FORCELLA AVERAU DA PASSO GIAU – DOLOMITI DEL CADORE – VENETO.

Da Selva di Cadore siamo saliti in auto il Passo Giau quindi proseguito a piedi per sentiero abbiamo raggiunto la Forcella Averau ed il Rifugio Averau a 2413 metri, costeggiando tutto il versante Ovest del Monte Nuvolau con un percorso di 9 chilometri circa. Peccato per lo scarso innevamento e le temperature miti. Di seguito le immagini dell’escursione.

1- Il Passo Giau con la Ra Gusela, la prima cima del Nuvolau che svetta sul passo.
2- Veduta dal Passo Giau verso la conca di Cortina.
3 – 4 -Il primo tratto con grandi massi sotto alla Ra Gusela.
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5- Superiamo la Torre Anna, altra cima del Nuvolau.
6 – 7- Il ripido tratto di sentiero per la Forcella dell’Averau, peccato per la poca neve altrimenti sarebbe stata una traversata più impegnativa.
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8- Giriamo il versante sotto alla cima del Nuvolau ed appare l’Averau con l’omonima forcella.
9 – 10- Continuiamo ancora verso l’Averau, 2648 m., ed appare anche l’omonimo rifugio nella forcella.
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11- Ormai è salita anche la temperatura e la neve si sta ammorbidendo, per “fortuna” in questo caso, è poca,
12- Giunti alla base del Nuvolau, gruppi di “escursionisti” saliti con la seggiovia dal versante di Cortina scendono dalla forcella con calzature da città.
13- Tutto il versante Ovest del Nuvolau, 2574 m., che abbiamo attraversato dal Passo Giau nel sentiero che si vede a tratti.
14- L’ultimo tratto verso la forcella, in netta salita.
15- Con le splendide condizioni atmosferiche che abbiamo trovato tutta la settimana, la visuale spazia su tutte le Dolomiti, qui la regina, la Marmolada.
16- La cresta di salita verso il Nuvolau.
17- Il Rifugio Averau nell’omonima forcella.
18- Il gruppo delle Tofane, nel versante verso Cortina.
19 – 20- L’Averau visto dall’omonima forcella dove sale la seggiovia da Cortina.
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21- L’Averau in confronto con un parapendio.
22- Riprendiamo lo stesso sentiero per il ritorno.
23- Ed iniziamo ad incontrare numerosi escursionisti partiti più tardi di noi, è caldo, io procedo solo con la maglia intima neppure termica.
24- Con tutti i tipi di calzature, Doposci, Converse e perfino stivali da pesca !!!!!!!!!!! o forse veniva da Venezia e c’era l’acqua alta.
25 – 27 – Dopo neppure un’ora il sentiero percorso è diventato una strada per quanti “escursionisti” si sono avventurati tardi e con calzature inadeguate.
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28- Sotto alla Ra Gusela troviamo delle finestre e delle cavità tra i massi caduti nel corso delle ere geologiche.
29- Una finestra
30 – 31- Una grotta
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32- La Ra Gusela vista dalla sua base è davvero imponente.
33- La Cima Ambissola 2715 m. e il Campanile Federa 2706 m.
34- La Punta Lastoi de Formin 2657 m. e la Forcella Giau a destra.
35- 36 – La mia ombra così piccola nei grandi massi sotto alla Ra Gusela.
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37- Ritorno al Passo Giau sotto alla Ra Gusela.
38- Il Passo Giau e il Monte Cernera, 2664 m. con la Torre Dusso a sinistra, 2618 m.
39- Il Rifugio di Passo Giau, dove ci siamo concessi un ottimo Strudel con Bombardino.



I CALANCHI DI RIPABERARDA – MONTE DELL’ASCENSIONE

Il Monte dell’Ascensione forma alle sue pendici diversi calanchi, i più spettacolari si trovano sotto al paese di Ripaberarda e di Castignano.

In particolare da Ripaberarda si possono percorrere alcuni itinerari in via di attuale sistemazione partendo dal parcheggio del Cimitero situato sulla sommità della dorsale del paese.

