PIZZO TRE VESCOVI – Prima ascensione invernale 2021-2022

In occasione della prima abbondante nevicata in quota dell’inverno 2021-2022, con Carlo e Federico abbiamo effettuato l’ascensione classica dalla Pintura di Bolognola per la strada del Fargno, chiusa al traffico veicolare, fino al Rifugio omonimo quindi siamo saliti alla cima di Pizzo Tre Vescovi per il versante Nord su neve a tratti anche gelata. Bellissima la croce di vetta completamente glassata dalla galaverna. Siamo infine discesi per il versante Est fino alla Pescolla e poi alla strada per Forcella Bassete.

Di seguito le immagini della bellissima giornata.

1- Il versante Est del Monte Rotondo e la Forcella Cucciolara visti dalla strada del Fargno.

2- Prime colate di ghiaccio sulle pareti della strada.

3- Il versante Nord del Pizzo Tre Vescovi.

4- La Forcella del Fargno con l’omonimo rifugio.

5- Tratto gelatissimo verso la Forcella Angagnola, alle spalle il versante Sud del Monte Rotondo..

6- L’ombra del Pizzo Tre Vescovi e del Monte Acuto si stagliano verso il Monte Rotondo.

7- Girando nl versante Nord del Pizzo Tre Vescovi con il Monte Bove Nord alle spalle.

8- Il Rifugio del Fargno sovrastato da una nuvola di nebbia modellata dal vento.

9- Sul versante Nord del Pizzo Tre Vescovi.

10- Il Monte Rotondo visto dalla sella del Monte Acuto

11 – 12- La cresta Nord-est del Pizzo Tre Vescovi con la croce di vetta.

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13- 14 – Il Monte Acuto durante la salita al Pizzo Tre Vescovi.

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15- Il versante Nord del Pizzo Regina .

16- Eccoci in prossimità della croce di cima al Pizzo Tre Vescovi.

17- 18- Arriva la nebbia ma per fortuna il forte vento la spazza in breve.

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19 – 20- 21- 22- Ed ecco la croce di cima nel suo splendore invernale vista dal tutti i lati, glassata dalla galaverna.

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23 – 24- Discesa dal versante Est del Pizzo Tre Vescovi con il maestoso Pizzo Regina (M. Priora) di lato.

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25- La traversata sopra alla Pescolla

26- Il versante Est del Monte Acuto con il suo grande profilo umano.

27- Infine scendiamo alla strada , a destra Cima Bassete, al centro Cima Acquario e sullo fondo la parete Nord del Monte Acuto.




ESCURSIONI E ARRAMPICATE A TENERIFE Settembre 2021

Dopo aver effettuato numerose salite, tra cui al Vulcano El Teide, ed arrampicate nell’isola di Tenerife nelle Canarie nell’Aprile del 2018, con Davide siamo ritornati per effettuare altre arrampicate e salite su altre cime vulcaniche che caratterizzano l’Isola.

Di seguito le immagini delle salite del 2021.

1- La piana di Guaza vista durante l’atterraggio con le serre delle coltivazioni di banane, a sinistra il Morros del Viento, subito dopo svetta la Roque del Conde, oggetto di salite di quest’anno e sullo sfondo il più alto vulcano d’Europa, El Teide salito nel 2018.

2- 3 – 4- 5 -6- 7-Arrampicata sul basalto della palestra del Barranco de Arico, vie dal 6C in su.

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8- La cima del vulcano Morros del Viento sovrasta i residence turistici di Los Cristianos.

9- La piattaforma lavica prima della cima del Morros del viento, a sinistra il Roque del Conde immerso dalla nebbia e sullo sfondo El Teide.

10- Vecchie canalizzazioni in tufo irrigavano i campi coltivati intorno al Morros del Viento, ormai il turismo ha fatto abbandonare questi pendii dove però prosperano i piccoli conigli delle Canarie.

11- La baia di Los Cristianos e di Las Americas visti dalla cima del Morros del Viento, la grande zona verde al centro è il campo del Golf Club Las Americas.

12- 13- Veduta dal Morros del Viento verso la Roque del Conde a sinistra, di ben 1000 metri di dislivello dalla base e El Teide sullo sfondo a destra

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14- In primo piano il piccolo cono vulcanico Montana del Mojon con a destra l’abitato di Chayofa e sopra, sullo sfondo, le coste rocciose de Los Gigantes.

15- Veduta verso Est con le cime intorno a Las Chafiras, a destra, di fianco a Davide, la superstrada per Santa Cruz.

16- Un gigante della flora, il “Pino gordo”, Pinus canariensis endemico delle isole Canarie, di circa 1000 anni di età !!!, sulla strada che da Villaflor sale verso la Canada del Teide.

17- La canada (caldera) del Teide, a sinistra le più recenti colate laviche di colore marrone scuro.

18- Sulle immense colate laviche del Teide con la cima a destra, salita nel 2018 (vedasi articolo)

19- Le desertiche distese di pietra pomice, capace di galleggiare sull’acqua, alla Montana Blanca, sotto alla cima del Teide.

20- 21 – 22- Un secondo gigante della flora delle Canarie, il famoso “Draco millenario” di Icod de Los VInos, Dracaena draco anch’essa endemica delle Canarie che sembra abbia una età di 3000 anni

21- Osservare le dimensioni della pianta con la persona al fianco sinistro della palma

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23- La Roque del Conde, una ardita cima vulcanica che si innalza per 1000 metri dalla piana sottostante, salita da solo.

24- Il sentiero di salita si snoda con ripidi tornanti di muretti a secco tra le pareti del Barranco de Las Casas.

25- Il Barranco de Las Casas e la arditissima cima di Roque Imoque.

26- Il comodo sentiero di salita prima della cresta Nord, a destra l’abitato di Vento da cui si parte per l’escursione.

27-28- 29- La cresta Nord oltre la quale il sentiero si fa molto più stretto e ripido, l’unico pericolo è quello di scivolare e cadere sopra ai fichi d’india e le altre piante spinose delle Canarie !!!.

