
37- Il vallone che sovrasta il Rifugio di Monte Coglia, visibile nel fondo a destra.
38- Il Lago di Fiastra visto dal Monte Coglia.
39- Pianta satellitare del percorso proposto.



VALLEGRASCIA – LE POZZE – MONTE BANDITELLO – MONTE TORRONE – MONTE VETTORE.

Anche questo itinerario facile, anche se lungo, adatto a tutti, è al di fuori dei normali itinerari e cime conosciute e non riportati né nelle mie due pubblicazioni, né sul presente Blog e tantomeno nella bibliografia ufficiale dei Monti Sibillini.

Permette di raggiungere il Monte Banditello, già una cima poco frequentata, da Vallegrascia, frazione di Montemonaco, salendo per un itinerario praticamente sconosciuto, di cui molti ignorano anche l’esistenza di un Rifugio nella zona denominata “Le Pozze”, a monte di Vallegrascia, anche perché non visibile dal basso ma solo dopo averlo raggiunto o dalla cresta sovrastante.

ACCESSO: Si raggiunge in auto la frazione di Vallegrascia di Montemonaco percorrendo la strada Provinciale n.83 da Montemonaco verso Montegallo, superato l’incrocio con la Strada Provinciale n. 86 si continua per altri 300 metri superando Rascio quindi si gira a destra in direzione di San Lorenzo e, successivamente, Vallegrascia, si parcheggia nella frazione, dove termina la strada.

DESCRIZIONE: Dall’abitato si prende l’evidente tratturo che risale il Fosso della Rota, in direzione Sud verso Santa Maria in Pantano, dapprima superando, sulla destra, dei campi coltivati quindi entrando in un bosco.

Dopo circa un chilometro il tratturo inizia repentinamente a salire con 7 tornanti che possono essere evitati prendendo una traccia di sentiero che sale alla destra di ogni tornante, anche se più ripidamente.

Giunti al settimo tornante (40 minuti) il tratturo spiana, si dirige verso Santa Maria in Pantano e si deve abbandonare prendendo il sentiero che continua a salire sulla destra della curva e permette di raggiungere il tratturo all’interno del bosco più in alto.

Si segue il tratturo nel bosco e, in altri dodici tornanti, si supera nel penultimo tornante, un ampio e ripido canalone sovrastato da pareti rocciose della cresta Est del Monte Banditello (1 ora).

Quindi con un ultimo lungo tratto in costante ma lieve salita, si raggiunge una spianata a quota 1525 metri dove si trova il Casale de “le pozze” (20 minuti, 360423,4 E – 4746968,1 N) neppure riportato sulla cartografia dei Monti Sibillini (2 ore circa di salita da Vallegrascia).

Da dietro al Casale si nota un evidente sentiero che sale in diagonale verso Sud, passando sotto ad un ghiaione che si segue fino agli ampi prati sottostanti la Sella tra il Monte Banditello ed il Monte Torrone.

Giunti sulla verticale della Sella, anziché proseguire in quota per intercettare il sentiero che sale da Santa Maria in Pantano, conviene salire per prati direttamente verso la cresta sommitale ed in direzione destra (Nordovest) se si vuole raggiugere la cima del Monte Banditello (1 ora).

Dalla cima del Monte Banditello, o dalla Sella, si percorre tutta la cresta fino al Monte Torrone (40 minuti) e quindi proseguendo per la ardita Antecima Nord quindi fino alla cima del Monte Vettore (1,5 ore), tale cresta è più frequentata e riportata nella bibliografia ufficiale.

E’ descritta infatti in bibliografia la risalita da Altino al Monte Vettore percorrendo tutte le cime in successione Cima delle Prata – Monte Banditello – Sasso d’Andre’- Monte Torrone – Antecima Nord – Monte Vettore.

DISCESA : Stesso itinerario di salita (considerare non meno di tre ore) oppure raggiunta la sella tra il Monte Banditello ed il Monte Torrone si può scendere per il sentiero di Santa Maria in Pantano.

Dai resti della chiesa si prosegue il tratturo di fondovalle in direzione di Vallegrascia.
Le foto sono di repertorio, scattate il 21 maggio 2015 con il mio amico Bruno.

