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MONTE VENTOSOLA – GROTTA LALLA AL MONTE CALLARELLE – MONTE CASTELLACCIO

Il 21 gennaio abbiamo raggiunto in auto il Valico di Castelluccio quindi abbiamo proseguito a piedi in direzione Nord-ovest per evidente tratturo, con forte vento e scarsissimo innevamento, in direzione del Monte Ventosola.

Quindi scendendo dalla cima del Monte Ventosola, oggi dal nome quanto mai azzeccato, si prosegue verso la cresta del Monte Callarelle visitando la piccola Grotta Lalla che al suo interno ci ha consesso una breve tregua dal vento.

Quindi abbiamo ripiegato verso la sella tra il Monte Castello ed il Castellaccio, risalito la cresta di quest’ultimo e scesi di nuovo verso il valico.

Per maggiori dettagli in proposito vedasi anche l’articolo del 27 ottobre 2022 al M.Ventosola e del 24 aprile 2022 al Monte Castello e Castellaccio nel presente sito.

Di seguito le immagini dell’escursione.

1- Il tratturo che dal Valico di Castelluccio conduce verso il Monte Ventosola a sinistra.
2- A destra invece si innalza il Monte Castellaccio.
3- Veduta del Piano Grande, Castelluccio e i Monti Sibillini dal Pizzo Berro a sinistra fino al M. Argentella a destra.
4- E la Cima del Redentore che svetta dietro alla cresta M.Castello-M. Castellaccio
5- Dal M.Ventosola ci dirigiamo verso il M.Callarelle, a sinistra, quindi in successione il M. Vetica, M. Valle Sirica e, più a destra, il Colle Tosto.
6- Il Monte Callarelle con la Grotta Lalla che già si vede poco sotto alla cima.
7 – 11 -La piccola Grotta Lalla
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9 – Le pendici del Monte Ventosola viste dall’interno della Grotta Lalla.
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11- (Ph. R.Vittori)
12- Proseguiamo verso il M. Vetica ma il vento è troppo forte, ripieghiamo verso il Monte Castellaccio (Ph. R.Vittori).
13- Discesa da Monte Callarelle.
14- Il Monte Ventosola visto dal Monte Callarelle.
15- La valletta del versante Nord del Monte Castellaccio, più riparata dal vento.
16- Il Monte Castello in primo piano.
17- Lo Scoglio dell’Aquila visto dal Monte Castellaccio.
18- Zoom sul Monte Porche e Monte Palazzo Borghese.
19- Zoom sul Monte Argentella con i canali gemelli.
20- Castelluccio emerge dalla valle sottostante il Monte Castello (Ph. R.Vittori).
21- Luci ed ombre a Forca Viola (Ph. R.Vittori) .
22 – 24 – Traversata nella valletta del versante Nord del Monte Castellaccio per andare prendere la cresta Nord.
23 – (Ph. R.Vittori)
24- (Ph. R.Vittori)
25- La cresta Nord che collega Monte Castello al Monte Castellaccio.
26- Il versante Nord del Monte Castellaccio.
27- Il Piano Grande e la Cima del Redentore visti dal Monte Castellaccio.
28- La catena dei Monti Sibillini visti dal Monte Castellaccio
29- Veduta aerea del Fosso Mergani del Piano Grande.
30- Il Monte Castello visto dal Monte Castellaccio.
31- La faggeta del versante Nord.
32- Il pendio di ritorno verso il valico di Castelluccio da dove siamo partiti.



GIRO INTORNO AL MONTE GUAIDONE, PIAN GRANDE – PIAN PICCOLO

Ciaspolata di 12 chilometri girando intorno al Monte Guaidone, siamo partiti dal Ranch di Piano Grande di Castelluccio e ci siamo diretti verso la Valle del Bonanno, abbiamo percorso tutto il Pian Piccolo per salire fino alla Collina Carbonara quindi siamo ridiscesi al Pian Grande per Costa Sassetti.

Ci ha sempre accompagnato un forte freddo vento , di seguito le immagini della giornata.

1- Il gruppo di amici alla partenza dal Ranch del Piano Grande.
2- Direzione Valle del Bonanno.
3- Spicca il colle denominato “La Rotonda” sopra alle nostre teste
4- La Cime del Redentore è avvolta dalla nebbia proveniente dal versante Adriatico, sospinta dal vento di Tramontana, spicca lo Scoglio dell’Aquila.
5- L’imbocco della Valle del Bonanno, sferzato da forti raffiche di vento.
6- Il Piano Grande si allontana sempre di più.
7- Il versante Nord del Monte Guaidone con la sottostante Valle del Bonanno..
8- Girando la valle entriamo nel Pian Piccolo spazzato dal vento che solleva la neve, di fronte la Macchia Cavaliera ed il Monte Macchialta.
9- La Cima del Redentore vista dal Pian Piccolo.
10. Orme di Volpe a sinistra e Lepre a destra nel Pian Piccolo.
11- Il lungo Pian Piccolo.
12- Il Laghetto del Pian Piccolo, con la superficie gelata ma visibile.
13- Il Pian Piccolo visto dalla salita per la Collina Carbonara dove sono presenti grandi esemplari di Biancospino.
14- Dalla Collina Carbonara ci immettiamo nel canale boscoso che scende verso Costa Sassetti fino al Piano Grande, sullo sfondo il Monte Ventosola.
15 – 16- Discesa dal bosco verso Costa Sassetti.
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17 – 19-Discesa verso Costa Sassetti.
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20- Ritorniamo all’immenso Pian Grande.
21- Le macchine sulla strada per Norcia, poco sopra la linea d’ombra, sono ancora piccolissime.
22 -23- Tracciamo a turno sulla neve fresca immacolata di questa zona del Piano Grande per risparmiare la fatica.
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24- Una lepre ha attraversato tutto il Piano Grande dall’Inghiottitoio del Fosso Mergani, visibile sullo sfondo sotto alla strada Per Norcia.
25- 26- Il colle “La Rotonda” in ombra sembra un parallelogramma, sullo sfondo troneggia la Cima del Redentore.
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27- L’abitato di Castelluccio sulla sinistra e di fronte a noi un vasto lago temporaneo gelato.
28- Il Monte Castello in ombra con la strada per Norcia.
29- Il Monte Guaidone e la macchia di Costa Faeto con il lago temporaneo gelato
30- La parte terminale del Piano Grande verso il Fosso Mergani.
31 – 32- La Cima del Redentore a fine giornata si è scoperta dalla nebbia.
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33- Ormai giunti nei pressi delle auto, il Piano Grande è davvero Grande.
34- Pianta satellitare del percorso effettuato.



MONTE CASTELLO E CASTELLACCIO. Altre cime poco conosciute che dominano il Piano Grande.

Anche questo itinerario proposto è poco frequentato, facile, adatto a tutti e permette di avere una visione aerea completa del Piano Grande dalla parte opposta del Monte Guaidone, il cui itinerario di raggiungimento è stato descritto in questo sito soltanto una settimana fa, in cui si è passati da condizioni invernali con innevamento seppure scarsissimo alle attuali condizioni di primavera inoltrata.