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30- Gigantesco esemplare di Euphorbia canariensis

31- Veduta dalla cima della Roque del Conde verso Las Americas, ai piedi la Caldera del Rey coltivata a bananeti e la cresta del Morro Negro a destra.

32- Veduta dalla cima della Roque del Conde verso il Morros del Viento già oggetto di salita

33- Veduta verticale verso il sottostante Barranco de Las Casas e l’abitato di Vento da cui si inizia l’escursione.

34-La verticale piattaforma rocciosa basaltica della Roque del Conde con numerosi esemplari di Euphorbia canariensis e Opunzie.

35- I basalti colonnari che caratterizzano la croce della cima della Roque del Conde.

36- La Costa Adeje vista dalla Roque del Conde.

37- La Roque Imoque della foto n.25 vista dalla cima della Roque del Conde.

38- Il versante Nord della Roque del Conde a sinistra e la Roque Imoque a destra, visti da Arona.

39- 40- Il versante Est della Roque del Conde visto dalla Caldera del Rey (foto n.31) che fa da protezione naturale alle coltivazioni di bananeti.

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41- Veduta della Caldera del Rey dalla cresta sovrastante denominata Morro Negro.

42- La cresta del Morro Negro con il versante Est della Roque del Conde e gli insediamenti turistici che si spingono in alto sulle pendici del monte.

43. La Caldera del Rey con il Morros del Viento sullo sfondo visti dall’interno della Wildlans cave.

44- Veduta dell’abitato di Los Cristianos e del Morros del Viento dalla cima del vulcanello Montana Chayofita che lo separa dall’abitato di Las Americas, nella speranza che non si risvegli mai come al contrario ha fatto proprio in questi giorni di nostra permanenza il Vulcano a Las Palmas.

45- La Roque del Conde ed il grande Golf club Las Americas visti dalla Montana Chayofita




LA GROTTA DELLA ROSA – MONTE CACAMILLO.

Luogo praticamente sconosciuto in quanto non riportato sia sulla cartografia che sulla bibliografia dei Monti Sibillini ma solo tramandato verbalmente dagli anziani della zona. La Grotta della Rosa è in realtà una alta cavità ma profonda solo pochi metri, situata a mezza quota al termine di una grande cresta rocciosa (faglia) che scende ripida nel versante Nord del Monte Cacamillo, in un luogo alquanto impervio e di difficile accesso. Secondo i racconti fu infatti utilizzato anche come nascondiglio dai Partigiani della vallata di Acquacanina-Bolognola durate la seconda guerra mondiale proprio per la sua difficoltà di accesso. Il suo nome deriva dal colore delle rocce della formazione geologica a Scaglia Rossa che la creano.

ACCESSO: La Grotta è stata raggiunta dalla Valle di Rio Sacro. Si percorre la Strada Provinciale n.47 che dal Lago di Fiastra sale verso Bolognola. Si raggiunge il comune di Acquacanina con le sue varie frazioni quindi dopo la frazione di Oppio si supera il fontanile presente al lato sinistro della strada e la frazione di Vallecanto, dopo circa 300 metri in una diretta si incontra il tratturo chiuso con sbarra che scende a destra con indicazione per la Valle di Rio Sacro dove si parcheggia (351965,6 E – 4764318,5 N; 770 m.).

DESCRIZIONE: Si scende per la strada chiusa fino al ponte sul Fiastrone quindi si riprende a risalire la valle fino a superare il punto di salita per la Grotta dello Scortico, già descritta nel sito, si prosegue e si giunge ad un ponticello di cemento dove il Rio Sacro forma un laghetto (351126,5 E – 4762277,1 N; 810 m; 30 minuti dall’auto).

Dal ponticello si percorrono 50 metri e si trova sulla sinistra della strada un omino di pietre che indica l’inizio di un vecchio sentiero che sale nel bosco. Il sentiero dopo pochi metri si fa subito ripido e sale verso sinistra (secondo omino di pietre) per condurre all’interno di un canale detritico all’interno del bosco che scende ripido sulla strada poco dopo il ponte ma che non è consigliabile risalire per il fondo sconnesso. Il canale è chiuso ai lati da paretine rocciose molto ripide, giunti quasi al suo termine si nota nel lato roccioso sinistro l’unico passaggio possibile che permette di superare il canale (2 omini di pietre che segnalano l’imbocco del sentiero).

Si prosegue nel sentiero che, sebbene non frequentato da anni, risulta sufficientemente visibile all’interno del bosco e che sale con numerosi tornanti in successione. Dopo circa 40 minuti di salita si incontrano incredibilmente anche due piattaforme di vecchie carbonaie. Quindi poco sopra si intercetta una lieve traccia che proviene da destra dalla Fonte Cereseto.

Proseguendo in ripida salita il bosco si impenna e si dirada permettendo all’erba di crescere facendo cosi perdere le tracce del sentiero. Si prosegue per altri 15 minuti sempre in salita accostandosi verso sinistra a costeggiare un ampio canale formato da recenti slavine che hanno distrutto una grande porzione di bosco. Giunti a circa 200 metri dal termine del bosco (351461,6 E – 4762113,7 N; 1050 m.) si traversa in quota verso sinistra nel tratto distrutto dalle slavine, con molta difficoltà a causa degli arbusti e piante divelte, in direzione della cresta rocciosa opposta dove si intravede già l’alto scoglio denominato “La Rosa”. Raggiunta la base della cresta rocciosa, in almeno 20 minuti di difficoltà, si deve trovare il punto più adeguato, meno ripido, per raggiungere la sua sommità, questo è il tratto chiave che ha presentato le maggiori difficoltà di salita per la ripidità, orientamento e prosecuzione. Giunti alla cresta si deve trovare quindi un punto dove il bosco prosegue sotto di essa e che permette di scendere in modo più sicuro dal versante opposto (351522 E -4762242,4 N; 1090 m.). Trovato il passaggio si prosegue ancora per 100 metri in quota tra alberi e ripidi prati fino a raggiungere, in altri 30 minuti (tempo totale di salita 2,15 ore e 5,2 chilometri di sviluppo), una seconda cresta rocciosa oltre la quale si apre la Grotta della Rosa. qui abbiamo notato una traccia, forse creata dagli animali, che ci ha condotto sotto al grande scoglio di roccia rossa che forma la grotta (351588,1 E – 4762271,8 N; 1150 m.). Questo ultimo tratto prevede la traversata su erba molto ripida e scivolosa (falasco) ma la presenza di alberi ci ha permesso di effettuarla in cordata utilizzando appunto gli alberi come punti di ancoraggio per una maggiore sicurezza.