1- Il percorso di salita con i tornanti nel bosco, prima di raggiungere il Casale de “le pozze”.
2- Il penultimo tornante di salita dentro ad un ripido canalone, il bosco sta per terminare.
3- L’ultimo tratto di salita nel bosco, sopra la rocciosa cresta Est del Monte Banditello.
4- Veduta verso l’abitato di Vallegrascia, visibile in basso a destra nella valle ed il Lago di Gerosa sullo sfondo.
5- I resti di un fontanile, poco prima del Casale
6- L’uscita definitiva dal bosco.
7- L’ultimo lungo tratto in costante salita dove non si vede ancora il casale.
8 Il Casale de “le pozze” con il sentiero sovrastante che sale verso il Monte Banditello.
9- Dal casale emerge la Cima di Pretare ma non la cima del Monte Vettore.
10- Dal casale un secondo sentiero si dirige verso Nord alla Cima delle Prata.
11- La spianata di Santa Maria in Pantano con il Monte Oialona a sinistra.
12- Cynoglossum apenninum
13 -15- Il Casale de “le pozze” visto salendo nel sentiero verso il Monte Banditello, si trova in una bellissima, isolata e panoramicissima spianata
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16 – 17- Il Monte Banditello sovrasta il casale de “le pozze”.
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18- Il Casale de “le pozze” visto dalla Sella tra il Monte Banditello ed il Monte Torrone.
19- Il Monte Banditello e, sullo sfondo, il Monte Sibilla, visti dalla Sella.
20- La cima Vallelunga
21- Il Monte Porche, il Monte ed il Sasso di Palazzo Borghese .
22- Zoom sul Monte Palazzo Borghese ed il sasso di Palazzo Borghese.
23- Il versante Nordest del Monte Argentella con le due ripidissime creste entrambi salite e descritte nei miei libri e in questo blog.
24- La cima del Monte Argentella a destra e la Forca Viola a sinistra.
25- La Forca Viola e la Cima di Forca Viola.
26- il Quarto San Lorenzo, la Cima dell’Osservatorio e la Cima del Redentore.
27- Slavina in diretta con distacco dalla Cima di Forca Viola e discesa nel Fosso del Miracolo.
28- Pianta satellitare del percorso proposto, fino alla Sella tra il Monte Banditello ed il Monte Torrone.



VALICO DI CASTELLUCCIO – MONTE CAPPELLETTA – MONTE MACCHIALTA – MONTE PELLICCIARA – MONTE FORCIGLIETA – FORCA DI PRESTA – RITORNO PER PIAN PICCOLO.

Su richiesta di alcuni amici, propongo di seguito il primo di alcuni itinerari facili, adatti a tutti, al di fuori dei normali itinerari e cime conosciute e non riportati né nelle mie due pubblicazioni, né sul presente Blog e tantomeno nella bibliografia ufficiale dei Monti Sibillini.

Il primo che propongo è un giro ad anello nella parte Sud dei Monti Sibillini, senza eccessivi dislivelli ma adatto a chi ha voglia di camminare a lungo, si snoda per oltre 16 Km toccando tutte le cime che contornano, a Sud, il Pian Piccolo di Castelluccio.

Consiglio di percorrerlo tra metà maggio e fine giugno in modo da godere delle bellissime fioriture del Pian Piccolo e per evitare il caldo del ritorno dalla conca del Pian Piccolo: https://www.1000giornisibillini.it/2020/06/14/escursioni-botaniche-in-appennino/

Personalmente sono partito a piedi dal Valico di Castelluccio ma il giro ad anello può essere effettuato anche al contrario, ossia partendo da Forca di Presta.

ACCESSO. Si raggiunge in auto il Valico di Castelluccio dove si parcheggia di lato alla strada, sia provenendo da Castelluccio dopo aver percorso il Piano Grande oppure salendo direttamente da Norcia.

DESCRIZIONE: Dal Valico di Castelluccio si sale senza tracciato il pendio di Monte Cappelletta (1654 m.), deturpato da dei vecchi impianti di risalita di Forca Canapine.

Dalla cima, che si raggiuge in circa 30 minuti, si scende in direzione di un parcheggio sottostante, collegato ad una strada asfaltata, con Forca Canapine.