Tale cima, pur essendo alta solo 1588 metri, presenta un dislivello molto ripido di 300 metri dal Piano Grande in quanto propongo di partire direttamente dalla strada Castelluccio-Norcia in corrispondenza del temine del Piano ed inizio della salita per il Valico di Castelluccio .

Tale salita è sicuramente più impegnativa e interessante rispetto all’eventuale itinerario di raggiungimento alla cima che può essere effettuato più facilmente dal Valico di Castelluccio prendendo il sentiero per Costa Precino fino al Monte Ventosola per deviare a destra per il Castellaccio e quindi per il successivo Monte Castello ma con ritorno obbligato per lo stesso itinerario in quanto il Monte Castello è una cima separata che deve essere raggiunta appositamente.

Invece l’itinerario che propongo permette un giro ad anello scendendo direttamente per la bellissima Valle Caprelli o dal Malpasso fino al Casaletto Guglielmi, per una valletta laterale del Piano Grande che rimane invisibile dalla strada e quindi meno conosciuta, in quanto racchiusa tra il Monte Ventosola ed il Monte Castello, per poi raggiungere la strada nel punto in cui si è lasciata l’auto.

In ogni caso l’itinerario prevede anche la eventuale salita al Monte Ventosola 1718 m.

ACCESSO: Si raggiunge in auto il Piano Grande di Castelluccio tramite la strada provinciale n.477, se si proviene da Norcia, una volta raggiunto il Rifugio Perugia ed il Valico di Castelluccio si scende al Piano Grande, appena terminata la discesa si parcheggia dopo la curva di fianco alla strada (non sui prati, 351299 E – 4739559,8 N; 1285 m.), se si proviene da Castelluccio si scende dal paese e si prosegue in direzione Norcia, si percorre tutto il Piano Grande fino alla curva da dove inizia della salita dove si parcheggia.

DESCRIZIONE: Dall’auto si scende nel Piano Grande in direzione Nord-ovest in direzione della cresta sovrastante, dopo circa 200 metri ci si trova alla base della cresta caratterizzata da rocce affioranti che si sale direttamente senza itinerario, su pendii piuttosto ripidi, si supera un grande masso distaccato dal terremoto ed in circa 40 minuti dall’auto si raggiunge la cima del Monte Castello (350914,6 E – 4738708,7 N; 1588 m.) da cui si osserva la nascosta Valle Caprelli sottostante il versante Ovest della montagna e tutto il Piano Grande, dall’Ingiottitoio fino alla Cima del Redentore che lo chiude a Nord-Est.

Dal Monte Castello si scende per cresta rocciosa obbligata in direzione Sud fino alla sella a 1545 m. (350979 E – 4738198,5; 10 minuti) per poi riprendere la salita, sempre caratterizzata da rocce affioranti, fino al Castellaccio (15 minuti, 351126,3 E – 4737549,5 N; 1655 m.) da cui si apre la veduta verso il Valico di Castelluccio da cui si può provenire per chi non ama le salite ripide di montagna !!!

Da qui, se si vuole raggiunge la cima del Monte Ventosola che si innalza a destra, si scende la cresta in direzione Ovest, si risale la cima di quota 1660 m. (350865 E – 4737417,7 N), si ridiscende sempre verso Ovest fino al tratturo imbrecciato sottostante quindi si risale alla cima del Monte Ventosola direttamente per pendio erboso senza tracciato (30 minuti dal Castellaccio, 350358,2 E – 4737397,4 N; 1718 m.)

DISCESA: Dal Castellaccio si scende direttamente, senza itinerario, nella Valle Caprelli sottostante nel versante Nord-ovest costeggiando la faggeta presente nel fosso che scende dalla cima fino ad intercettare un sentiero di fondovalle che, in un’ora, riporta all’auto passando nei pressi del diroccato Casaletto Guglielmi che si osserva dall’alto durante la salita (350426 E – 4739358 N; 1309 m.) tenendosi sempre verso destra in direzione Est costeggiando sempre il Monte Castello.

Dalla cima del Monte Ventosola non si scende per l’itinerario di salita ma invece si scende liberamente verso Nord-ovest per raggiungere il tratturo che attraversa in quota il versante (attraversato durante la salita) fino al canalone che scende verso la Valle Caprelli, dove si intercetta un sentiero che scende a mezza costa del versante Est del Monte Callarelle fino al canalone del Malpasso e, sempre in discesa, fino al Casaletto Guglielmi (1 ora).

Dal Casaletto in altri 15 minuti tenendosi sempre alla base del Monte Castello si raggiunge la strada da dove è iniziata la salita.

Prima di andare via dal Piano Grande non poteva mancare un giro nei vari laghetti temporanei che, grazie alla limpida giornata, si sono trasformati in tanti specchi regalando fantastiche immagini delle cime del gruppo Sud dei Monti Sibillini (foto e video 43-56).

1- Il Monte Castello a destra con la cresta di salita caratterizzata da linee di neve quindi il Monte Ventosola al centro ed il Castellaccio a sinistra, a mezza costa la strada che sale dal Piano Grande a Norcia, visti verso Sud-ovest da Castelluccio.
2- La curva della strada del Piano Grande da cui inizia l’itinerario proposto al Monte Castello con, a destra, la cresta di salita con rocce affioranti.
3- In breve si guadagna quota sul Piano Grande, di fronte il Poggio di Croce,nel margine destro il Monte Porche in lontananza.
4- La ripida cresta di salita con rocce affioranti.
5 – 7- La strada del Piano Grande con il lungo rettilineo di 4 chilometri e la Cima del Redentore che troneggia sullo sfondo, nel piazzaletto prima della curva la mia auto.
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8- Foschia mattutina al Piano Grande.
9 – 10.- Un grande masso staccato dal terremoto dalla sua base incombe sul piano sottostante.
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11- Un continuo ripido pendio con lingue di neve (visibili nella foto n.1) caratterizza la cresta di salita.
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13- La cima del Monte Castello
14 – 15- L’immensa veduta aerea del Piano Grande con i tanti laghetti primaverili, dalla cima del Monte Castello.
15- Il Fosso Mergani e i Monti della Laga sullo sfondo
16- Dalla cima del Monte Castello, il Castellaccio a sinistra ed il Monte Ventosola a destra.
17- Primi fiori primaverili: Draba aizoides
18- Primi fiori primaverili: Iberis saxatilis
19- A sinistra la già verde Valle Caprelli nel versante Ovest del Monte Castello con il Casaletto Guglielmi., una settimana fa era tutto coperto dalla neve.
20- La mia ombra scende verso Valle Caprelli con il Casaletto Guglielmi
21- Zoom sul Casaletto Guglielmi frequentato da cavalli allo stato brado.
22 – 23- Buche di talpe nel Piano Grande, dall’alto si possono notare i loro tracciati sotterranei e soprattutto il numero della loro popolazione.
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24- Il lungo rettilineo della strada del Piano Grande con il Monte Argentella sullo sfondo.
25- La forcella tra il Monte Castello e Castellaccio a sinistra e il Monte Ventosola a destra, al centro il bosco di discesa verso Valle Caprelli
26- Il Monte Castello visto dal Castellaccio, a sinistra la Valle Caprelli.
27- La Valle Caprelli sottostante il Castellaccio
28- Veduta verso Sud dal Castellaccio con la strada per Norcia ed il Valico di Castelluccio da cui si può provenire in modo più banale.
29- 30- Il Monte Guaidone, il cui itinerario di accesso ho descritto per la cresta visibile a sinistra solo una settimana fa in condizioni invernali.
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31- Il Piano PIccolo ed il Laghetto.
32- Zoom sul Laghetto del Piano Piccolo visto dal Castellaccio
33- Veduta verso Nord, il Monte Argentella a sinistra con i canali gemelli e Cima di Forca Viola a destra.
34- La Cima di Passo Cattivo al centro , il PIzzo Berro che emerge dietro, il Monte Prata sottostante in primo piano con la strada per Fonte della Giumenta.
35- Sempervivum arachnoideus si confonde con i licheni delle rocce del Castellaccio.
36- La prima parte di Valle Caprelli sotto al Castellaccio, a destra le pendici del Monte Castello.
37- La Valle Caprelli ed il Castellaccio a sinistra del bosco.
38- Riparo di lamiera di pastori trascinato probabilmente dal vento dai pendii soprastanti nel Fosso del Malpasso, in questi ultimi anni ho documentato numerosi abbandoni indiscriminati di rifiuti vari da parte dei pastori estivi che frequentano i Monti Sibillini.
39 – 40- Il fondo della Valle Caprelli con il Casaletto Guglielmi e numerosi cavalli.
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41 – 42- Le centinaia di buche delle talpe viste dal basso anzichè dall’alto come nelle foto 22-23
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43- 44- Il Monte Porche ed il Monte Argentella.
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45- La parte terminale della catena dei Monti Sibillini, dal M.Porche alla Cima del Redentore.
46- 47- La Cima del Redentore con i suoi più di 1000 metri di dislivello dl Piano Grande.
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48- Fioritura di Crocus vernus nei pressi dei laghetti temporanei del Piano Grande
49- 50- Il Monte Guaidone, la cui salita è stata descritta una settimana prima del presente itinerario
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51- La cresta Forca di Presta -Monte Vettoretto e la Valle Santa sulla sinistra.
52- Dettaglio dell’erba che spunta dall’acqua dei laghetti temporanei del Piano Grande con le strisce di neve della Cima del Redentore che si rispecchiano nel laghetto.
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57- PIANTA SATELLITARE DEL PERCORSO PROPOSTO PER MONTE CASTELLO
ROSSO: Itinerario di salita
GIALLO: Itinerari di discesa