Noi siamo scesi a sinistra del parcheggio per una traccia di sentiero molto panoramico che percorre la cresta di una vallone calanchivo ma poi il sentiero si perde e ci si trova in una inestricabile selva di canna palustre (Phragmites australis) da cui bisogna ritornare indietro.

Un altro sentiero, che parte dalla piazzola panoramica con cartelli e panchine realizzata recentemente sopra al cimitero, si dirige verso i calanchi del versante Est del Monte dell’Ascensione con un percorso più lungo ma meno spettacolare in quanto per un lungo tratto si attraversa un tratto boscoso.

Gli itinerari sono riportati sia su applicazioni GPS che sul luogo mediante segnaletica anche se poco chiara.

Di seguito le immagini dell’escursione.

1 – 2 – l paese di Ripaberarda con i suoi calanchi sottostanti.
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3- Veduta verticale sui valloni calanchivi.
4 – 5- Un po’ di foliage ravviva la giornata nuvolosa.
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6- Altre immagini dei calanchi visti dalle creste sommitali.
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9 – 11- Pennellate di colore tra il grigio dell’argilla.
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12- Particolare delle creste di argilla dei calanchi che seccandosi si screpolano.
13- Il sentiero fatto in discesa dal Cimitero.
14- In alto a destra il parcheggio del Cimitero di Ripaberarda da cui si scende.
15 – 18 – Immagini dall’alto dei vari calanchi, viene voglia di salire le ripide creste.
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19- Arbusti in competizione di colore.
20- Mantide religiosa (Mantis religiosa) “arrabbiata”.
21- Scendendo dai calanchi verso il fosso terminale il sentiero diventa impraticabile.
22- Ritorniamo verso Ripaberarda.
23 – 24- Veduta del Calanchi verso il Monte dell’Ascensione.
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25- L’ultimo torrione prima del parcheggio
26 – 27 – Veduta dei Calanchi dalla terrazza panoramica superiore al parcheggio.
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28- Ripaberarda e la terrazza panoramica sopra al Cimitero.
29 – 30 – Veduta verso i Calanchi di Castignano.
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31- Foliage nel versante Ovest del Monte dell’Ascensione.



LA GROTTA DI SASSO PETRUCCIO – MONTI DELLA LAGA

La Grotta di Sasso Petruccio si apre all’interno di un lungo fosso che scende tra il Colle Ungino e il Colle Finarolo, nella dorsale che scende verso Nord dal Monte Scalandro, nei Monti della Laga.

Escursione effettuata accompagnati da Paolo che ci ha illustrato le particolarità e la storia della valle e con Romina, Marco e Federico.

ACCESSO: Si raggiunge in auto la frazione di Quintodecimo di Acquasanta Terme e si parcheggia lungo la Salaria (Strada Statale n.4).

DESCRIZIONE: Si entra nella frazione di Quintodecimo, devastata dal terremoto del 2016, seguendo le indicazioni per Sasso Petruccio, si passa di fronte alla Chiesa di Santa Maria delle Piane (foto n.2) e si prosegue in salita fino ad uscire dal paese.

Si prosegue per un ampio tratturo passando di fronte a vecchi caratteristici vigneti (foto n. 3-4) fino a raggiungere il greto del Rio di Noce Andreana dove è presente la deviazione verso sinistra (cartello foto n.14) per Sasso Petruccio (20 minuti).

Si inizia a salire nel bosco per poi proseguire in quota sotto a pareti rocciose fino a raggiungere un piccolo ricovero in pietre a secco di boscaioli (foto n.19-22), si prosegue per evidente sentiero fino a raggiungere la parete rocciosa con un lunghissimo tetto al di sotto della quale si apre la Grotta di Sasso Petruccio che conserva ancora ruderi di edifici e perfino un camino (1,15 ore dalla deviazione del rio).

Di seguito le immagini dell’escursione.