Dal margine sinistro del parcheggio parte un sentiero che, poco dopo entra in una bella faggeta, l’inizio della grande Macchia Cavaliera che si estende nel versante Nord del Monte Macchialta, per quasi tutto il percorso di cresta proposto, per poi uscire su prati alternati a nuclei boscosi, dirigendosi verso il Monte Macchialta (1751 m.).

Qui si intercetta il sentiero attrezzato per disabili che corre in piano per tutto il versante Sud del Monte Macchialta ma che bisogna tralasciare innalzandosi verso la cresta sommitale del monte (1 ora).

Dalla cima di Monte Macchialta si continua in direzione di Forca di Presta, percorrendo tutte le creste alternate da brevi tratti di salite e discese, superando il Monte Pellicciara (1687 m.)

In un’altra ora si arriva a Forca di Presta, scendendo per il Monte Forciglieta (1642 m.) oppure direttamente sulla strada in corrispondenza del Rifugio degli Alpini.

Si scende un tratto di strada asfaltata in direzione di Castelluccio, poco oltre il casale dei pastori, si intercetta un sentiero che scende a sinistra e percorre la valletta sottostante la strada in direzione del Pian Piccolo.

in circa 30 minuti di discesa si arriva all’ingresso del Pian Piccolo seguendo un tratturo di fondovalle.

Il tratturo percorre dapprima la parte centrale del piano quindi si innalza un po’ e si sposta a destra sul fianco Sud del Monte Guaidone, raggiunge il Laghetto, l’unico lago permanente del Pian Piccolo, nei pressi dell’ex Silos Amati, per poi proseguire verso una salita verso la Collina Carbonara, in direzione di una cresta erbosa che delimita, a Nord, il Piano.

Il tratturo conduce ad un vecchio parcheggio degli impianti di risalita del Monte Cappelletta che sovrasta la zona (2 ore dall’imbocco del Pian piccolo).

Per vecchia e degradata strada asfaltata si ritorna al Valico di Castelluccio completando così il lungo anello.

Purtroppo la afosa giornata non mi ha permesso di scattare belle immagini ma sono stato fortunato per l’incontro con un Grifone che volteggiava tra il Monte Cappelletta e Forca Canapine, avvistamento piuttosto raro nei Monti Sibillini.

Al ritorno ho fatto un salto anche ai Pantani di Accumoli, da Forca Canapine, ad osservare alcune pozze colorate di rosso dalla, ormai sempre più rara, fioritura dell’alga Euglena sanguinea.

Di seguito le immagini dell’anello.