MONTE GUAIDONE Una cima poco conosciuta posta a cavallo dei Piani di Castelluccio

l’itinerario proposto è poco frequentato, facile, adatto a tutti e permette di avere una visione aerea completa dei due dei tre piani carsici di Castelluccio, il Piano Grande ed il Piano Piccolo con il bellissimo Laghetto, quest’ultimo piano meno conosciuto in quanto rimane nascosto proprio dal Monte Guaidone.

Tale cima, pur essendo alta solo 1647 metri, presenta un dislivello di circa 400 metri dai due piani carsici e presenta un panorama davvero unico sui piani di Castelluccio e sul versante Ovest della catena dei Monti Sibillini con l’imponente Cima del Redentore in primo piano.

Si consiglia di effettuare l’escursione o in primavera intorno alla metà di maggio per avere una visione dall’alto anche della fioritura spontanea (non dei campi coltivati) del Piano Grande, già riportata in articolo in questo sito (la fioritura spontanea primaverile a Castelluccio) o verso la metà di Ottobre quando le faggete della Macchia Cavaliera del Piano Piccolo si tingono dei colori autunnali.

D’inverno è una salita che può essere molto divertente con le ciaspole ma richiede maggiore pratica in quanto si devono affrontare due tratti di ripida salita.

ACCESSO: Si consiglia di raggiungere in auto il Ranch-camping (352485,3 E – 4740756 N; 1280 m.) presente nel Piano Grande, se si proviene da Norcia, lo si trova sulla strada Provinciale n.477 del Piano Grande a circa 2 km prima della salita per Castelluccio, se si proviene da Castelluccio si scende dal paese e si prosegue in direzione Norcia fino a circa metà del Piano Grande.

DESCRIZIONE: Dal Ranch si prende il tratturo in direzione Est che si inoltra nel Piano Grande in direzione della Valle del Bonanno-Pian Piccolo chiusa tra il Monte Guaidone e La Rotonda (15 minuti, foto n.1 -2).

Giunti all’imbocco della valle (2 km dall’auto, 354058 E – 4739637,8 N; 1290 m., foto n.5) si può salire il più ripido pendio di destra (itinerario di salita n.1) dove si nota una traccia che in circa 20 minuti conduce alla facile cresta Nord che si fa un po’ più ripida solo nell’ultimo tratto, visibile dal Ranch, in altri 30 minuti (1,5 km totale di cresta) conduce alla cima del Monte Guaidone (353861,4 E – 478115,8 N; 1647 m.).

Oppure si prosegue dopo la strettoia della valle ancora per altri 700 metri fino a superare in vallone che scende dal versante Nord del Monte Guaidone, si raggiunge la base della seconda cresta Nord (itinerario di salita n.2) , parallela alla prima, più lunga ma meno ripida, che sale sempre a destra verso il Monte Guaidone, e si risale senza tracciato, in meno di un’ora si raggiunge la cima.

DISCESA: O per lo stesso itinerario di salita oppure, se si vuole allungare, dalla cima si consiglia di scendere per la cresta Sud in direzione della Collina Carbonara fino a raggiungere la strada sterrata che dal valico di Castelluccio scende per il Pian Piccolo (30 minuti, 352940,8 E – 4737146 N; 1410 m.).

Da questo punto si hanno due possibilità:

1- Si continua la strada sterrata in piano verso Ovest che si inoltra nel bosco fino al parcheggio Scentinelle, si prosegue sempre nel bosco fino al valico dove, in 30 minuti, si intercetta la strada asfaltata proveniente da Norcia che scende a Castelluccio, dal piazzale panoramico si nota una traccia che scende sottostrada e velocemente conduce al Piano Grande fino ad un bivio nella zona denominata Carbonara, alle pendici della Costa Sassetti, prendendo il tratturo di sinistra si raggiunge il Fosso Mergani e l’inghiottitoio (351686,2 E – 4738171,7 N; 1255 m.) quindi per prati dirigendosi verso la strada asfaltata a sinistra, in circa 40 minuti si raggiunge il ranch (consigliata a chi non conosce l’Inghiottitoio ed il Fosso Mergani e a primavera per osservare la fioritura spontanea) oppure prendendo il tratturo di destra si costeggia tutto il Fosso Mergani passando alla base delle pendici Ovest di Costa Faeto del Monte Guaidone fino ad incrociare il tratturo preso per la salita, quindi brevemente verso sinistra si raggiunge il Ranch,

2- Si continua la strada sterrata in discesa verso il Piano Piccolo raggiungendo i ruderi del Silos Amati e il Laghetto del Pian Piccolo (15 minuti, 354057 E – 47371154,5 N; 1330 m.; consigliata in primavera per le fioriture ed in autunno per ammirare i colori delle faggete del versante Nord di Monte Macchialta e a chi già conosce il Fosso Mergani del Piano Grande). Dal Laghetto si prende il tratturo in direzione Est che costeggia le pendici Sud-est del Monte Guaidone, sotto alla Macchia Monella, nella zona chiamata “la Dogana” che, in 30 minuti riporta alla Valle del Bonanno da dove si è iniziata la salita.