DISCESA: Stesso itinerario di salita, per chi vuole ripercorrere l’itinerario senza difficoltà di orientamento almeno nel tratto di bosco danneggiato dalle slavine si consiglia di legare in modo ben visibile su alberi nei passaggi chiave delle strisce bianco-rosse tassativamente da rimuovere al ritorno.

1 – 2- La strada di Rio Sacro dopo il ponticello di cemento e l’omino di pietre visibile sul lato sinistro della strada che segna il punto di salita.

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3- Gli omini di pietra al termine del canale detritico segnano il passaggio sulle rocce di sinistra da cui inizia il sentiero che abbiamo trovato nel bosco.

4 – 5 – Il vecchio sentiero all’interno del bosco, ancora ben visibile nella parte bassa.

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6- La prima carbonaia con ancora dei frammenti di carbone a terra.

7- L’ultimo ripidissimo tratto di bosco prima di iniziare la traversata nel canale delle slavine.

8- Il tratto di bosco distrutto dalle slavine, sullo sfondo a destra il Pian Tertena e al centro il Monte La Banditella.

9 – 10- Il ripidissimo tratto di bosco distrutto dalle slavine.

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11- La ripidissima cresta rocciosa che si raggiunge dopo aver superato il tratto di bosco delle slavine.

12- Siamo in vista dello Scoglio della Rosa.

13 – 14 – Il superamento in cordata dell’ultimo tratto erboso molto scivoloso.

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15- Finalmente giunti sotto al grande scoglio, sullo sfondo il Monte Fiegni.

16 – 17- 18- 19 – La grande cavità poco profonda della Grotta della Rosa.

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20- La parte superiore dello scoglio che forma la Grotta della Rosa.

21- Veduta dall’interno della grotta con le pendici Est del Monte Val di Fibbia, a sinistra tra luce e ombra si nota lo scoglio che forma la Grotta dello Scortico.

22- Veduta dall’interno della grotta con le pendici Sud del Monte Val di Fibbia con la fascia di rocce a monte dei Cascinali.

23- Veduta dall’interno della grotta con la cima del Monte Val di Fibbia e la punta rocciosa de ” il Sasso” a destra.

24 – 25 – La parete laterale ovest che forma la grotta mette in evidenza la sua altezza.

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26 – Veduta del versante Sud-est del Monte Val di Fibbia dalla grotta.

27- Veduta del versante Sud del Monte Val di Fibbia dalla grotta con la zona dei Cascinali nel vertice in basso a sinistra.

28- Veduta dello Scoglio della Grotta della Rosa dall’inconfondibile interno della Grotta dello Scortico posta di fronte ma più a bassa quota.

29- A sinistra l’evidente Scoglio della Rosa situato a circa metà della faglia che scende dal versante Nord del M Cacamillo visto da Sasso di Monte Val di Fibbia, da sinistra il M. Cacamillo, M. Pietralata e M. Rotondo

30- L’itinerario di salita alla Grotta della Rosa visto da Sasso di Monte Val di Fibbia.

31- Pianta satellitare del solo percorso di salita, in rosso

32- Pianta satellitare dell’intero percorso di raggiungimento + salita.




LA EX MINIERA DI MANGANESE di Poggio San Vicino.

Ulteriore itinerario consigliato ad appassionati di grotte e mineralogia, permette di esplorare una lunga galleria della ex Miniera di Manganese di Poggio San Vicino. La miniera, attiva negli anni ’50 del secolo scorso, è stata abbandonata presto per la scarsità del minerale estratto, costituito da esclusivamente da Pirolusite, chimicamente Biossido di Manganese.

Le Marche sono scarse di luoghi mineralogici, grandi miniere di zolfo erano attive nel Pesarese fino agli anni 50 dello scorso secolo ma per il resto questa è una delle rare miniere aperte della nostra regione, in precedenza ho descritto l’itinerario per visitare la Miniera di Ferro di Pecorile.

La miniera si trova anch’essa nella parte settentrionale del gruppo montuoso del Monte San Vicino.

ACCESSO: Si raggiunge in auto il paese di Poggio San Vicino, un piccolo comune della Provincia di Macerata, dalla superstrada Vallesina (Fabriano – Ancona) all’uscita “Apiro-Mergo” proseguendo per la strada Provinciale n.9 quindi si devia per la strada Provinciale n.117 Esinante in direzione dell’Abbazia di S.Urbano proseguendo in direzione San Severino Marche -Apiro con deviazione per il paese di Poggio San Vicino per la strada Provinciale n.3 . Oppure da San Severino Marche in direzione di Cesolo per proseguire per Apiro per la strada Provinciale n.2 fino a Frontale. Qui si devia per la strada Provinciale n.52 fino a Poggio San Vicino.

Giunti alla chiesa si sale fino alla sommità del paese proseguendo in salita in direzione Loc.Palazzo-Domo, la strada poco dopo inizia a scendere con uno stretto tornante, si prosegue in discesa quasi al fondovalle fino al primo incrocio a destra per Cerqueto-Vallonga dove si parcheggia.

DESCRIZIONE: Dalla parte opposta dell’incrocio dove si è parcheggiato si trova un tratturo che scende verso il fosso (344087,1 E – 4804474,1 N; 390 m.) , dopo circa 100 metri si trova una deviazione a sinistra con indicazione per i “Ginocchielli di S.Romualdo” che consiglio di visitare, si prosegue a destra fino ad una seconda deviazione con cartello indicante a sinistra la prosecuzione per la Miniera di Manganese, non fatevi intimorire dall’indicazione di 4 km di percorso per la miniera perché da questo punto sono solo 1,5 km di distanza.

