PIANO GRANDE DI CASTELLUCCIO – Inizia lo spettacolo della primavera.

Il giorno dopo dell’uscita notturna al Monte Ventosola sono ritornato ai Piani di Castelluccio dove è iniziato lo spettacolo della primavera : laghetti che rispecchiano i monti imbiancati e le prime fioriture di fiori spontanei.

Di seguito le immagini:

1 – 2- Le slavine del Monte Lieto fotografate il pomeriggio prima.
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3 – 5 – Poi mentre scattavo dall’auto le foto n.1-2 parte una ennesima slavina che si riversa nel fosso sottostante.
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5 – 9- La gigantesca slavina del versante Ovest del Monte Argentella fotografata il pomeriggio prima, vista con il sole mattutino.
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10- Dune di neve sulla cresta della Cima del Redentore.
11- Lo Scoglio dell’Aquila con il Canale di San Benedetto riempito da dune di neve.
12- I canali Ovest tra la Cima del Redentore e la Cima di Forca Viola.
13- I vari laghetti primaverili del Piano Grande.
14- Uno dei tanti laghetti con centinaia di buche di Talpa intorno.
15- Panoramica sul gruppo Sud dei Monti Sibillini.
16- Il Monte Guaidone
17 – 18- La Cima del Redentore
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19- Da sinistra il Monte Porche, il Monte Palazzo Borghese e il Monte Argentella.
20 – 23- Prime fioriture di Crochi
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24- Genziana verna
25- Viole di Eugenia
26 – 27- Il Fosso Mergani
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28- Il Piano Grande è per ampi spazi, intriso d’acqua, sembra di camminare su una spugna
29- L’Inghiottitoio del Fosso Mergani.
30- L’acqua del Fosso Mergani si perde nell’Inghiottitoio.
31- 34- I laghetti più profondi, 30-40 centimetri !!!
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MONTE VENTOSOLA – MONTE CASTELLACCIO by NIGHT.

L’idea era di andare a fare una escursione notturna ai Pantani di Forca Canapine ma, trovando la strada stranamente chiusa nonostante quasi totalmente libera dalla neve, forse per penosa mancanza di accordi o fondi tra le due Provincie (Perugia e Rieti), come è accaduto anche per la strada Castelluccio-Forca di Presta-Montegallo, ho optato per una escursione notturna al Monte Ventosola e Monte Castello dal Valico di Castelluccio.

Passando per i Piani di Castelluccio prima del tramonto ho avuto modo di osservare una enorme slavina superficiale staccatasi nel versante Ovest del Monte Argentella, tra il Casale dell’Argentella fino al canale oltre la Capanna Ghezzi, con un fronte di diverse centinaia di metri. Non avevo mai visto un distacco di tali dimensioni.

Infine, in piena oscurità, scendendo verso il bosco tra M.Ventosola e M.Castello, in alcuni avvallamenti di neve con residui vegetali accumulati dal vento (frammenti di foglie, rami e cortecce) intorno ai nuclei di faggio, ho notato una strana e appena percettibile luminescenza verdastra di cui sono riuscito a fare alcune foto, anche se la fotocamera esalta in modo più evidente la luce emessa.

E’ la prima volta che osservo tale fenomeno nonostante abbia effettuato innumerevoli escursioni notturne.

Avevo letto tempo fa di altre osservazioni di tale fenomeno nella neve e delle varie ipotesi che lo generano, alcune anche assurde e fantasiose, credo che l’ipotesi più probabile sia quella della bioluminescenza prodotta da batteri o funghi microscopici che, con il rialzo delle temperature, si sviluppano su frammenti organici in decomposizione.

Di seguito le immagini dell’escursione notturna.