Di seguito le immagini dell’itinerario proposto.

1- La cresta Nord di salita al Monte Guaidone, dietro l’altra cresta di salita proposta, vista dal Ranch di Piano Grande.
2- Dettaglio delle due creste parallele proposte per la salita al Monte Guaidone.
3- Giunti all’imbocco della valle del Bonanno si risale il pendio a sinistra in corrispondenza di una traccia di sentiero, di fronte il Piano Grande da cui si proviene.
4- Ranunculus ficaria ricoperto di brina.
5- Salendo il pendio della cresta Nord del M. Guaidone si nota perfettamente il tratturo di collegamento al Ranch da cui si parte.
6- Una coppia di Coturnici sale il pendio.
7- Veduta verso la Valle del Bonanno dal pendio di salita, a sinistra in lontananza i pendii del Monte Vettoretto.
8- Man mano che si sale si osserva il tratturo percorso proveniente dal Ranch del Piano Grande.
8- Veduta verso il Fosso Mergani del Piano Grande, al mattino presto era tutto sereno, verso le 9 sta arrivando da Ovest il maltempo annunciato per il pomeriggio
9- Dettaglio del Fosso Mergani con l’Inghiottitoio.
10- Veduta verso Nord con l’imponente Cima del Redentore con copertura nevosa scarsa nonostante siamo a fine stagione invernale, la neve non è presente neppure nei canaloni
11- Il Piano Grande con copertura nevosa a macchia di leopardo, il tratturo che lo attraversa è quello indicato nell’itinerario 2 proposto per il ritorno al Ranch visibile al centro della foto.
12- Castelluccio domina il Piano Grande, sullo sfondo al centro il Monte Bove Sud, a sinistra il Monte Bicco e a destra la Cima di Passo Cattivo e la Cima di Vallinfante.
13- Il Monte Porche a sinitra e il Monte Argentella a destra con i canali gemelli del versante Sud, di fronte la cima denominata non a caso “La Rotonda” .
14- La faggeta di Costa Sassetti, nel versante Nord del Monte Guaidone.
15- La mia ombra raggiunge quasi il Piano Grande, posto 400 metri più in basso.
16- Un grande telo di plastica parzialmente sotterrato e coperto da pietre sulla cima di Monte Guaidone, forse lasciato da pastori che in questi ultimi anni stanno lasciando molti rifiuti nei pressi degli stazzi estivi.
17- Innevamento ormai assente nelle cime circostanti i Piani di Castelluccio, non ci sono rilevanti accumuli di neve invernale nei canali o nelle creste sottovento.
18- La veduta a 360 gradi dalla cima del Monte Guaidone, un cumulo di pietre forse di un vecchio stazzo e una pianta di rosa, nessuna croce e nessuna iscrizione a terra per fortuna, a dimostrazione che è una cima poco frequentata..
19- Panoramica verso Nord con la Cima del Redentore
20- Panoramica verso Nord-ovest e del Piano Grande dalla cima del Monte Guaidone.
21- Panoramica verso Ovest con la parte terminale del Piano Grande nella zona del Fosso Mergani ricoperto di piccoli laghi temporanei
22- Dettaglio dei tanti laghetti temporanei che costellano il Fosso Mergani.
23- Panoramica verso Sud nel Piano Piccolo con il Laghetto.
24- Dettaglio del Laghetto del Piano Piccolo, visibile solo dalle cime che contornano il Piano.
25- Panoramica verso Sud con il Monte Macchialta e Macchia Cavaliera, sullo sfondo emergono i Monti della Laga
26- Dettaglio del Fosso Mergani con mucche al pascolo
27- Il pendio Ovest della Cima del Redentore con il Cordone del Vettore ben visibile e lo Scoglio dell’Aquila a destra.
28- Bianco e nero verso la zona di Forca Canapine e dei Pantani di Accumoli.
29- Ptilocephala plumifera, piccola farfalla diurna di circa 2 centimetri che si rinviene localizzata nei Monti Sibillini, a sfarfallamento precoce, fotografata sulla cima del Monte Guaidone.
30- Riflessi sulla via del ritorno sui tanti laghetti temporanei che costellano il Piano Grande, purtroppo le nuvole avevano già coperto il sole, la Cima del Redentore.
31- Da sinistra il Monte Porche e Monte Palazzo Borghese, Monte Argentella e Cima del Redentore.
32- Bianco e nero sulla cresta di salita del Monte Guaidone.
33- Il Monte Argentella con i canali gemelli e Forca Viola sulla destra
34- La cima del Monte Guaidone con la faggeta di Costa Sassetti.
35- Bianco e nero sulla parte terminale del Piano Grande oltre l’Inghiottitoio, nel bosco in fondo passa l’itinerario di ritorno n.1 che poi scende al Piano Grande costeggiando la faggeta della foto.
36- Il il Monte Porche e Monte Palazzo Borghese e Monte Argentella con i Colli Alti e Bassi di fronte e Castelluccio a sinistra.
37- La Cima del Redentore con innevamento desolante nonostante siamo a fine stagione invernale.
38- Dettaglio dello Scoglio dell’aquila con il canale di salita di San Benedetto che sale tra le rocce al suo margine sinistro ed il canale di discesa a destra.
39- Un primo Croco emerge dalla neve.
40- Alle 12 il cielo si era già coperto per il maltempo annunciato al pomeriggio, il Monte Guidone visto da Castelluccio.
41- Bianco e nero sui campi coltivati sotto alla collina di Castelluccio
42- Lupo in transito nel Piano Grande, di fronte al rimboschimento “Italia”.
Panorama a 360 gradi da Monte Guaidone
42- Pianta satellitare del percorso proposto.
ROSSO: Itinerari di Salita GIALLO: Itinerari di discesa



MONTE LIETO per la cresta Nord dalla Forca di Gualdo.

Salita classica adatta a tutti dalla Forca di Gualdo (1496 m.) al Monte Lieto (1944 m.) per la cresta Nord passando per il rimboschimento a monte della casetta di pastori.

Di seguito le immagini della giornata.