1- Catocala fraxini piuttosto rovinata a fine stagione.
2- la bellissima facciata della Chiesa di Santa Maria delle Piane di Quintodecimo.
3 – 4- Le caratteristiche vigne della zona di Acquasanta
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5 – 8- Il primo tratto di tratturo che risale il Rio di Noce Andreana con le caratteristiche pareti di arenaria della cosiddetta “Formazione della Laga” .
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9- Nel fosso non mancano le felci, qui Polypodium vulgare.
10- Parete tappezzata di felce Capelvenere (Adiantum capillus veneris).
11- Felce maschio (Dryopteris filix-mas) ed il raro Ruscus hypoglossum.
12- Fungo del genere Clitocybe a forma di imbuto.
13- Fungo Ascocoryne sarcoides.
14- L’incrocio nei pressi del Rio Noce Andreana dove si devia per Sasso Petruccio.
15- Il sentiero sale a mezzacosta passando alla base di pareti rocciose.
16 – 17- Nel sentiero incontriamo un vecchio cavo di acciaio e una carrucola usati per far scendere a valle il legname tagliato in quota.
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18- Vecchi tronchi di Castagno caratterizzano il bosco.
19 – 22 – Alla base di una alta parete troviamo un piccolo vecchio edificio usato dai boscaioli.
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23- Colori autunnali nel bosco misto.
24 – 25 – Grandi faggi sostengono vecchi alberi caduti
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26- Fungo Craterellus cornucopioides detto Trombetta dei morti.
27- Vecchia ceppaia di castagno
28- Ogni tanto, dai fossi laterali, si incrocia qualche cascatella.
29 – 30 – Proseguiamo tra altissimi alberi, faggi e carpini neri.
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31- Castagno plurisecolare.
32- Enorme ceppaia di Faggio.
33- Poco prima di arrivare alla Grotta di Sasso Petruccio si incontrano anche i ruderi di un vecchio mulino.
34- Acqua limpidissima nel fosso, visibile grazie alle foglie che galleggiano.
35- Passaggio stretto tra fosso e pareti poco prima della Grotta.
36- La cascatella nei pressi della grotta.
37 – 46 – La Grotta di Sasso Petruccio si apre sotto ad un enorme tetto di Arenaria.
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47- Ritorniamo indietro passando per il Rio.
48- Dove sono presenti anche delle Marmitte dei Giganti.



LA GROTTA DEL VERNINO E MONTE MURANO – GOLA DELLA ROSSA.

La Grotta del Vernino è una delle diverse grotte escursionistiche della Gola della Rossa e Frasassi ad accesso libero senza l’uso di attrezzatura speleologica eccetto casco e frontale chiaramente.

La Grotta si raggiunge da San Vittore (parcheggio per le Grotte di Frasassi) seguendo le indicazioni per Falcioni quindi si prosegue per Ponte Chiaradovo e continuando per parcheggiare l’auto poco prima della Falesia “La Sbarra” nella Gola della Rossa e salendo nel bosco a monte per il sentiero perfettamente segnalato.

In circa un’ora si raggiunge l’ingresso della grotta che si percorre fino al suo termine con una entusiasmante escursione speleologica di circa 300 metri di sviluppo.

Terminata la visita della grotta si può proseguire l’escursione raggiungendo il sovrastante Monte Murano.

Si scende all’auto per lo stesso itinerario.

Nel pomeriggio siamo scesi anche nel tombino di ingresso della Grotta Bella, già descritta nel presente Blog, all’interno della grotta abbiamo trovato anche due Geotritoni che non avevo mai visto in questa grotta nonostante le numerose volte in cui ero sceso.

Di seguito le immagini dell’escursione.