1 – 2- Il Valico di Castelluccio, da cui propongo l’inizio dell’itinerario, man mano che si sale verso il Monte Cappelletta, sullo sfondo a sinistra il Monte Ventosola, a destra il Monte Castello e Castellaccio.
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3- Tutta la cresta toccata dall’itinerario, dal Monte Macchialta a destra verso il Monte Forciglieta a sinistra
4- Il Pian Piccolo visto salendo verso il Monte Cappelletta.
5- La cima del Monte Cappelletta.
6- Dal Monte Cappelletta il Valico di Castelluccio non è più visibile.
7- I vecchi impianti della cima del Monte Cappelletta, in disuso da anni ed usati di base per ripetitori radio.
8- Forca Canapine con il parcheggio sottostante il Monte Cappelletta, al bordo sinistro del parcheggio continua, in piano, l’itinerario proposto.
9- Veduta dalla cima del Monte Cappelletta verso il Monte Macchialta.
10- La cresta del Monte Macchialta.
11- Il Pian Piccolo visto dal Monte Cappelletta.
12- Il Laghetto del Pian Piccolo, ancora tiene acqua.
13- Il Piano Grande visto dal Monte Cappelletta.
14 – 15- Il Monte Guaidone con la Collina Carbonara dove si nota il tratturo che sale dal Pian Piccolo e che si percorre al ritorno dell’itinerario.
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16 – 21- Il giorno della traversata ho avuto la grande fortuna di imbattermi, tra il Monte Cappelletta e Forca Canapine, con un rarissimo Grifone in volo sui Monti Sibillini.
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22- La Cima del Redentore a sinistra ed il Monte Vettore a destra visti dal Monte Macchialta.
23- Foto n. 22 vista dal Monte Pellicciara.
24- Foto n.22 vista dalla sella tra il Monte Pellicciara e Monte Forciglieta.
25- Il Monte Guaidone con il tratturo di fondovalle del Pian Piccolo, visti dal Monte Macchialta.
26- La cresta percorsa dal Monte Cappelletta al Monte Macchialta.
27- La cima del Monte Macchialta, la più alta cima toccata dall’anello.
28- Il “lontano” Monte Cappelletta visto dal Monte Macchialta.
29- Il Piano Grande visto dal Monte Pellicciara.
30 -Il Monte Macchialta, dietro, ed il Monte Pellicciara in primo piano.
31- Il Monte Pellicciara visto dalla sella per il Monte Forciglieta.
32 – Il Pian Piccolo visto dal Monte Pellicciara.
33-Il Pian Piccolo visto dal Monte Forciglieta.
34 – 35- Il sentiero che scende dal fianco della strada di Forca di Presta verso il Pian Piccolo.
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36 – 37- Il sentiero di discesa da Forca di Presta al Pian Piccolo visto dalla strada.
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38- L’imbocco del Pian Piccolo con il tratturo di fondovalle.
39 – 41- Il Tratturo di fondovalle del Pian Piccolo che bisogna percorrere.
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42 – 43- Il tratturo che dal Pian Piccolo, nei pressi del Laghetto, sale verso la Collina Carbonara e quindi al Valico di Castelluccio
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44- L’intero itinerario proposto, dal Monte Cappelletta, a destra, al Monte Forciglieta, a sinistra, visto dalla strada che scende da Castelluccio verso il Piano Grande.

VELOCE SALTO AI PANTANI DI ACCUMOLI

45 – 51- Fioritura di Euglena sanguinea in alcune pozze dei Pantani.
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52 – 54- I laghetti più grandi dei Pantani., ancora tengono molta acqua.
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55 – 58- Fioritura di Colchicun alpinum nei prati dei Pantani.
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59- Eryngium amethystinum pieno di farfalline.
60- Non basta il pascolo di decine di bovini e cavalli, i Pantani sono danneggiati anche dai cinghiali che arano letteralmente i prati intorno ai laghetti.
61- Pianta satellitare del percorso proposto.



ALPE DEVERO E LAGO AZZURRO/DELLE STREGHE – VAL FORMAZZA

Una delle varie vallate laterali della Val Formazza è la Val Devero che termina nell’Alpe Devero.

Un meraviglioso e grande altipiano ricco di splendide abitazioni tipiche di montagna.

Dall’Alpe Devero, in un percorso facile ed adatto a tutti di circa un’ora si raggiunge il Lago Azzurro o Lago delle Streghe

Di seguito le immagini dell’escursione.

1- Cascata all’imbocco della Val Devero.
2- Il grande altipiano della Val Devero, molto affollata in agosto.
3- Pizzo Campiolo Sud, 2766 m.
4 – 12- Le splendide abitazioni alpine della Val Devero.
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13- L’altipiano di Vallaro
14- Il Pizzo Stange.
15 – Colchicum alpinum
16- 19- Il Lago azzurro o delle Streghe
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20- Il Pizzo Stange si riflette sul Lago azzurro.
21- Le altre abitazioni di Vallaro.
22- Il Pizzo Crampiolo Sud.

INSETTI DELLA VAL DEVERO

23 – 24- Papilio podaliryus
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25. Trichius fasciatus su Polygonum bistorta
26 – 27- Papilio machaon
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28 – 29- Vanessa antiopa
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VAL FORMAZZA : LAGO MORASCO E CASCATA DEL TOCE

La Val Formazza, in Piemonte, dopo gli Orridi di Uriezzo, già descritti in un precedente articolo, offre numerosi laghi di quota e la famosa Cascata del Torrente Toce, una delle più grandi e alte d’Europa.

Purtroppo le giornate afose con molta foschia anche in quota, non hanno permesso di scattare belle foto.

Di seguito alcune immagini.