1 – 2- La cresta Nord di Monte Lieto con il primo tratto di rimboschimento vista dalla stazione di rilevamento sismico a monte della casetta di pastori.
2- (Ph. Monica Capretti)
3- Nuvole arcobalenanti verso il Monte Cardosa.
4 – 5 – Neve fresca all’interno del rimboschimento
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6 – Finalmente usciti dl bosco iniziamo a trovare neve più consistente, alle spalle il Monte Porche.
7- La Cima del Redentore ed il Pian Perduto
8 – 9- Gli ultimi larici isolati prima della cresta.
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10- Finalmente neve ottima sulla cresta, sullo sfondo il Monte Bove Sud ed il Monte Bicco.
11- Il Pian Falcone visto dalla cresta.
12 – 13- Il tratto più ripido della cresta Nord, alle spalle la Forca di Gualdo con la Madonna della Cona dove si dividono le strade per il Monte Prata (sopra) e per Castelluccio (sotto).
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14 – 15- Verso la cima (Ph. Monica Capretti)
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16- Il Pian Perduto, il Monte Argentella e la Cima del Redentore visti dalla cima di Monte Lieto.
17- La cresta che scende dal Monte Lieto al Pian Falcone e la valletta di Valloprare sottostante.
18- In cima al Monte Lieto.
19- Il versante Ovest del Monte Porche (a sinistra) ed il Monte Palazzo Borghese (a destra).
20- I canali Ovest della cima di Forca Viola e del Quarto San Lorenzo
21- Castelluccio ed io Piano Grande con la strada per Forca di Presta.
22- La Cima del Redentore vista dal Monte Lieto.
23- Veduta verso Nord con Camerino che emerge al centro della vallata a sinistra del Monte Careschio ed il Monte San Vicino a destra sullo sfondo.
24- Veduta aerea del Pian Perduto e della conca del San Lorenzo.
25- la cima del Monte Lieto.
26- Strane tracce lasciate da porzioni di neve scivolate a valle dopo il nostro passaggio.
27 – 28 – 29-La Cima del Redentore in tempi diversi con diverse illuminazioni.
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30- Zoom sullo scoglio dell’Aquila glassato da Alpine ice.

Castelluccio non è solo fioritura estiva ma anche d’inverno regala immagini sensazionali in bianco e nero naturale.




I TERRAZZI DA BRIVIDO DEI MONTI SIBILLINI – Parte 2.

ITINERARIO N.4:  IL TERRAZZO DELLA CIMA DELLA “PIRAMIDE” –
VERSANTE SUD-EST DEL MONTE VETTORE

Sicuramente questo
itinerario, insieme ai N.1 e 2 descritti per il gruppo nord, permette di
raggiungere uno dei più spettacolari terrazzi da brivido sospesi nel vuoto del
gruppo sud dei Monti Sibillini.

Dalla cima della “Piramide” è
possibile affacciarsi con una verticale di più di 300 metri sopra alla “Aia
della Regina”, la grande placconata posta nel versante Sud-est del M. Vettore e
con oltre mille metri sopra al paese di Pretare e Arquata del Tronto ancora più
in basso, con una visione aerea che corre fino ai Monti della Laga e al Gran
Sasso.

L’itinerario è consigliato ad
escursionisti allenati ed esperti che siano in grado di muoversi con sicurezza
su terreni aspri e molto ripidi, che conoscono bene la montagna in quanto nel
tratto finale di raggiungimento del terrazzo proposto non esistono sentieri ne
segnalazioni e che soprattutto non soffrono di vertigini.

Accesso: Da Forca di Presta si sale al M. Vettore
per l’itinerario classico (sentiero n. 1 – 1/A), passando per il Rifugio
Zilioli (ore 2).

Dalla cima del M. Vettore ci
si sposta verso la croce che si incontra prima della vetta, si scende poco più avanti,
in corrispondenza di un omino di pietre, verso la lunga cresta che collega la
cima del M. Vettore alla Cima di Pretare o il Pizzo.

Scesi alcuni metri ci si
trova sul grande crestone che, in costante discesa, permette di raggiungere in
circa 15 minuti uno scoglio. Si supera lo scoglio e si prosegue in cresta
sempre in discesa.

  Dopo circa 100 metri, prima di scoprire verso sud-est, il grande imbuto del “canalino”,  si inizia a notare sotto alla cresta, sulla destra, una crestina che si stacca e, in netta discesa, porta alla visibile cima della “Piramide” posta circa 200 metri più in basso (foto n.1).   Si inizia a scendere la cresta ghiaiosa intervallata da alcuni saltini rocciosi di pochi metri che si aggirano a sinistra e gli ultimi a destra, fino a raggiungere, sempre a destra, il termine di un ampio e ripido canale erboso, è la parte terminale del “canale del santuario” (via alpinistica invernale). S

1– La  discesa verso la cima della “Piramide” vista dalla cresta M- Vettore – Cima di Pretare, in alto il paese di Pretare, in ombra la parte finale del “canale del Santuario”, via invernale di salita.

Seguendo sempre la cresta in
discesa che in questo punto si fa molto sottile si raggiunge la cima della
“piramide” (30 minuti).

Si consiglia di avvicinarsi
ed affacciarsi alla cima con prudenza perché di colpo ci si trova sospesi sopra
ad un impressionante vuoto.

La cresta della “piramide” è
inoltre molto friabile, fare attenzione a non staccare massi.

Ritornati sulla cresta che
collega il M. Vettore alla Cima di Pretare (foto n.2) si consiglia di scendere
ulteriormente, con attenzione, raggiungendo questa ultima cima, anch’essa molto
panoramica in quanto sospesa da verticali pareti  sopra al Passo Galluccio, Sasso Spaccato
(vedi itinerario dell’autore pubblicato nel novembre 2014)  e a Montegallo con tutte le sue frazioni.

Ritorno: Stesso itinerario

2- La  salita  verso la cresta M- Vettore – Cima di Pretare, vista dalla cima della “Piramide”. (foto inversa della n.1), con i vari saltini rocciosi da superare.
3- Veduta in verticale dalla cima della “Piramide” con l’Aia della Regina sotto ai vostri piedi, sullo spigolo in alto a sinistra il paese di Pretare.
4- La meravigliosa e rarissima Campanula alpestris che cresce nella zona.
5- Il versante Sud-est del Monte Vettore e la cima della “Piramide”.
6- L’immenso ed aereo panorama visto dalla cima della “Piramide” spazia fino ai Monti della Laga ed al gruppo del Gran Sasso.

ITINERARIO N.5:  I TERRAZZI DEL PIZZO DEL DIAVOLO A PICCO
SUL LAGO DI PILATO.

Questi tre terrazzi proposti
di seguito permettono di godere da diverse posizioni la magica veduta aerea di
uno dei luoghi più belli dei Monti Sibillini ma forse anche d’Italia, il Lago
di Pilato.                         Il
primo terrazzo descritto, ossia la cima del Pizzo del Diavolo, è raggiungibile da
escursionisti che siano in grado di muoversi con sicurezza su terreni ripidi, il
secondo (il castello) ed terzo (gran gendarme) sono esclusivamente riservati ad
escursionisti esperti di pratiche alpinistiche in particolare per la salita al
Gran Gendarme in quanto occorre risalire e soprattutto ridiscendere in libera
una parete di roccia di circa 8
metri con passaggi di secondo grado nella speranza che prima
o poi qualcuno posizioni in loco una catena fissa, per questi ultimi due
itinerari è consigliabile anche l’utilizzo di un casco per il pericolo di
caduta di sassi dalle pareti del Pizzo del Diavolo.

Accesso al primo terrazzo: Pizzo del Diavolo: Per raggiungere il primo terrazzo proposto, cioè la panoramica cima del Pizzo del Diavolo, si sale da Forca di Presta verso il M. Vettore, per l’itinerario classico (sentiero n. 1 – 1/A), raggiunto il  Rifugio Zilioli (ore 2) si sale la cresta a sinistra raggiungendo in successione, Punta di Prato Pulito, la Cima del Lago, quindi si ridiscende lievemente e si raggiunge la Cima del Redentore, quindi per aerea cresta si arriva alla cima del Pizzo del Diavolo (foto N. 8).  Qui con moltissima attenzione, scendere una ventina di metri verso il lago per poter osservare la sua visione da brivido, con circa 500 metri di verticalità, fare molta attenzione al terreno ghiaioso e alle rocce instabili della vetta.