1- Grandi slavine nel versante Nord del Monte Lieto.
2- Il Monte Porche visto da Pian Perduto.
3- Il Monte Palazzo Borghese
4 – 10- Il versante Ovest del Monte Argentella con un imponente distacco di neve superficiale, dal Casale dell’Argentella fino al canale oltre la Capanna Ghezzi
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11- A destra del distacco, in alto, si nota un puntino luminoso, il camino del Casale dell’Argentella che emerge dalla neve.
12- I Colli Alti e Bassi al tramonto.
13- La Cima del Redentore e il Cordone del Vettore colmo di neve.
14- La Valle Santa
15- Il canale Sudovest della Cima del Lago, la cui salita è descritta nel mio libro “IL FASCINO DEI MONTI SIBILLINI”.
16- La Cima del Lago e lo Scoglio dell’Aquila.
17- I canali del versante Ovest della Cima del Redentore, dalla “Virgola” a Forca Viola,
18- Il distacco del Monte Argentella al tramonto.
19- Il laghetti del Piano Grande riflettono la luce rosa che illumina la Cima del Redentore.
20- L’incrocio per Forca Canapine, assurdamente chiuso con un mucchio di neve nonostante, oltre, la strada è pulita dalla neve.
21- Draba aizoides già in fiore al Valico di Castelluccio
22- Il Monte Cappelleta visto dal Monte Ventosola.
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24- Il Monte Castello
25- Il Monte Castellaccio con la Cima del Redentore sullo sfondo.
26 – 27- Le luci di Castelluccio viste dal Monte Ventosola, col sopraggiugere della notte.
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28 – 29- Le luci di Norcia verso il Tramonto.
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30- Il Monte Castello illuminato dalla mia torcia, durante la discesa notturna dal Monte Ventosola.
31- 33- Il Monte Ventosola man mano che scendo verso l’auto.
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34- La costellazione di Orione verso Ovest.
35- 36- Le luci di Castelluccio.
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37- La Cima del Redentore coperta da un cappello di nebbia.
38- Passaggio di un’auto e Castelluccio in ontananza.
39 – 41- Passaggi di aerei nel cielo stellato.
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42 – 43- Luminescenza sulla neve in piccoli avvallamenti con residui vegetali, si notano rametti e frammenti di cortecce e foglie.
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44 – 45- La luminescenza amplificata dai lunghi tempi di esposizione della fotocamera con lo sfondo di nuclei di faggio.
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46 – 47- I frammenti organici (foglie secche, rametti e cortecce) visibili negli avvallamenti dove si forma la luminescenza.
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POGGIO DI CROCE DA CASTELLUCCIO Con l’ultima copiosa nevicata di Marzo.

Il 28 Marzo 2026 ho effettuato la salita al Poggio di Croce (1833 m.) da Castelluccio tutta con ciaspole per l’abbondante neve caduta fino al giorno prima.

Dalla piazzetta di Castelluccio si sale nella strada sopra al Cimitero che costeggia le pendici Sud del Monte Veletta e conduce ai punti di decollo dei Deltaplani.

Si raggiunge la sella della Val Canatra (30 minuti, 1547 m.) e si prosegue fino ad arrivare alla base della cresta Est del Poggio di Croce.

Da qui si risale il pendio sopra strada denominato Coste le Prata per prendere la cresta che conduce fino alla cima (45 minuti dalla sella).

La salita è facile e consigliata d’inverno, anche con neve fresca.

Oggi gli accumuli, anche di oltre 50 centimetri di neve, hanno reso più impegnativo il primo tratto di salita, poi negli ultimi 100 metri il vento aveva scoperto la vecchia neve compatta tanto che necessitavano i ramponi.

Per fortuna le mie buonissime Ciaspole TUBBS Flex Alp sono dotate di ottimi ramponi che mi hanno permesso di raggiungere comunque la cima.

1- La Madonna della Cona con la neve di fine marzo.
2 – 3- Il Piano Grande visto dalla strada che sale da Castelluccio verso il Monte Veletta.
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4- Le pendici settentrionali della Cima del Redentore.
5- Castelluccio con lo sfondo dei Colli Alti e Bassi.
6- I Colli Alti e Bassi e Forca Viola sullo sfondo.
7- Zoom sui Colli Alti e Bassi.
8- Il Poggio di Croce
9- Il Monte Veletta e la Sella di Val Canatra a sinistra.
10 – 12- La Cima del Redentore e Castelluccio visto dall’inizio della Coste le Prata.
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13- Il Monte Palazzo Borghese e il Monte Porche in un momento di apertura delle nubi.
14- La Coste le Prata e il Poggio di Croce.
15- Un croco sfida la neve di fine primavera.
16- Il primo tratto di salita della Coste le Prata con elevati accumuli di neve.
17 -19- Veduta verso Castelluccio da Coste le Prata man mano che mi innalzo.
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20 – 22- L’ultimo tratto di salita con neve compatta, da ramponi.
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23- Neve sollevata dalla forte tramontana verso la Val Canatra.
24- Il Monte Lieto
25- Ridiscendo sulle mie tracce di salita.
26- Orme di animale che è passato sulla neve fresca compattandola con il suo peso, successivamente il vento ha spazzato la neve fresca mettendo in evidenza le orme in rilievo.
27- La cima di Poggio di Croce verso il Monte Lieto.
28- Veduta dalla cima verso Monte delle Rose e Monte Patino
29- Veduta dalla cima verso Castelluccio.
30- Zoom sul Monte delle Rose e Monte Patino.
31 – 32- Le faggete delle Coste i Valloni.
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33- Veduta verso Monte Ventosola, Monte Castello e Castellaccio.
34- Le mie uniche orme sulla cima, il Monte Argentella sullo sfondo.
35- I ripidi canali del versante Est del Monte Lieto, già descritti nel mio blog.
36 – 37- Tonnellate di tronchi di Faggio accatastati sulla Costa le Prata lasciati a marcire, accadono molte cose senza senso in Italia.
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38- Il Piano Grande
39- I Canali della Cima del Redentore.
40- La mia traccia in salita e discesa dal Poggio la Croce.
41- Alla fine la Cima del Redentore è emersa dalle nuvole.
42- Airone cinerino tra la neve.