1- Il sentiero di salita.
2 – Foto di gruppo all’ingresso della grotta.
3 – 5 – Entriamo nel grande portale.
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6 – 9- Immagini del primo tratto all’interno della Grotta del Vernino.
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10- Una bellissima colonna
11 – 17- Continuiamo in grandi ambienti
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18 – 20- Belle colonne e concrezioni
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21- Un ortottero caratteristico degli ambienti ipogei su una bellissima concrezione calcitica semitrasparente.
22- La seconda parte della grotta che si restringe.
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27- Una stalagmite che si è spezzata ma è rimasta appoggiata alla parete.
28 – 29 – altre bellissime colonne.
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30 – 33 – L’ultima parte della grotta.
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34- Il termine escursionistico della grotta
35- Foto di gruppo nel fondo della Grotta del Vernino.
36- La cima del Monte Murano raggiunto con la nebbia che ci ha impedito di godere del suo panorama.
37- La grande Croce del Monte Murano.
38- La veduta verso valle.

GROTTA BELLA

39 – 40 – Il pozzo di ingresso
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41 – 42 – Le spettacolari formazioni batteriche a Pelle di Leopardo.
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43- la sorgente di acqua solfurea.
44 – 45 – I due geotritoni osservati all’interno della Grotta Bella.
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46- Curiosa colata calcitica.
47 – 48 – Formazioni di solfobatteri.
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MONTE CANFAITO – PARCO REGIONALE MONTE SAN VICINO.

Il Monte Canfaito è un monte del gruppo del Monte San Vicino caratterizzato da faggete secolari famose in tutte le Marche soprattutto d’autunno per il foliage, come va di moda adesso chiamare la colorazione autunnale delle foglie degli alberi caducifoglie.

Si consiglia di visitare questi boschi in giorni lavorativi per evitare il caos dei fine settimana dove centinaia di persone si riversano nei boschi a fare selfie.

Canfaito si raggiunge sia da Matelica salendo da Braccano per il Monte San Vicino e seguendo le indicazioni per il sito oppure da San Severino Marche salendo per Elcito e anche qui seguendo le indicazioni fino all’ampio parcheggio presente nella radura tra i boschi.

Il giorno che lo abbiamo visitato quest’anno purtroppo era nuvolo e soprattutto il foliage non era ancora al massimo della colorazione.

Di seguito le immagini dei boschi e dei funghi presenti.

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27- Fotoritocco al PC di un faggio secolare.



CIMA TOGNAZZA E CAVALLAZZA DA PASSO ROLLE – TRENTINO ALTO ADIGE

A causa della chiusura autunnale degli impianti di risalita in quota sulle Pale di San Martino abbiamo dovuto ripiegare per itinerari di media quota raggiungibili da Passo Rolle.

In particolare siamo saliti alla Cima Tognazza e Cavallazza partendo dal parcheggio sottostante la Chiesina della Madonna Assunta di Passo Rolle per un percorso storico della Grande Guerra (foto n.16).

Da qui si sale in direzione della cresta Est della Tognazza evitando la pista d sci e prendendo direttamente la cresta rocciosa che presenta facili passaggi di I° grado fino alla cima a 2207 m.

Sulla cresta di vetta della Tognazza (1 ora) si trovano numerosi spit che segnano il termine delle difficilissime vie di roccia della vertice parete Est come visibile nelle foto n.22-23-24.

Dalla Tognazza si prosegue per tracciato di cresta scendendo un centinaio di metri per poi risalire su roccette e per sentiero attrezzato con cavi di acciaio fino alla Cavallazza piccola a 2303 metri (1,5 ore).

La cima della Cavallazza piccola è traforata da numerose gallerie e aperture di vedetta scavate durante la Prima Guerra Mondiale.

In cima è possibile visitare diverse gallerie e finestre che permettono vedute inusuali delle cime dolomitiche circostanti.

Dalla cima si scende alla forcella a 2230 metri per poi risalire ripidamente in un’altra ora alla Cavallazza a 2326 metri.

Nella discesa, una volta ritornati alla forcella tra le due cime della Cavallazza scendere al sottostante Lago di Cavallazza per poi risalire nel sentiero in quota che raggiunge il Biotopo dei Laghi Tognazza. (1 ora)

Da qui con un’altra ora si ritorna a Passo Rolle.