7- Il Pizzo del Diavolo visto dal M. Vettore e i tre terrazzini proposti, da destra: Gran Gendarme, Cima del Pizzo del Diavolo, il Castello; in basso a sinistra un lembo del Lago di Pilato.
8- La cresta che collega la Cima del Redentore al Pizzo del Diavolo, sullo sfondo il Monte Vettore.
9- Il Lago di Pilato visto in verticale dalla cima del  Pizzo del Diavolo.

Accesso al secondo
terrazzo: Il Castello:
  Il Castello è il grande torrione che si
stacca dalla parete del Pizzo del Diavolo in direzione sud e sovrasta la parte
terminale del Lago di Pilato, di fronte alle cosiddette “roccette”.

Per raggiungere il secondo terrazzo
proposto, si deve arrivare al Lago di Pilato per uno dei tre itinerari
classici, o partendo da Forca di Presta per la Sella delle Ciaole e scendendo
per le “roccette” o da Foce per la Valle del Lago o da Capanna Ghezzi o meglio
dalla Valle delle Fonti passando per Forca Viola e proseguendo per i ghiaioni
della Valle del Lago.

Giunti al Lago di Pilato si risale la
sponda nord-ovest per tracce di sentiero che conducono al cosiddetto “Portico”,
caratteristico torrione di roccia appoggiato alle pareti del Pizzo del Diavolo
che si consiglia di raggiungere passando al di sotto di esso in quanto forma un
passaggio nascosto e dove, sulla parete interna di roccia del torrione si può
osservare una curiosa figura di una donna velata, (vedi foto N. 236-237 del mio
libro “IL FASCINO DEI MONTI SIBILLINI”) quindi si devia nettamente verso
sinistra costeggiando le pareti  del
Pizzo del Diavolo fino alla base del “Castello” che si stacca con tutta la sua
imponenza dopo un ripido e strettissimo canale (via invernale del Canalone
Maurizi).

Quindi con molta fatica si inizia a
risalire le ghiaie ripidissime e molto instabili costeggiando la parete del
“Castello” fino ad affacciarsi nell’immenso ghiaione che scende dalla Cima del
Redentore (foto N.10).  Da qui, facendo
sempre molta attenzione a non scivolare, si traversa verso destra tra ghiaie ed
erba e si risale l’ultimo ripido pendio che permette di affacciarsi sulla
sommità del grande torrione denominato “Il Castello” godendo di un bellissimo
panorama aereo a circa 300
metri a picco sul Lago di Pilato.

10- Il Pizzo del Diavolo visto dalla Forca delle Ciaole ed il “Castello” in primo piano con il percorso di salita
11- Il fantastico torrione denominato “Il Castello”, a destra il ripidissimo Canalone Maurizi (via invernale).

Accesso al terzo  terrazzo: Il Gran Gendarme: 
Il Gran Gendarme è il grande torrione che si stacca dalla parete del
Pizzo del Diavolo in direzione nord e sovrasta Valle del Lago di Pilato salendo
da Foce o arrivando da Forca Viola, è posto sulla verticale della Grotta
Bivacco.

Per raggiungere il terzo terrazzo
proposto, denominato la Testa del Gran Gendarme, conviene raggiungere il Lago
di Pilato o da Foce per la Valle del Lago o da Capanna Ghezzi o meglio dalla
Valle delle Fonti passando per Forca Viola e proseguendo per i ghiaioni della
Valle del Lago.

Giunti al Lago di Pilato si risale la
sponda nord-ovest per tracce di sentiero quindi deviando nettamente verso
destra per evidente sentiero che taglia un ghiaione, si raggiunge la Grotta
Bivacco, posta proprio alla base del Gran Gendarme. Si continua la traccia di
sentiero che sale ancora verso destra per iniziare a scoprire la grande parete
nord del Pizzo del Diavolo. Si continua sempre
in ripida salita su ghiaie instabili fino a raggiungere a sinistra un ampio
corridoio erboso che percorre la base della parete nord. (Foto N. 13). Si
percorre l’ampia cengia erbosa in piano superando, dopo circa 30 metri, un ripido
canalino, si prosegue e si raggiunge un secondo canalino roccioso, il punto di
salita alla vasta cengia centrale denominata “la conca” che da accesso successivamente
alla cosiddetta “testa” del Gran Gendarme.

Si sale il canalino su roccia verticale per circa otto metri con passaggi di secondo grado fino a raggiungere un ampio imbuto erboso sovrastante, la cosiddetta “conca”, attenzione alle discesa  di questo tratto !!!.  Quindi si traversa in lieve salita verso sinistra tra rocce ed erba fino a raggiungere la “testa “ del Gran Gendarme caratterizzata da levigatissime placche di roccia scavate da solchi prodotti dalle acque meteoriche, come visibile nella foto N.12, qui avrete una visione aerea ed unica del Lago di Pilato.  Ritorno: Stessi itinerari di salita, con molta attenzione per l’itinerario N. 3 al Gran Gendarme.

12- Il Lago di Pilato con la prima neve autunnale visto dalla cosiddetta “testa” del Gran Gendarme.
13-  La parete nord del Pizzo del Diavolo con l’itinerario per la “testa” del Gran Gendarme.

ITINERARIO N.6:  IL TERRAZZO DELLO SCOGLIO DELL’AQUILA A
PICCO SUL PIANO GRANDE DI CASTELLUCCIO.

Questo terrazzo proposto,
presente anch’esso nel gruppo sud,  M.
Vettore –Cima del Redentore, dei Monti Sibillini permette invece di godere
della magica veduta aerea di un altro dei luoghi più belli e più conosciuti dei
Monti Sibillini, i Piani di Castelluccio, praticamente la veduta del versante
opposto dei terrazzi descritti nell’itinerario N. 5.

Tale itinerario può essere
percorso insieme alla prima parte dell’itinerario N.5 e cioè al raggiungimento
del terrazzo della cima del Pizzo del Diavolo, anch’esso è consigliato ad escursionisti
esperti che siano in grado di muoversi con sicurezza su terreni ripidi e di
percorrerlo nel mese di luglio per godere così della visione aerea della
“fioritura” del Piano Grande di Castelluccio, cosa che non capita tutti i
giorni.

Accesso:
Per raggiungere il
terrazzo proposto si sale da Forca di Presta verso il M. Vettore, per l’itinerario
classico (sentiero n. 1 – 1/A), raggiunto il  Rifugio Zilioli (ore 2) si sale la cresta a
sinistra raggiungendo in successione, Punta di Prato Pulito e la Cima del Lago
(ore 1).

Dalla Cima del Lago  si scende lievemente verso la cresta che raggiunge la Cima del Redentore e si raggiunge la Forcella del Lago.