MONTE VALVASSSETO 25 Marzo 2026 – Prima della tempesta di fine marzo.

Come ormai accade da anni il mese di Marzo ci regala sempre della neve, quest’anno in modo alquanto abbondante, solo cinque giorni fa erano caduti più di 20 centimetri di neve in quota ed era scesa fino a circa 800 metri di quota.

Il 25 marzo ho fatto una uscita pomeridiana al Monte Valvasseto dalla Pintura di Bolognola, salito con le ciaspole e con forte vento che presagiva l’arrivo della tempesta del 26, con ulteriore neve fino a 500 metri di quota.

1- La Valle del Fargno con la strada riempita di neve, il Monte Acuto ed il Pizzo Tre Vescovi.
2. Lo Scoglio del Montone e la cresta che scende verso Forcella Bassete.
3- La Cima Acquario
4- I canali della zona denominata Acquario.
5 -6- Il Monte Acuto ed il Pizzo Tre Vescovi.
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7- La Costa Vetiche con numerose slavine.
8 – 9- I faggi dei Piani Gra’.
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10- Il Monte Castel Manardo
11 – 12- Forcella Bassete e Pizzo Berro sullo sfondo.
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13- Lo Scoglio del Montone e il Pizzo Regina sullo sfondo.
14- Vista verso la Valle del Fargno salendo verso il Monte Valvasseto.
15 – 16- In salita con le ciaspole con una trentina di centimetri di neve.
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17- La Cima di Costa dei Frati a sinistra, la Punta Bambucerta a destra ed il Monte Rotondo sullo sfondo.
18- Grossa slavina verso la Val di Tela.
19- La Cima di Costa Vetiche con la cresta verso Forcella Cucciolara.
20- Il Monte Berro, sulle pendici Orientali del Monte Castel Manardo
21 – 23- Sulla sommità del Monte Valvasseto con neve immacolata.
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24- Il Monte Sassotetto
25- Slavine sopra al bosco verso la Valle del Fargno
26- Il “tessuto” di un bosco con il sole laterale che crea ombre ortogonali ai tronchi.
27 – 32- La bellissima Macchia Tonda, speriamo che non ci fanno un parco avventura anche qui, come hanno fatto da diversi anni nella faggeta della valle del Fargno nei pressi dell’Area Pic-nic e mai ufficialmente aperta.
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macchia tonda
monte valvasseto
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33- Le chiome degli alberi con, ben visibile, la cosiddetta “fascia di rispetto” che mantengono tra un albero e l’altro



ISLANDA – IL FUOCO – LE FORMAZIONI GEOLOGICHE

L’Islanda è anche una terra di fuoco, a causa dei suoi numerosi vulcani e fenomeni geotermici, Geyser e fumarole.

PINGVELLIR: Il nome Þingvellir deriva dalla parola norrena Þingvǫllr, da þing («assemblea», «parlamento») e vǫllr («pianura»), a significare proprio «pianura del parlamento». Fu in questo luogo, infatti, che nell’anno 930 venne fondato l’Althing, uno dei primi (se non il primo) parlamenti del mondo.

Dal punto di vista geografico Þingvellir si trova su una frattura dovuta alla deriva dei continenti, che può essere chiaramente riconosciuta nelle gole e nelle faglie che attraversano la regione; la più grande di esse, chiamata Almannagià, è un vero e proprio canyon. Questo causa anche un gran numero di terremoti in questa regione. La regione lambisce inoltre la sponda settentrionale di Pimgvslltn, il più grande lago d’Islanda.