LAGO MORASCO DA RIALE

1 – 2- Il grande Lago Morasco, nell’alta Val Formazza.
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3- Daphne mezereum in ftutto
4 – 5 Le cime intorno al Lago Moresco
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6- Linaria alpina
7 – 8- Rugiada mattutina sul foglie di Potentilla.
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9- Capriolo curioso nei boschi nei pressi della Cascata del Toce.
10- Farfalla della famiglia delle Satyrinae su cardo.

LA CASCATA DEL TOCE

11 – 15- La grande casta del Toce con il grande albergo superiore che rovina la vista, la portata viene aumentata in orari prestabiliti in quanto usata per scopi idroelettrici.
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16- Il ponte sospeso che permette di affacciarsi sulla cascata del Toce dalla parte superiore.
17- L’Orribile Albergo.
18- La cascata vista dal ponte superiore, in orario di bassa portata.



IL SENTIERO AZZURRO ALLE CINQUE TERRE – ECLISSE DI SOLE

Nelle Cinque Terre si snoda un trekking lungo e impegnativo che permette di raggiungere i cinque borghi che caratterizzano questo tratto di costa Ligure per via terra.

Il sentiero parte da Rio Maggiore, il primo tratto è il cosiddetto “Sentiero dell’Amore”, l’unico tratto veramente frequentato, si raggiunge quindi in successione, Manarola, Corniglia, Vernazza ed infine Monterosso, percorrendo dislivelli anche di 300 metri con ripide salite e discese e per una lunghezza complessiva di 12 chilometri.

Per il ritorno a Rio Maggiore, da dove si parte, è consigliato prendere il treno alla stazione di Monterosso.

L’itinerario è dettagliatamente descritto su siti dedicati, personalmente l’ho trovato carente di segnaletica e molto meno panoramico di ciò che mi aspettavo, anche in paragone con il Sentiero degli Dei che avevo percorso alla Costiera Amalfitana.

Di seguito alcune immagini della lunga e faticosa escursione.

La serata si è conclusa con l’Eclisse di Sole, fotografata dalla collina di Monte Marcello, sopra Lerici.

1- Mattino presto, passaggio veloce a Porto Venere.
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7-L’elicottero della Guardi Costiera controlla la costa tra Porto Venere e Rio Maggiore, purtroppo dal giorno prima un ragazzo è disperso in mare, il corpo verrà ritrovato dopo diversi giorni.
8- Il primo tratto del Sentiero Azzurro, il Sentiero dell’Amore.
9- Una roccia che sembra un libro degradato dal vento o dall’acqua.
10- La prima tappa a Manarola.
11- Si prosegue prima a poca altezza dal mare.
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13- Poi si risale sopra a Manarola.
14- Si passa tra vigneti quasi verticali sul mare.
15 – 16- Sempre più in alto
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17 – 18- Si traversa in quota verso Corniglia che già si intravede.
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19- I vigneti realizzati su terrazzi da brivido.
20- Lasciamo anche Corniglia per dirigerci verso Manarola.
21- 22- Il porto di Manarola
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23- Il Golfo di Lerici visto dalla postazione sul Monte Marcello per fotografare l’eclisse di Sole.
24 – 32- Le fasi dell’eclisse fotografate a tempi di circa 10 minuti
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33- La notte si avvicina sul Golfo di Lerici.



TRAMONTO – LUNA PIENA – ALBA A MONTE RAGNOLO

Una proposta di uscita in montagna con pernotto in tenda per stare almeno una sera a temperature di qualche grado più basse delle valli in queste torride estati.

TRAMONTO

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3- Zoom sul sole al tramonto con passaggio di un uccello di fronte
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LUNA PIENA

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8- La tante luci della “Marca”.
9- la costellazione del Gran Carro (o Orsa Maggiore) sopra alla città di Camerino.
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11- Il Pizzo di Meta fa ombra alla luna.
12- 14- La luce lunare si riflette sul mare Adriatico, sulle coste del Fermano.
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15- La mia ombra e di mia figlia Miriana prodotte dalla luce lunare verso Camerino.
16- La nostra tenda e Camerino sullo sfondo.

ALBA

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22- Ci apprestiamo ad alzarci per una colazione all’aria aperta.