14-  Lo Scoglio dell’Aquila con la cresta di discesa, visto dalla Cima del Lago, sullo sfondo Castelluccio ed il Piano Grande, mese di settembre

Sotto alla forcella si nota una cresta
che scende verso sinistra (foto N. 14) nel versante ovest, si scende dapprima
facilmente poi con molta cautela tale cresta in costante discesa fino a
raggiungere la cima dello Scoglio dell’Aquila, (30 minuti) che domina con la
sua mole i Piani di Castelluccio, posti circa mille metri sotto ai vostri
piedi.

 Fare
molta attenzione all’ultimo tratto da brivido di cresta in quanto sottile e con
rocce instabili.

Ritorno: Si consiglia di concatenare tale
itinerario con la prima parte dell’itinerario N.5 alla cima del Pizzo del
Diavolo (ore 1,5 dalla Forcella del Lago).

Una volta raggiunta in salita di nuovo la
Forcella del Lago proseguire la cresta in direzione nord  su evidente sentiero fino a raggiungere la
Cima del Redentore quindi si prosegue verso destra per la sottile cresta fino
alla cima del Pizzo del Diavolo (primo terrazzo dell’itinerario N. 5).

Per il ritorno all’auto (Forca di Presta)
si percorre lo stesso itinerario di salita.

15-  La cima dello Scoglio dell’Aquila , sotto ai vostri piedi Castelluccio ed il Piano Grande, fine giugno con i primi campi fioriti.

ALTRI ITINERARI PER IL
RAGGIUNGIMENTO DI TERRAZZI SOSPESI:

Nei 
Monti Sibillini sono presenti altri terrazzi da brivido che permettono
visioni aeree e mozzafiato, forse con meno intensità di quelli qui descritti ma
sicuramente sempre entusiasmanti da raggiungere.

Alcuni sono raggiunti da sentieri
classici descritti nella bibliografia ufficiale, altri sono riportati nelle mie
pubblicazioni:

–  SASSO SPACCATO PER
L’IMBUTO DEL M. VETTORE: Vedi mia pubblicazione del Novembre 2014.

–  SASSO DI PALAZZO
BORGHESE: A picco sul “Laghetto”, salita per il sentiero classico n. 5 dalla
Capanna Ghezzi o N. 6 da M. Prata – Fonte della Giumenta.

– CIMA DEI TORRIONI DI VALLERIA – VERSANTE NORD M. ZAMPA :
vedi itinerario N. 8  del mio libro “IL
FASCINO DEI MONTI SIBILLINI”.  CONSIGLIATO.

– CENGIA DELLE AMMONITI – CIME DEI GROTTONI : vedi itinerario
N. 4  del mio libro “IL FASCINO DEI MONTI
SIBILLINI”.  CONSIGLIATO.

– CENGIA DEL TORRIONE SINISTRO DE “LE VENE” – VERSANTE NORD
M.- SIBILLA: vedi itinerario N. 9  del mio
libro “I  MIEI MONTI SIBILLINI” CONSIGLIATO.

– CIMA DI RIPA GRANDE – M. ARGENTELLA: vedi itinerario N.
9  del mio libro “IL FASCINO DEI MONTI
SIBILLINI”.  Una volta raggiunta la
cresta est anziché salire alla cima del M. Argentella scendere tutta la cresta
fino alla sommità dell’enorme contrafforte di roccia che domina il Piano della
Gardosa denominato la “Ripa Grande”. CONSIGLIATO.

– POGGIO DELLA CROCE –IL PIZZO: A picco sul Santuario della
Madonna dell’Ambro, descritto in modo poco chiaro e di difficile ritrovamento in
una guida a distribuzione limitata, di prossima mia pubblicazione in modo più
dettagliato.

GIANLUCA CARRADORINI                                               NOVEMBRE 2015

Pianta satellitare con i percorsi proposti:
GIALLO E CELESTE: ITINERARI DI RAGGIUNGIMENTO
ROSSO: PERCORSI PROPOSTI



MONTI SIBILLINI POST SISMA : NUOVE INCREDIBILI IMMAGINI : VALLE DELLE FONTI – PIANO GRANDE DI CASTELLUCCIO DI NORCIA

Il 30 agosto 2017, partendo dalla strada alla base della discesa da Castelluccio per il Piano Grande (sentiero n.2) e ritornando da un giro al Monte Argentella,  abbiamo percorso in discesa la Valle delle Fonti per andare a vedere la scarpata cosismica provocata dal terremoto del 30 ottobre 2016 che, dall’imbocco della valle, sale verso i Colli Alti e Bassi, in direzione del Monte Abuzzago.

Molti escursionisti non sapranno neppure dove è situata la Valle delle Fonti in quanto nella bibliografia dei Monti Sibillini in commercio non vi è descritto nessun itinerario che la percorre e a malapena è riportata nella cartografia ufficiale.

Inoltre essendo coperta e perfettamente mimetizzata dai Colli Alti e Bassi non è neppure visibile da Castelluccio e sembra non essere addirittura esistente.

La si nota solo percorrendo la strada che dal Piano Grande conduce verso Forca di Presta.

Eppure da li parte un bellissimo itinerario che permette di raggiungere Forca Viola e quindi sia il Monte Argentella che soprattutto il Lago di Pilato per Forca di Pala, più corto e comodo di quello che, partendo sempre dalla base della collina di Castelluccio, si dirige per Capanna Ghezzi per poi proseguire verso Forca Viola, metà molto più conosciuta e percorsa.

La Valle delle Fonti inizia a 1650 metri circa alla base del versante sud del Monte Argentella e ad ovest sotto a Forca Viola, con un andamento da “S” è formata alla sua sinistra orografica, dalle pendici ovest di Quarto S. Lorenzo e alla sua destra orografica dalle pendici est dei Colli Alti e Bassi, termina nei campi coltivati del Piano Grande nella zona denominata “le pratarelle” a circa 1400 metri di altezza.

Nel suo imbocco, nel versante di Quarto S. Lorenzo è presente un grande fontanile (355319,3 E – 4743927,6 N; 1420 m.) posto sopra un poggio che delimita la vallata e da cui scende il sentiero che la percorre.

La valle si raggiunge prendendo la strada sterrata che inizia dalla strada alla base della discesa da Castelluccio per il Piano Grande e che conduce a Capanna Ghezzi.

Dopo circa 200 metri ad un bivio anziché andare a sinistra per Capanna Ghezzi si prende la comodissima deviazione a destra addirittura completamente percorribile in auto senza divieto, al contrario della degradatissima strada per Capanna Ghezzi, che in 10 minuti in auto o 30 minuti a piedi porta fino al grande fontanile.

Poco prima di raggiungere il fontanile non si può fare a meno di vedere la netta spaccatura nel terreno del colle posto di fronte, la grande scarpata cosismica dei Colli Alti e Bassi (foto n.1- 2).

Abbiamo quindi raggiunto ed osservato la scarpata cosismica che, nel tratto descritto e più volte osservato anche in televisione, presenta i dislivelli più alti misurati (355302,4 E – 4744166 N; 1440 m.),  come nel Cordone del Vettore nei pressi dello Scoglio dell’Aquila, partendo dalla parte più in quota con un dislivello di 40-50 centimetri, arriva a misurare fino ad oltre 1,8 metri di altezza nei pressi del fondovalle.

Dopodichè siamo scesi nella parte terminale della Valle delle Fonti per raggiungere la strada sotto a Castelluccio da dove eravamo partiti.