1- 4- Pingvellir, luogo storico per gli Islandesi e una delle tante faglie tettoniche dell’Islanda, ricco di acque.
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5- Impossibile sbagliare !!!!
6- La chiesina di Pingvallakirkja
7- Un turista si confonde con i blocchi di Basalto !!!!
8 – 12- Geysir, il più conosciuto Geyser d’Islanda e il terzo al mondo per altezza del getto di vapore.
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13- Un Geyser secondario
14- Una pozza di acqua bollente
15- 20- Il cono vulcanico di Upplysingar sotto una delle tante bufere di neve, d’estate un azzurro laghetto ricopre il fondo del cratere dalle pareti di colore rosso. D’ inverno è tutto bianco ma ciò non sminuisce il suo fascino.
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20 – 21 – Evrasiuflekann, la faglia che divide la Placca del continente Europeo dalla Placca del Continente Nord-Americano.
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22- Il ponte tra i due continenti.
23 – 24- Le fumarole di Gunnunver, attenzione al terreno surriscaldato, si cammina sopra a delle passerelle di legno.
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25 – 26- Sullo sfondo si notano degli impianti geotermici.
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27- 29- Il paesino di Grindavik, interessato da una colata lavica uscita da una faglia sul terreno nel 2024 che ha lambito alcune case, come visibile nel cartellone posto all’ingresso del paese.
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30 – 32- La “fresca” colata lavica si è fermata nei pressi delle abitazioni.
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35- Il fronte della colata lavica.
36 – 37- Vecchia colata lavica colonizzata da erbe e muschi.
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38- Un ringraziamento a Giuseppe e Federico dell’agenzia PAZZI PER I VIAGGI.



ISLANDA – L’ACQUA

Le coste rocciose, i Canyon scavati dai fiumi, le piscine termali, l’Islanda non è solo fuoco e ghiaccio.

1 – 3- La spiaggia ed il Faro di Diyrholaey
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4- L’arco di roccia di Diyrholaey
5- L’arco di roccia di Diyrholaey in piena bufera di neve e vento dopo 15 minuti dal nostro arrivo.
6- La laguna sotto al faro di Diyrholaey.
7 – 11- La famosa e pericolosa spiaggia di nero basalto di Reynisfjara
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12- La spiaggia formata da una colata lavica che ha raggiunto il mare.
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16 – 18- Colonie di gabbiani colonizzano le nere pareti di basalto a picco sul mare, la Pulcinella di Mare arriverà solo a giugno.
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19- 23- Il Canyon di Fjadrargljufur
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24- Una delle tante piscine termali dell’Islanda a bordo spiaggia.



ISLANDA – IL GHIACCIO

Il termine Islanda significa “terra dei ghiacci”, nome più appropriato non c’è.

L’Islanda presenta quattro grandi ghiacciai, il Langiokull, il Hotsjokull, il Myrdalsjokull ed il Vatnajokull, il più grande ghiacciaio europeo.

Di seguito le immagini dei ghiacci d’Islanda.

1 – 2- Bellissime montagne con ripidi canali circondano la parte meridionale del ghiacciaio Vatnajokull.
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3 – 4- Una porzione del Vatnajokull.
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5 – 6- Il Vatnajokull scende verso la pianura formando una grande laguna, la Skaftfell, ghiacciata d’inverno con enormi blocchi di ghiaccio alla deriva
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8- 16- La baia di Jokulsarlon conosciuta come la Laguna Ghiacciata dove il ghiacciaio Vatnajokull arriva a pochi chilometri dal mare rilasciando enormi blocchi di ghiaccio dal suo fronte che scendono fino al mare.
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17 – 27- Nella baia è presente una folta colonia di foche.
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28- Dalla baia scende un corso d’acqua che trasporta i blocchi di ghiaccio fino al mare.
29 – 37- Il mare poi restituisce alla spiaggia i blocchi di ghiaccio, è la magica spiaggia dei diamanti, blocchi di ghiaccio arenati sulla sabbia di nero basalto.
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38- Lo stesso blocco di ghiaccio delle foto n.14-15, dopo circa un’ora che stavamo al tiepido sole nella laguna si è rannuvolato ed ha iniziato a nevicare, questa è l’Islanda….una fortuna sfacciata.
39- Avvicinamento al bordo del ghiacciaio del Vatnajokull per la visita alle grotte di ghiaccio.
40- 42- Le bellissime cime innevate che sfiorano i 2000 metri che circondano la parte meridionale del più grande ghiacciaio europeo, il Vatnajokull
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43- La infinita piattaforma terminale del ghiacciaio Vatnajokull.
44 – 49- Le grotte di ghiaccio che si aprono nel fronte meridionale del Vatnajokull.
45- Il ghiaccio è vetro, liscio e trasparente.
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57- Bolle di antica aria all’interno del ghiaccio.
58 – 59- Strati di cenere vulcanica prodotta da antiche eruzioni all’interno del ghiaccio.
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60 – 61- La parte terminale del ghiacciaio dove si aprono le grotte di ghiaccio
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ISLANDA – LE CASCATE

Immagini delle principali cascate dell’Islanda in versione invernale.