Per chi volesse ripetere gli itinerari descritti in Trentino Alto Adige, nei dintorni del gruppo delle Pale di San Martino, che abbiamo percorso nei giorni dal 31 ottobre al 5 novembre 2024 può fare base affittando la baita (Foto n. 34-36 dell’Itinerario: Percorso etnografico a Caoria) della gentilissima Sig.ra Carola, a Caoria, contattandola al numero telefonico 348 6935015.

Si allega percorso GPS.

1- Passo Rolle visto da una prima galleria della Grande Guerra della Tognazza.
2- Le prime roccette della cresta Nord della Tognazza.
3- Il Cimon della Pala proprio di fronte a noi con un vecchio Pino Mugo in primo piano.
4 – I facili passaggi di I° grado della cresta della Tognazza
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8 – 9 – Già ci siamo innalzati rispetto a Passo Rolle.
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10 – 11 – Veduta verso la verticale parete Est della Tognazza.
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12- Il Cimo della Pala sembra quasi di toccarlo.
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14- La cima Tognazza in primo piano, la Cavallazza piccola a sinistra e la Cavallazza a destra.
15- Il Col Bricon.
16- La targa ricordativa delle vicende della Prima Guerra Mondiale sulla Cavallazza.
17- Una prima fortificazione scavata nella roccia alla Tognazza.
18- Veduta dalla finestra sul Cimon della Pala.
19- la Tognazza vista dalla forcella per la Cavallazza.
20 – 21- Vista verso le Pale di San Martino dalla Cavallazza piccola.
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22- Veduta laterale della parete Est della Tognazza.
23 – 24- Pagina della Rivista “Montagne” che riporta un articolo con foto delle salite di Manolo sulla Tognazza.
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25- I Laghi Tognazza
26- Veduta di San Martino di Castrozza dalla Cavallazza piccola.
27 – 28- La parete Sud della Marmolada vista dalla Cavallazza piccola.
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29- Il Lago Cavallazza.
30- La Tognazza con la sua verticale parete Est vista dalla Cavallazza piccola.
31 – 32 -La cima della Cavallazza piccola traforata dalle gallerie scavate durante la Grande Guerra.
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33- L’inizio del sentiero attrezzato che sale nel versante Est della Cavallazza piccola.
34 – 39 – Il sentiero attrezzato.
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40- La prima galleria da visitare.
41- Altra targa descrittiva delle vicende della Prima Guerra mondiale.
42 – 49- Entriamo nella prima galleria che permette le prime visioni particolari.
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50- Scendiamo dalle gallerie per proseguire l’escursione.
51 – 52- Il sentiero attrezzato continua verso la seconda cima della Cavallazza piccola.
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53- Anche qui altre profonde gallerie.
54 – E altre visioni contornate da roccia, verso il Cimon della Pala.
55- Verso la cima più alta della Cavallazza Piccola.
56- Verso la Marmolada.
57- Escursionisti salgono verso la Cavallazza piccola mentre noi scendiamo.
58- Il Colbricon ed il Lago di Cavallazza con una isoletta.
59 – 60- Il Cimon della Pala si rispecchia sui Laghi Tognazza.
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61 – 63- I Laghi Tognazza si aprono tra le placche di Porfido, per la loro particolarità sono un Biotopo protetto per la loro Flora e Fauna rara che custodiscono.
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64- Le placche della Tognazza con il Cimon della Pala sullo sfondo.
65- La Cima Rolle in primo piano, raggiunta il giorno prima, e la Cima Venegiotta sullo sfondo.
66- La chiesina di Passo Rolle da cui si parte per l’escursione proposta.
67 – 70 – I famosi boschi di Paneveggio, resi famosi per il legno utilizzato dal liutaio Stradivari per la realizzazione dei sui famosi violini, purtroppo recentemente devastati dalla Tempesta Vaia e in parte seccati dall’azione del parassita Bostrico.
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IN GIRO INTORNO ALLE PALE DI SAN MARTINO: PRATI FOSNE – BAITA SEGANTINI E CIMA ROLLE- LAGO DI CALAITA.