Si percorre il tratturo di fondovalle tra alta vegetazione per circa 1 km fino a raggiungere il fosso (343473,5 E – 4803824,7 N; 430 m.), lo si attraversa e si prosegue a destra in netta salita, dopo circa 200 metri si trova un tornante e la strada svolta a sinistra, dopo altri circa 300 metri si raggiunge il piazzale di ingresso della miniera, (massimo 1 ora dall’auto) sotto ad alte pareti rocciose (343336,3 E – 4803911,4 N; 535 m.). Percorrere con attenzione la galleria fino al termine dove devia a destra fino ad un pozzo che esce nella parete sovrastante. salendo dal piazzale della galleria a destra per traccia di sentiero si può raggiungere la sommità del pozzo verticale che esce alla base di una alta parete rocciosa dove si possono osservare ancora ampie porzioni di mineralizzazione a Pirolusite nera. Nel piazzale della miniera, scavando tra le pietre, si possono trovare ancora dei frammenti di Pirolusite dal caratteristico colore nero.

Al ritorno si consiglia di visitare i “Ginocchielli di S. Romualdo” proseguendo il sentiero intercettato all’andata, fino a raggiungere un lastrone di calcare grigio contrassegnato da una targa metallica dove, secondo la leggenda, alla sua base sono impresse le impronte del Santo che si trovava a percorrere la zona con un cavallo in direzione della vicina Valdicastro.

1-Il primo incrocio dove il cartello a sinistra indica la direzione per i “Ginocchielli di San Romualdo” mentre a destra si prosegue per la Miniera.

2- Il secondo incrocio con il cartello per la Miniera a terra che indica di proseguire a sinistra.

3- L’alta parete rocciosa sotto la quale si apre l’ingresso della miniera di Manganese.

4- 5 La galleria di ingresso, nel piazzale in particolare a destra della foto, scavando tra le pietre si possono trovare ancora dei frammenti di Pirolusite nera.

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6- Il sentiero è segnato CAI 178.

7- 8 – Dentro alla galleria.

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9 – 10 – 11- L’uscita superiore del pozzo verticale a ridosso della parete rocciosa.

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12- Anche intorno al pozzo si trovano ancora frammenti di Pirolusite

13- Porzioni di mineralizzazione a Pirolusite nera nella parete sopra al pozzo.

14 – 15 – 16 – 17- Frammenti di Pirolusite

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18- Campione mineralizzato ad ossidi di ferro.

19- I ginocchielli di San Romualdo.

Estratto di carta topografica della zona con indicato il sentiero per la Miniera di Manganese.




I TERRAZZI DA BRIVIDO DEI MONTI SIBILLINI – Parte 3

Dopo aver percorso la Cengia delle Ammoniti fino al Tempio della Sibilla ed oltre fino al Casale Pantanelli o alla cima del Monte Priora per qualche decina di volte, insieme a Luca e Manuel, ho raggiunto la cima dei sei torrioni di Grottoni della Priora per vedere il panorama mozzafiato che offrono sulla sottostante valle del Tenna, dall’Infernaccio a Capotenna e sui vari canyon del versante Nord del Monte Sibilla, dai fossi di Mèta a Le Vene fino ai Fossi della Corona e della Sibilla che scendono verticalmente sulla valle, oggetto di vari itinerari di discesa con tecniche di torrentismo.

L’itinerario per raggiungere la Cengia delle Ammoniti e il Tempio della Sibilla è descritto nel mio secondo libro “IL FASCINO DEI MONTI SIBILLINI” consultabile alla voce “Pubblicazioni”.

Una volta giunti al Tempio della Sibilla si scende nel primo torrione sottostante proseguendo la cresta in discesa poi, traversando nei ripidi pendii sottostanti la cengia, senza necessariamente raggiungerla, si raggiunge la cima degli altri quattro ritornando indietro in direzione del Casale dei Grottoni da cui inizia la cengia delle Ammoniti.

Il quinto torrione si raggiunge direttamente dalla vecchia fonte posta sulla sella, poco prima del Casale dei Grottoni e, da qui, si scende riprendendo il sentiero di raggiungimento, proveniente dal Romitorio di San Leonardo.

Dai torrioni si può osservare il fondo della valle situato ben 500 metri più in basso, chiaramente fare molta attenzione a sporgersi sulle cime dei torrioni, si consiglia di coricarsi a terra sul bordo per avere una migliore visione e godere così in sicurezza il balzo aereo mozzafiato.

1- Il Casale dei Grottoni e il sentiero della Cengia delle Ammoniti che passa sotto alla barriera rocciosa sovrastante

2 – 3- Il Tempio della Sibilla.

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4- Scendendo dal Tempio verso la sommità del primo torrione.

5- L’arco di roccia del Tempio della Sibilla visto dalla sommità del primo torrione.

6- Il primo torrione sotto al Tempio della Sibilla

7- Camoscio all’incrocio delle due frecce, sul secondo torrione

8- Veduta verso il fondo valle dal primo torrione, in fondo la strada per Capotenna.

9- La sottile cresta sommitale del primo torrione, sullo sfondo Capotenna e la Valle Lunga.

10 – 11- Veduta in verticale dal primo torrione

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12- I lati Ovest del secondo e del terzo torrione visti dal primo.

13- il camoscio della foto n..7 risale tra luce ed ombra verso la sommità del secondo torrione dove siamo noi.

14- Dopo alcuni minuti ci ha raggiunto.

15- Ne emerge un secondo e proseguono verso la cengia delle Ammoniti

16- I due camosci salgono verso la cengia tra liscissime pareti rocciose

17- 18- Di vedetta sotto alla Cengia delle Ammoniti

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19- Le verticali pareti con un inciso canale tra il primo ed il secondo torrione.

20- Il lato Est del primo torrione visto dal secondo.

21-Veduta in verticale dal secondo torrione

22- In successione i lati Ovest del terzo, quarto e quinto torrione.

23- Particolare della cima del terzo torrione.