Qui, nel fondovalle, abbiamo iniziato a notare nel terreno delle aree (una decina) con zolle erbose fortemente fratturate dai visibili effetti del terremoto e mancanti per diversi metri quadri di superficie di cotica erbosa, infatti, come visibile nelle foto n.13-14 emergevano i sassi e la ghiaia sottostanti la cotica erbosa.

Dapprima non abbiamo dato molta evidenza al fenomeno già visto in altre zone, poi abbiamo iniziato a domandarci dove fossero finite tutte le zolle erbose cha mancavano nelle aree fratturate.

Abbiamo iniziato quindi a girare intorno a queste aree trovando qualche piccola zolla, come visibile nella foto n.15  ma mancavano all’appello molti metri quadri di cotica erbosa.

Ci siamo quindi avvicinati al poggio dove sta il grande fontanile e, alla base della scarpata ghiaiosa, abbiamo iniziato a trovare decine e decine di zolle erbose, con la cotica erbosa ormai secca rivolta verso terra e le radici dell’erba inglobanti la ghiaia del fondo della valle rivolte verso l’alto (foto n.17-19).

La cosa che ci ha impressionato maggiormente è che queste zolle erano distanti anche 20 – 30 metri dalle aree in cui erano state distaccate.

La domanda che ci è venuta spontanea è stata: ma è stato il terremoto a staccarle e a catapultarle fino a quella distanza ? Non penso che nessuna persona si sia divertita a trascinare le zolle, alcune pesanti anche 10-20 Kg, fino a quella distanza, che fatica avrebbe fatto.

Ebbene si è stato il terremoto, avuta conferma anche dal mio amico Pietropaolo, geologo UNICAM, le onde sismiche talmente potenti proprio in questa zona dove corre la faglia, hanno compresso il terreno facendo esplodere la cotica erbosa fratturandola in zolle, anche del peso di 10-20 Kg, quindi sparandole verso l’alto in aria per farle ricadere al contrario, con l’erba rivolta verso terra, perfino a diverse decine di metri di distanza.

Allora la seconda domanda spontanea è stata: E se eravamo lì nel momento in cui si verificava la scossa di terremoto che ha provocato questo fenomeno cosa avremmo visto ? e soprattutto saremo ritornati a casa o ci avrebbe preso un infarto ? 

Ancora a stento riesco ad immaginare lo spettacolo, se così si può chiamare, di un tale fenomeno, davvero impressionante, zolle erbose che si staccano a seguito delle onde sismiche e che volano in aria ricadendo a decine di metri di distanza !!!

Ho cercato di ricostruire la sezione della vallata per far comprendere meglio la grandezza del fenomeno.

Comunque credo che le immagini rendono chiaro l’ulteriore incredibile fenomeno provocato dal terremoto del 16 e 30 ottobre 2016 che abbiamo osservato.

Al ritorno abbiamo visitato anche il grande Sinkhole che si è aperto nel Piano Grande, nei pressi dell’inghiottitoio del Fosso Mergani, a seguito del terremoto.

GIANLUCA CARRADORINI, DAVIDE ANSOVINI, LEONARDO CAPPANNINI

30 AGOSTO 2017.

1- Il Monte Argentella e la Valle delle Fonti ai suoi piedi, vista da Monte Ventosola.
2- La scarpata cosismica dei Colli Alti e Bassi vista dall’imbocco della Valle delle Fonti. 
3- La scarpata cosismica dei Colli Alti e Bassi nel punto più in quota ma di minore dislivello , 40-50 centimetri.
4-5 La scarpata cosismica nella zona più spettacolare, alta già più di 50 centimetri, la roccia mostra la parte superiore esposta agli agenti atmosferici più grigia e quella che una volta stava sottoterra protetta dalla terra, più bianca, qui si vede nettamente lo stravolgimento compiuto.
4-5 La scarpata cosismica nella zona più spettacolare, alta già più di 50 centimetri, la roccia mostra la parte superiore esposta agli agenti atmosferici più grigia e quella che una volta stava sottoterra protetta dalla terra, più bianca, qui si vede nettamente lo stravolgimento compiuto, la roccia ha impresso la forma del cespuglio sceso più a valle.
6- La scarpata cosismica misurata dai geologi è già oltre i 50 centimetri, resiste solo un Eryngium amethystinum indicato dalla freccia.
7- Qui la roccia è incredibilmente liscia, l’azione millenaria dei terremoti con lo scontro tra placche tettoniche e lo sprigionarsi di enormi forze l’ha levigata in modo perfetto.
8-9 In questo tratto, scendendo verso la Valle delle Fonti, la scarpata supera già il metro di dislivello.
8-9 In questo tratto, scendendo verso la Valle delle Fonti, la scarpata supera già il metro di dislivello.
10- Qui la cotica erbosa originaria è appoggiata ancora sopra alla roccia che si è completamente scoperta dopo il sisma
11- Il dislivello massimo della scarpata in questo punto supera 1,8 metri (Leonardo, che funge da paragone, è alto 1,96 m.) 
12- La scarpata cosismica dei Colli Alti e Bassi con le placche riportate nelle immagini precedenti vista dall’imbocco della Valle delle Fonti.
13- Una delle prime zone del fondovalle fratturate e mancanti di cotica erbosa con in evidenza la breccia sottostante.
14- Un’altra area di cotica erbosa fratturata, chi immaginava che le zolle mancanti erano in fondo alle nostre spalle !!!! (zona indicata dalle frecce)
15- Il ritrovamento di una prima zolla caduta vicino all’area dove è stata staccata e perfettamente combaciante, con l’erba secca verso l’alto dopo essere stata raddrizzata.
16- Un’altra estesa area quasi totalmente priva di cotica erbosa ma nessuna traccia di zolle nei paraggi.
17- Una panoramica di alcune delle aree di cotica erbosa fratturata (indicate dalle frecce rosse) e le prime zolle erbose ritrovate capovolte (con la breccia verso l’alto) a decine di metri di distanza (indicate dalle frecce gialle).
18- Sotto alla scarpata sovrastata dal fontanile la lunga scia di decine e decine di zolle rovesciate (con la breccia verso l’alto) catapultate a decine di metri di distanza !!!!
19- L’ultimo tratto della Valle delle Fonti, in fondo si vede il primo campo coltivato, e la lunga scia di zolle erbose catapultate con la ghiaia all’insù.
20- La scarpata cosismica nel versante ovest di Monte Porche visibile anche da Castelluccio.
21- Il grande Sinkhole del Piano Grande, sullo sfondo la Cima del Redentore con il Cordone del Vettore che rappresenta la faglia che ha provocato il terremoto dell’ottobre 2016.
22- Il grande Sinkhole del Piano Grande, profondo circa 6 metri.
PANORAMICA SATELLITARE DELLA PARTE TERMINALE DELLA VALLE DELLE FONTI CON LE AREE DI COTICA ERBOSA FRATTURATA E LA ZONA DI RITROVAMENTO DELLE ZOLLE ERBOSE
PANORAMICA SATELLITARE DELLA PARTE TERMINALE DELLA VALLE DELLE FONTI CON LE AREE DI COTICA ERBOSA FRATTURATA E LA ZONA DI RITROVAMENTO DELLE ZOLLE ERBOSE