Per chi volesse ripetere gli itinerari descritti in Trentino Alto Adige, nei dintorni del gruppo delle Pale di San Martino, che abbiamo percorso nei giorni dal 31 ottobre al 5 novembre 2024 può fare base affittando la baita (Foto n. 34-36 dell’Itinerario: Percorso etnografico a Caoria) della gentilissima Sig.ra Carola, a Caoria, contattandola al numero telefonico 348 6935015.

PRATI FOSNE: I Prati Fosne sono situati in una meravigliosa Malga, caratterizzata da un enorme masso staccatosi del sovrastante Monte Cimerlo, è situata nel margine Sud del Gruppo delle Pale di San Martino, si accede da Fiera di Primiero per Tonadico (TN) risalendo in auto la Val Canali, si supera la Villa Welsperg e si continua per 1,5 chilometri fino ad una deviazione a sinistra che sale il versante opposto. Dopo circa un chilometro di salita su strettissima strada si parcheggia in apposita area in quanto le successive strade sono vietate quindi si prosegue a piedi, è bene ricercare il luogo con GPS. Questo luogo lo avevo visto più volte nelle riviste di montagna ma non ero riuscito mai a sapere dove si trovava, poi riconoscendo la montagna sullo sfondo l’ho trovato su Google Earth e mi ero riproposto di raggiungerlo per la sua bellezza, in effetti è proprio così, semplicemente un luogo da sogno.

Di seguito le immagini dell’incantevole luogo, vi ricordo che i prati sono privati ed è vietato raggiungere i Masi e le Baite.

1 – 8 -I Prati Fosne, sullo sfondo il Monte Cimerlo 2503 m.
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BAITA SEGANTINI E CIMA ROLLE DA PASSO ROLLE: Da Passo Rolle si raggiunge a piedi in circa 40 minuti la Baita Segantini, posta di fronte al gruppo Nord delle Pale di San Martino ed in particolare del Cimon della Pala. Dalla baita si prosegue per cresta a destra in 30 minuti fino a raggiungere la Cima Rolle (2221 m.)

9- La Baita Segantini e la Cima della Vezzana (3192 m.)
10- Il Cimon della Pala (3184 m.)
11- Strani escursionisti alla Baita Segantini.
12 – 18 – Le cime delle Pale di San Martino si rispecchiano sulle acque del Laghetto della Baita Segantini.
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19- Cima Rolle
20- La parete Sud della Marmolada vista da Cima Rolle.
21- 26 – Si avvicina il tramonto sulle Pale di San Martino che man mano si colorano di rosso.
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LAGO DI CALAITA: Il Lago di Calaita si raggiunge in auto da Canal San Bovo quindi proseguendo la valle a a piedi si raggiunge la Forcella Calaita, un meraviglioso terrazzo panoramico sul versante Ovest delle Pale di San Martino.

Il tempo perfetto, limpido e senza vento, in cinque giorni di escursioni non abbiamo mai visto neppure una nuvola, cosa davvero particolare nelle Dolomiti, ci ha permesso di fare delle foto splendide in quanto il lago era un vero specchio, le acque, al mattino presto, erano immobili.

27- Il Lago di Calaita.
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37- Le laricete perdendo gli aghi in autunno si colorano di giallo, i pochi abeti rimangono sempreverdi.
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43- La Forcella Calaita.
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ITINERARIO ETNOGRAFICO A CAORIA – CANAL SAN BOVO – TRENTINO ALTO ADIGE

Bellissimo itinerario storico a monte dell’abitato di Caoria, dove avevamo affittato una meravigliosa baita con vista sul paese.

Per chi volesse ripetere gli itinerari descritti in Trentino Alto Adige, nei dintorni del gruppo delle Pale di San Martino, che abbiamo percorso nei giorni dal 31 ottobre al 5 novembre 2024 può fare base affittando la baita (Foto n. 34-36) della gentilissima Sig.ra Carola, a Caoria, contattandola al numero telefonico 348 6935015.