24- 25- Frana sulla sommità del secondo torrione.

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26- Il terzo torrione

27- Il quarto e quinto torrione visti dal terzo.

28- Veduta in verticale dal terzo torrione, in fondo la strada per Capotenna.

29- Il secondo torrione con la frana delle foto n.24-25 visto dal terzo torrione, in alto la cima del Pizzo Berro.

30- Veduta in verticale dalla cima del terzo torrione

31- Ci avviciniamo al quarto e quinto torrione

32- Agrifoglio sulla cima rocciosa del terzo torrione.

33- Veduta dal terzo torrione verso i segni della frana prodotta dal terremoto dell’ottobre del 2016 che ha formato il laghetto all’interno della valle del Tenna, poco prima de Le Vene..

34- Il lato Ovest del quarto torrione.

35- Il versante Nord de Le Vene del Monte Sibilla.

36- Il Fosso Le Vene nel versante Nord del Monte Sibilla.

37- La prima parte del Fosso Le Vene nel versante Nord del Monte Sibilla.

38- La seconda parte del Fosso Le Vene nel versante Nord del Monte Sibilla, la grande cascata di oltre 70 metri rimane nascosta dalla roccia..

39- La parte centrale del Fosso della Corona, a destra del fosso Le Vene.

40- Luca, in alto, scende verso la sommità del quinto torrione

41- La cima del quarto torrione

42- Risalita verso il quinto torrione, alle spalle il quarto e a destra il terzo torrione

43- In successione da sinistra il quarto, il terzo ed il secondo torrione

44- La cima del quinto torrione e a destra più in basso, il quarto torrione

45- Il Casale dei Grottoni visto dal quinto torrione.

46- La frana del torrione destro orografico del fosso Le Vene prodotta dal terremoto dell’ottobre del 2016 che ha formato il laghetto all’interno della valle del Tenna.

47- In cima al quinto torrione, di fronte il versante Nord del M. Sibilla.

48- Il versante Ovest del Monte Zampa ed il bosco di Mèta.

49- La Cengia delle Ammoniti (percorso in rosso) e i cinque torrioni raggiunti (percorso in giallo) visti dal Monte Sibilla.




Evento




MONTE VETTORE PER IL CANALE SINISTRO DIRETTO ALLA VETTA – Versante Sud.

In una afosissima giornata che a malapena ci faceva osservare i vicinissimi Monti della Laga e mi ha limitato il numero delle immagini che avrei potuto allegare nella descrizione dell’itinerario, abbiamo risalito un canale più a sinistra del canale diretto alla vetta del Monte Vettore, (o anche il canale compreso tra il canale del Santuario e il Canale Diretto alla Vetta) come definito nel libro “GUIDA DEI MONTI SIBILLINI” del CAI Ascoli Piceno del 1983, già oggetto di nostra salita invernale di diversi anni fa di cui ho riportato alcune immagini nel mio libro “IL FASCINO DEI MONTI SIBILLINI” del 2014.

Osservando successivamente le descrizioni e relative immagini delle vie del versante Sud-est del Monte Vettore di alcuni libri in commercio (commentati al termine della descrizione della via), mi sono accorto che la via invernale che abbiamo percorso e la successiva ripetizione estiva, è una nuova via alpinistica del versante, compresa tra il canale del Santuario e il Canale Diretto alla Vetta.

Il canale è caratterizzato nella prima parte a monte del sentiero della Costa la Monna da un ripido scivolo ghiaioso che si sale sul lato erboso e a circa 1900 metri da un restringimento in corrispondenza di una fascia rocciosa che richiede una maggiore attenzione nel suo superamento. Oltre la fascia rocciosa prosegue su pendio erboso meno ripido fino ad intercettare, a quota 2100 metri, il sentiero che dalla Fonte delle Ciaole conduce alla captazione all’interno del canale diretto e quindi alla croce del Monte Vettore, già oggetto di nostra salita descritta nel presente sito.

ACCESSO: L’itinerario prevede come base di partenza la località Piè Vettore, da dove inizia il Sentiero dei Mietitori, che si raggiunge in auto dopo 500 metri da Forca di Presta scendendo verso Pretare – Montegallo. Trecento metri prima del primo tornante si nota sulla sinistra un primo nucleo boschivo e sulla destra un ampio piazzale dove si parcheggia. Nel prato pianeggiante sopra strada una volta erano presenti dei pali che segnavano l’inizio del “Sentiero dei mietitori” (358827 E – 4739979 N, 1380 m.).

DESCRIZIONE: Si percorre il sentiero dei Mietitori per circa 200 metri quindi, senza percorso, si risale per altri 200 metri di dislivello il pendio verso nord-ovest caratterizzato da arbusti nani di ginepro e uva orsina in direzione del Canalone del Mezzi Litri che scende dal pendio sottostante la Forca delle Ciaole. L’imbocco del canalone è caratterizzato da ghiaioni di breccia rossastra e blocchi di conglomerato posti a strati nella sponda sinistra (358801 E – 4740792 N, 1560 m.) . Proprio alla base di tali blocchi inizia verso destra in direzione nord in salita una traccia di sentiero indicato con frequenti omini di pietra che man mano si fa più evidente (25 minuti dall’auto).
            Il sentiero diventa pianeggiante ed inizia ad attraversare una bellissima zona caratterizzata da spuntoni rocciosi sparsi a valle e a monte, si continua sempre il quota superando in successione alcuni dossi e creste erbose. Dopo circa 1000 metri dall’inizio del sentiero nel Canale dei Mezzi Litri, si raggiunge un ampio ripido canale (60 minuti dall’auto, 359334,1 E – 4741567,8 N; 1740 m.), caratterizzato da uno scivolo ghiaioso nel suo fondo e da una barriera rocciosa in alto. Si inizia a salire verso la barriera rocciosa passando nel lato erboso destro fino a raggiungere, in circa 30 minuti, il restringimento roccioso. Ci si addentra nel canale dove si nota, sulla destra di due torrioni rocciosi, una rampa erbosa (359233,3 E – 4741801,4 N; 1935 m.) che permette di risalire il canale fino al termine della barriera rocciosa, tenendosi sempre sulla sponda destra più erbosa. Questo tratto è il più impegnativo e richiede attenzione in quanto ripido e caratterizzato da roccette ed erba. La parte superiore del canale è caratterizzato invece da pendii erbosi non eccessivamente ripidi che in circa 200 metri di dislivello permettono di intercettare, in altri 30 minuti, il sentiero (359040,1 E – 4742013,2 N; 2150 m.) che dal Casale – Fonte delle Ciaole verso destra, conduce alla captazione (359238,2 E – 4742197,7 N; 2200 m.) all’interno del canale diretto alla Vetta da cui, in circa 40 minuti di ripida salita si raggiunge la cima del Monte Vettore in corrispondenza della croce, (vedere itinerario MONTE VETTORE DALLA FONTE DELLE CIAOLE PER IL CANALE SUD). Il giorno della salita, per motivi di tempo, non siamo saliti fino alla cima del M.Vettore per il sentiero per la Fonte delle Ciaole ma il pendio sovrastante era stato già da noi esplorato e addirittura siamo ridiscesi per lo stesso canale di salita.