1 – 5- Skaftafell, la cascata tra il basalto colonnare
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5- 13- Kvernufossi, la cascata con la cengia dove si può passare dietro.
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14 – 22- Skogafoss, la cascata più alta di altre undici presenti risalendo il fosso.
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21- La scaletta con 400 gradini per la risalita alla parte superiore della cascata Skogafoss
22- La cascata Skogafoss vista da sopra, si notano le grandi dimensioni con la persona nell’isoletta bianca in basso a sinistra.
23 – 27- Seljalandsfoss
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28 – 32- Gljufrabui, la cascata all’interno di una forra
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34 – 44- Gullfoss, la cascata più grande di Islanda e tra le maggiori del mondo.
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ISLANDA – L’AURORA BOREALE

Viaggio in Islanda dal 3 al 10 marzo 2026, abbiamo avuto la grande fortuna di vedere, per ben tre sere su sette, l’ Aurora Boreale.

La seconda sera in particolare si è verificata una specie di esplosione proprio sopra alle nostre teste, l’aurora, con un lento movimento, si è aperta e distorta sfoggiando una serie di colori, dal classico verde al rosso al viola.

A detta dei nostri accompagnatori, non si era mai verificato di vedere l’Aurora Boreale per tre notti e con tali intensità.

Di seguito le fantastiche immagini che rimarranno sempre nella nostra mente e nei nostri occhi.

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6 – 11- L’Aurora Boreale con lo sfondo della costellazione dell’Orsa Maggiore o Gran Carro.
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12 – 18- “L’esplosione” con i fantastici colori oltre al verde, difficilmente visibili in condizioni normali.
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19- 33- La “Classica” Aurora Boreale fotografata l’ultimo giorno nel bellissimo Cottage a Hella.
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34 – 35- L’Aurora Boreale si riflette anche nl corso d’acqua vicino al Cottage.
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IL LAGHETTO – SASSO DI PALAZZO BORGHESE

Il 25 Febbraio 2026, con Stefano, sono salito al cospetto della grande parete Est del Sasso di Palazzo Borghese, nella conca del Laghetto, partendo da Foce per il Canale.

La neve, abbondantissima in quota, inizia poco sopra il limite del bosco, questa primavera il Laghetto dovrebbe essere in piena forma e durare a lungo.

Nella conca del Laghetto la neve era compatta, volevamo salire in quota, verso la cresta del Monte Argentella, ma, man mano che salivano era morbida e profonda fino al punto che, anche per le alte temperature e qualche distacco in zona, abbiamo abbandonato al salita.

Di seguito le immagini della splendida escursione.

1- 2- Superato il bosco inizia la neve e si scopre la parete Est del Sasso di Palazzo Borghese fortemente innevata.
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3 – 5- Fasi di avvicinamento alla conca del Laghetto, la parete si avvicina sempre di più.
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6 – 7- Un distacco dalle pareti di destra sovrastanti il Canale.
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8 – 9- Nei pressi della conca del Laghetto.
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10- Arriviamo al cospetto della parete.
11 – 12- Ci dirigiamo verso la cresta del Monte Argentella.
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13- Passiamo sulla verticale dello scoglio laterale sinistro alla parete Est di Sasso di Palazzo Borghese.
14 – 15- Tra le due pareti scopre il canale Est di Sasso di Palazzo Borghese già salito e descritto in questo blog il 15/04/2019.
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16- Il Monte Porche e la conca del Laghetto colma di neve.
17 – 18- Lo spigolo e la parete Est di Sasso di Palazzo Borghese.
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19- La nostra scia di salita dalla conca del Laghetto verso la cresta del Monte Argentella.
20- Abbiamo tentato la salita verso la cresta del Monte Argentella passando tra i due scogli sopra di noi, già effettuata negli anni passati, ma la alta neve soffice ce lo ha impedito.
21- Ritorniamo indietro
22- Sullo sfondo la cima del Monte Sibilla, nel versante Ovest poca neve.
23 – Ritornando verso il canale, nelle rocce sulla nostra sinistra sembra che emergono due corna.
24- Ingrandisco…. si, sono due corna.
25- Ingrandisco ancora….un camoscio ci tiene d’occhio.