Dalla frazione di Caoria, nel comune di Canal San Bovo (TN), si sale in auto per la strada di Scalon verso la vecchia segheria fino a Ponte Stel dove è presente un ampio parcheggio.

Da qui diparte un sentiero sulla destra che sale nel bosco con l’indicazione “Anello dei Pradi”, come visibile nella foto n.1.

Il sentiero, perfettamente segnalato e provvisto di numerosi cartelli indicanti le tradizioni storiche della valle (foto n.7), attraversa bellissimi e verdissimi boschi e conduce ad alcuni Masi fino a raggiungere i meravigliosi Masi Tognola.

Dai Masi Tognola il sentiero continua per chiudere l’anello e scendere al Ponte Stel nei pressi della vecchia segheria.

Si allega tracciato GPS di discesa dai Masi Tognola al Ponte Stel che può essere percorso anche in salita.

1- Il cartello indicante i vari sentieri percorribili nella Valle Tognola.
2- La Cima d’Asta di fronte all’abitato di Caoria.
3- Uno dei primi masi.
4- Lepiota procera nelle radure dei Masi.
5- Amanita muscaria nel bosco.
6- Il sottobosco pieno di muschio è sempreverde, anche d’autunno.
7- Uno dei cartelli narranti le tradizioni della valle Tognola.
8 – 9 – Nei boschi sono presenti abeti giganteschi, per fortuna preservati dall’attacco del bostrico.
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10 – 12- La ripidissima Malga Tognola con i relativi Masi, visti dal versante opposto della valle.
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13 – 15 – Raggiungiamo i meravigliosi Masi Tognola in una giornata limpidissima.
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16- La planimetria della disposizione ed uso dei Masi Tognola.
17 – 23 – Gli altri Masi, alcuni dei quali possono essere presi in affitto.
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19- Il fienile
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24- L’indicazione delle cime visibili da Malga Tognola
25- E la relativa immagine
26 – 30- Suggestive immagini del fantastico scenario dei Masi Tognola.
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31- Veduta dal versante opposto della Malga della foto n.3
32- La vecchia segheria di Ponte Stel ancora in funzione per dimostrazioni turistiche.
33- Bosco sopra l’abitato di Caoria attaccato dal Bostrico.
34 – 36 – La meravigliosa Baita della Sig.ra Carola che abbiamo affittato per effettuare le escursioni intorno alle Pale di San Martino.
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FERRATA VAL DI SCALA – CANAL SAN BOVO – TRENTINO ALTO ADIGE

Nella strada che collega Canal San Bovo (TN) alla sua frazione, Caoria, scende un fosso che forma una serie di cascate dove, ai suoi lati, è stata realizzata una ferrata didattica in quanto contempla tutti i possibili passaggi classici delle ferrate, scale su pareti verticali e con tratti strapiombanti, ponte tibetano, tratti attrezzati con cavi a progressione su roccia, tratti bagnati molto impegnativi.

La ferrata presenta un dislivello di 250 metri con due lunghi tratti verticali su placche rocciose da 30 e 70 metri, si sale in poco più di un’ora, è comodissima in quanto si parcheggia l’auto alla sua base e si ridiscende su sentiero nel bosco laterale, chiaramente per la salita necessita della normale attrezzatura per ferrata.

Di seguito le immagini della salita.

1- Il cartello presente nel parcheggio alla base della ferrata
2- La cascata finale con la parete destra dove inizia la ferrata visibile tra ombra e luce.
3- 5- Il primo tratto verticale di 30 metri e strapiombante nella parte superiore.
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6 – 7- Il passaggio impegnativo sul tratto strapiombante
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8- Il piccolo tetto che forma il tratto strapiombante
9- Veduta del primo tratto verticale con l’auto nel parcheggio sottostante, ci seguono altri escursionisti.
10- Il ponte tibetano permette di attraversare il fosso.
11- 13- Il tratto bagnato che costeggia la cascata
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14- Progressione laterale su pioli.
15- la cascata di 70 metri.
16- Nella parete di destra in ombra sale la parte verticale di ferrata di 70 metri.
17- arcobaleno nella cascata
18- Il tratto verticale più lungo
19 – 20 – Deviazione laterale oltre uno spigolo
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21- 22 -Il lungo tratto verticale di fianco alla cascata.
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23- Particolare in primo piano del mio set di assicurazione da Ferrata poi utilizzavo una longe regolabile per mantenere la posizione in modo da lasciare libere le mani per scattare le foto.
24- L’ultimo tratto
25- L’uscita dal tratto verticale di 70 metri.
26- Una ultima breve scaletta segna il termine della ferrata.
27- La cascata vista dalla parte finale della ferrata.
28 – 29- Si prosegue poi con brevi passaggi su roccia dove sono presenti solo cavi di assicurazione .
30- La parte superiore del fosso dove è presente un’altra cascata.