RITORNO: Se si raggiunge la cima del Monte Vettore, in 2,5 ore si può scendere dal sentiero classico per Forca di Presta e da qui per strada asfaltata si scende a Piè Vettore dove si è lasciata l’auto. Oppure una volta raggiunto il Rifugio Zilioli alla Forca delle Ciaole si scende liberamente il pendio sottostante in direzione della piattaforma erbosa dove sorge il visibile Casale delle Ciaole (358548,7 E – 4741644,5 N; 2060 m.) . Continuando in discesa il pendio si restringere per formare, più a valle, il Canale dei Mezzi Litri (358624,2 E – 4742197,7 N; 1840 m.) che riporta esattamente nel punto di inizio del Sentiero della Costa La Monna da cui si è partiti. Questo itinerario di discesa è sicuramente più breve (2 ore) ma più impegnativo per la presenza di tratti erbosi e rupestri ripidi nella parte iniziale del Canale dei Mezzi Litri. E’ possibile anche scendere direttamente dal canale di salita per riprendere il sentiero della Costa La Monna ma è consigliato solo ad escursionisti esperti in quanto il tratto roccioso all’interno del canale è piuttosto ripido.

1- Il sentiero della Costa La Monna si snoda in quota su un pendio molto ripido.

2- Il canale compreso tra il canale del Santuario e il Canale Diretto alla Vetta con la barriera rocciosa in alto ed il suo caratteristico scivolo ghiaioso al suo interno, si risale la sponda erbosa destra .

3- La salita del primo tratto del canale, su pendio erboso di circa 40-45 gradi.

4- La cima della Piramide visibile sulla destra del canale.

5 – 6- La barriera rocciosa a quota 1900 metri chiude il canale, a prima vista non si vede la possibilità di risalita.

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7- Poi, entrando al suo interno si nota che il canale prosegue.

8- Risalita del restringimento del canale.

9- Al centro del canale si notano due torrioni rocciosi e la rampa erbosa che permette di aggirarli sulla destra.

10-11-12- Avvicinamento alla rampa erbosa ancora più visibile.

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13- Il restringimento del canale visto dalla rampa erbosa

14- 15- Il pendio parallelo, più roccioso e degradato, del Canale Diretto alla Vetta.

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16- Il ripidissimo pendio oltre il quale si apre l’Aia della Regina, in alto è visibile la cima della Piramide..

17- Ononis cristata Mill. subsp. apennina nel pendio del canale di salita.

18- Gypsophila repens sul sentiero della Costa La Monna.

COMMENTO ALLA BIBLIOGRAFIA PUBBLICATA:

Nel libro “GUIDA DEI MONTI SIBILLINI” del CAI Ascoli Piceno del 1983 viene indicato il tracciato e descrizione della via invernale del “Canale del Santuario” n.3.15 e del “Canale Diretto alla Vetta” n.3.14, ho riportato il tracciato della nostra via indicata in rosso e, come visibile, passa tra le due in un canale non indicato.

Nel libro “GHIACCIO D’APPENNINO” di C. Iurisci del 2012 nella immagine di pagina 104 vengono indicati il tracciato della via invernale n.27 senza inserire la descrizione e del “Canale Diretto alla Vetta” n.28 con relativa descrizione, secondo questa immagine la nostra via passa in corrispondenza della via n.27.

Ma successivamente nella immagine a pagina 106 dello stesso versante vengono riportate entrambe le vie n.27 e 28 ma il tracciato della via n.27 è spostato più a sinistra dove in realtà passa la via “Canale del Santuario”, come giustamente indicato nel libro “GUIDA DEI MONTI SIBILLINI” del CAI Ascoli Piceno del 1983 , nella immagine ho riportato la nostra via indicata in giallo e passa tra le due, n.27 e n.28, in un canale non indicato.

E come visibile non viene riportata la descrizione della via n.27 indicata nelle foto di pagina 104 e 106 (canale del Santuario) ma viene riportata al n.27 la descrizione della via “Canalone Nord” al Pizzo del Diavolo con relativo numero nella immagine a pagina 103 che non ha nulla a che fare con la via n.27 indicata nelle immagini del Versante Sud-est del Monte Vettore di cui pertanto non si ha descrizione e sovrapposizione di numerazione.




MONTE TORRONE Salita diretta per la cresta Est.

La cresta Est del Monte Torrone sale in verticale leggermente sulla sinistra della Fonte del Pastore, a monte di Santa Maria in Pantano, per culminare in realtà sulla cima denominata Sasso D’Andre’ da cui la cima principale del Monte Torrone è collegata tramite il cosiddetto “intaglio” o “sella del torrone”.

La ripida e rocciosa cresta la avevamo osservata in occasione della salita, effettuata nell’ottobre 2020, alla cresta Est del Monte Banditello posta parallelamente più a Nord di circa 2,5 km.

La cresta di salita è impegnativa in quanto presenta dei risalti su erba ripida alternata da roccette ed è consigliata solo a salitori esperti che si sanno muovere su terreni ripidi, è interessante in quanto si svolge in una zona dei Monti Sibillini poco frequentata e lontana dai classici percorsi escursionistici che si limitano a percorrere la cresta Cima delle Prata-Monte Banditello-Monte Torrone-Monte Vettore che si può raggiungere o da Altino o da Foce nel versante opposto. La salita, come al solito, non è descritta nella bibliografia ufficiale dei Monti Sibillini.

Una volta raggiunta la cima del Monte Torrone si consiglia di proseguire fino a raggiungere la cima del Monte Vettore salendo così uno dei maggiori dislivelli dei Monti Sibillini di oltre 1400 metri .

ACCESSO: L’itinerario inizia da Colle (1015 m.) , frazione di Montegallo, che si raggiunge in auto da Balzo, sede comunale di Montegallo.

DESCRIZIONE: Dal fosso che scende nei pressi dei giardini pubblici di Colle si prende l’ampio tratturo segnalato (361471,1 E – 4744385,6 N; 1020 m.) che sale in direzione di Santa Maria in Pantano. In circa 30 minuti si raggiunge i ruderi della chiesetta si continua nel bosco in salita per il sentiero n.131 (con indicazione Monte Vettore, 361154,3 E – 4745573,7N; 1160 m.) e dopo numerosi tornanti in altri 30 minuti si raggiunge il pianoro erboso della Fonte del Pastore (360277 E – 4745305,8 N; 1530 m.). Alla fonte si ignora sia il sentiero che prosegue a destra (Nord) verso Fossa Medica per uscire sulla cresta tra il Monte Banditello ed il Sasso D’Andre’, sia il sentiero a sinistra (Sud-ovest) che prosegue in direzione del Sassone – Monte Vettore e si inizia invece a salire liberamente sul pendio erboso sovrastante mantenendosi a sinistra della franosa parete di conglomerato che caratterizza la conca dove è posta la fontana, dirigendosi in direzione della cresta rocciosa che sovrasta la zona alcune centinaia di metri più in alto (foto n.1).

In circa 20 minuti si raggiungono i primi contrafforti rocciosi della cresta di salita (359882,6 E – 4745045,2 N; 1725 m.) oltre i quali si apre un ripido canalone erboso che scende verso valle, si traversa il canalone in salita verso sinistra per raggiungere la base di un alto sperone roccioso, che i valligiani chiamano in realtà il Sasso D’Andre’ . Si è raggiunto così il tratto iniziale della cresta ed anche il più impegnativo in quanto ripidissimo.

Si sale in verticale tra roccette e ripidi pendii erbosi mantenendosi verso destra per aggirare il torrione e riprendere il filo d cresta alla sua sommità.

Oltre il torrione la cresta si apre un ripiano erboso da cui scende verso Sud un profondo canalone erboso verso il Fosso di Casale. Si prosegue sempre sul filo di cresta che impenna di nuovo in corrispondenza di una seconda cima rocciosa. Si prosegue con questo susseguirsi di altri tre tratti di cresta rocciosa alternati a ripiani erbosi con canaloni che scendono ripidi verso sinistra, fino a giungere, in poco più di un’ora dall’inizio della cresta, sulla cima rocciosa di quello che attualmente è riportato sulle carte con il nome di Sasso D’Andre’ (359251,7 E – 4745149,5 N; 2100 m.). Dalla cima si scende per il cosiddetto “intaglio del Torrone” e si raggiunge la vera cima del Monte Torrone a 2117 m. (359000,2 E – 4744952,7 N).

N.B. La denominazione “Sasso d’Andre'” della cima di quota 2100 m. risale alla fine degli anni 1990 – inizi degli anni 2000 in quanto non è riportata nelle carte SER storiche, nella vecchissima cartina Kompass dei Monti Sibillini del 1985 e neppure nella prima cartina del Parco dei Monti Sibillini del 1993 del Club Alpino Italiano sezione di Ascoli Piceno, per cui sembra apparire dal nulla nelle nuove cartine pubblicate nei primi anni 2000 e forse erroneamente in quanto, secondo i valligiani, il vero “Sasso d’Andre'” sarebbe il primo torrione roccioso di forma triangolare proprio di questa cresta che abbiamo percorso e non la cima finale prima dell’intaglio del Torrone per cui sembra che ci sia stata una traslazione in quota del toponimo.

DISCESA: Si hanno due possibilità.

1- Il tragitto di discesa più breve consiste nel percorrere la cresta che dal Sasso D’Andre’ scende verso Nord in direzione del Monte Banditello – Cima delle Prata fino a Fossa Medica (359774,8 E – 4746627 N; 1815 m.). Alla forcella anziché risalire per il Monte Banditello si scende a destra nel versante Est per il sentiero appena accennato segnato con ometti di pietre che in circa un’ora raggiunge il casale (360197,2 E – 4745663,1 N; 1605 m.) sovrastante la Fonte del Pastore (360277 E – 4745305,8 N; 1530 m.) con i suoi caratteristici blocchi di conglomerato, quindi sempre in discesa, in altri 30 minuti circa raggiunge la chiesina di Santa Maria in Pantano, ridotta purtroppo ormai ad un cumulo di macerie da dove si è partiti.

2- L’altro tragitto di ritorno più breve ma più impegnativo, che abbiamo percorso noi invece, prevede la discesa senza tracciato su ghiaia ed erba ripida direttamente nel Fosso di Casale sottostante l'”intaglio del Torrone” fino a raggiungere, molto più in basso, il sentiero che dalla Fonte del Pastore (360277 E – 4745305,8 N; 1530 m.) sale verso il Sassone a prosegue verso la cima del Monte Vettore. Raggiunto il sentiero in una zona attualmente franata lo si prende in discesa a destra fino alla Fonte del Pastore per poi scendere dall’itinerario di salita fino a santa Maria in Pantano e proseguire fino a Colle.

1- La Fonte del Pastore e la sovrastante cresta rocciosa di salita, a destra invece i friabili torrioni di conglomerato che caratterizzano la conca della fonte.