MONTE SAN VICINO E LA GROTTA DI SAN FRANCESCO

La salita al Monte San Vicino, 1483 metri, permette di godere di un panorama ampissimo grazie al fatto che questo monte si trova isolato e distante dai principali gruppi montuosi dell’Appennino Centrale che pertanto non coprono la visuale. La salita alla cima può essere abbinata alla visita della Grotta di San Francesco presente nel versante Sud.

ACCESSO: In auto si raggiungono i Prati di San Vicino mediante la strada Provinciale n.90 Matelica-Pian dell’Elmo.

DESCRIZIONE: Dal pianoro erboso a 1187 metri, si prende il sentiero segnalato per la cima del M. San Vicino, dopo circa 100 metri si devia a destra per la Grotta di San Francesco che si raggiunge in circa 20 minuti. generalmente per raggiungere la cima del M. San Vicino si ritorna indietro a prendere il sentiero normale, piuttosto banale, noi invece, per rendere più entusiasmante la salita, abbiamo aggirato lo spigolo roccioso della Grotta e siamo saliti dapprima per un ripido e ampio canalone erboso poi ci siamo spostati verso sinistra e siamo andati a prendere il filo della cresta rocciosa che prosegue sopra al torrione dove si apre la grotta, dove, con passaggi di I° grado, in 40 minuti dalla grotta, abbiamo raggiunto il bosco sommitale della cima del M. San Vicino.

Da qui in altri 15 minuti verso sinistra abbiamo raggiunto la cima caratterizzata dalla grande croce e da numerosi ripetitori (purtroppo).

La discesa viene fatta per il sentiero normale che riconduce ai Piani del San Vicino.

Di seguito le immagini dell’escursione.

1- 8 – La Grotta di San Francesco, sul versante Sud del Monte San Vicino.
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9- Dalla Grotta proseguiamo verso lo spigolo roccioso
10- Superiamo lo spigolo, di fronte si vedono i Prati di San Vicino con le nostre auto.
11- Iniziamo a salire il ripido canalone erboso.
12- Il Monte San Vicinello, oggetto di escursione riportata su questo blog “Il Fosso del Crino e le Grotte del San Vicinello”
13- 14 -Il canalone erboso che sale nel versante Sudest del Monte San Vicino.
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15- Con Paolo mi dirigo verso la cresta rocciosa di destra che sale dalla grotta.
16- Iniziamo la salita della ripida cresta.
17- 18 -I nostri amici salgono nel canalone di fronte a noi
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19 – 24 -Arriva Paolo
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25- 27 -Romina ci fotografa dal canalone
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28- L’ultima parte della cresta
29- La cresta di salita proposta.
30- Ci dirigiamo verso la cima del M. San Vicino caratterizzata da grandi cespugli di Genista radiata.
31- Il nostro gruppo in cima.
32 – 34 -La grande croce di vetta.
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35- I ripetitori che rovinano la cima del M. an Vicino.
36- Veduta verso Fabriano e il Monte Cucco e Catria.
37_ Veduta verso il Lago di Cingoli e il Monte Conero.
38- In attesa dell’autunno.
39- Pianta satellitare del percorso proposto: GIALLO : Percorso di salita proposto- ROSSO: Percorso di discesa (o salita normale)