2 – 3- Avvicinamento alla cresta Est del M. Torrone.

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4 – Giunti al primo risalto roccioso che i valligiani chiamano “Sasso d’Andre'”.

5- Il primo risalto che reca alcuni franamenti prodotti dal terremoto del 2016, sullo sfondo la Cima di Pretare.

6- Ci accingiamo a risalire il primo torrione roccioso

7- Alla base del torrione osserviamo un abbassamento del terreno di circa 50 centimetri prodotto dal terremoto del 2016.

8 – 9 – 10- Momenti di salita del primo risalto roccioso su terreno che si fa sempre più ripido.

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11- Veduta verso valle, spuntano le cime di due singolari torrioni, uno triangolare e uno a punta.

12- Veduta quasi in verticale verso la fonte del Pastore, visibile nella conca giallastra sopra al bosco.

13- A sinistra Sasso Spaccato con la frana riportata in un precedente articolo e la Cima di Pretare sullo sfondo, in primo piano la zona denominata “le pianelle”.

14- Il secondo risalto roccioso.

15- Sulle roccette del secondo risalto.

16- Il primo risalto visto dal ripiano erboso soprastante.

17- Uno dei ripidi canali che scendono dal versante Sud della cresta verso il sottostante Fosso di Casale.

18- La mia ombra si riflette sulle rocce dei salti successivi, sullo sfondo già si vede la cima del Monte Torrone.

19 – 26 – I risalti successivi verso la cima del Sasso d’Andre’.

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27- Le ultime roccette prima della cima attualmente denominata Sasso d’Andre’.

28- Giunti in cima, la cresta che dalla Cima delle Prata sale per il M. Banditelo e il Sasso d’Andre’, sullo sfondo a sinistra il M. Sibilla.

29- La cima del M. Torrone, sullo sfondo emerge il Pizzo del Diavolo e la Cima del Redentore.

30- Il solito penoso sasso di cima addirittura con doppia scritta, emergono conflitti di interesse !!!.

31- La cima che attualmente viene chiamata Sasso d’Andre’ e il cosiddetto intaglio del Torrone.

32- Anche sul Monte Torrone altro penoso sasso., possibile che nessuno riesce a fermare questo scempio !

33- La cresta Ovest del Monte Torrone, già oggetto di nostra salita descritta nel sito.

34- Il PIzzo del Diavolo visto dal Monte Torrone.

35- Le grandi conoidi detritiche accumulate ai piedi del Pizzo del Diavolo dopo le scosse sismiche dell’Ottobre 2016.

36- Il “Pulpito” alla base della parete Est del Pizzo del Diavolo.

37- Discesa “rapida” nel Fosso di Casale.

38- Ma anche discesa “ripida”.

39- Sopra di noi i vari risalti rocciosi che abbiamo risalito in cresta.

40- Una grande frana prodotta forse da slavine ha cancellato un bel tratto del sentiero che dalla Fonte del Pastore sale verso il Sassone per il Monte Vettore..

41- A sinistra in alto il Sassone nel sentiero che sale verso il Monte Vettore.

42- Nel sentiero che dal Fosso di Casale ci riporta verso la Fonte del Pastore passiamo sotto ai torrioni a destra le cui cime sono visibili nella foto n.11

43- Allium coloratum

44- Echinops ritro sul sentiero sotto alla fonte del Pastore

45- La cresta di Salita vista da Balzo di Montegallo.

46- La cresta di salita vista da Cima di Pretare.

Pianta satellitare del percorso con <.

PERCORSO DI SALITA : ROSSO

PERCORSI DI DISCESA : GIALLO




VERSANTE NORD DEL MONTE SIBILLA Ancora effetti del terremoto del 2016.

Da una attenta visione effettuata dalla cima del Pizzo Regina sul versante Nord del Monte Sibilla avevo notato un esile sentiero che, dalla cresta Ovest, scendeva su un ghiaione sottostante per poi traversare in quota sotto cresta e collegarsi al sentiero che sale dal Casale della Sibilla per uscire in cresta in prossimità del termine della strada.

Incuriosito da questo esile tracciato avevo notato anche che attraversava una zona caratterizzata da una profonda frattura longitudinale.

Un esame delle immagini satellitari storiche ed attuali del versante Nord del Monte Sibilla sembravano dare l’impressione che tale frattura avesse subito una sensibile trasformazione dopo il sisma del 2016.

Chiaramente con la curiosità che ho ho raggiunto la zona per vedere sia il sentiero che la frattura.

Sono partito dal Rifugio Sibilla e percorrendo la strada sono salito sulla cresta Ovest, poco prima del termine della strada, in corrispondenza di una rampa erbosa che conduce ad un profondo intaglio della cresta da cui discende il sentiero osservato dalla Priora e che si stacca dal sentiero di cresta che conduce alla cima del M. Sibilla.

Il sentiero scende ripidamente nel ghiaione sottostante, una lieve traccia si dirige a destra verso l’imbuto Nord de “Le Vene” dove rappresenta la impegnativa uscita dei tre percorsi paralleli di difficoltà crescente con l’altezza, che permettono di attraversare il ripidissimo l’imbuto del versante Nord del M. Sibilla (descritti nel presente sito o in altra bibliografia).

La traccia più evidente piega invece in direzione Ovest parallela alla sovrastante cresta per poi ridiscendere ulteriormente, prosegue sul bordo della frattura osservata dalla Priora per congiungersi più avanti con il sentiero che sale fino in cresta dal sottostante Casale della Sibilla, posto diverse centinaia di metri più in basso.

Pertanto l’esile traccia è probabilmente un tracciato percorso dai pastori che portavano le greggi al pascolo nei prati sovrastanti il Casale della Sibilla e scavalcare nel versante Sud ed è la via più breve per raggiungere la cima della Sibilla per chi sale dal Casale.

La frattura osservata da lontano è una ampia e impressionante trincea longitudinale lunga un centinaio di metri prodotta da terremoti storici ed ampliata in larghezza e profondità dal terremoto del 2016 come dimostrano le rocce rotte e di colore più bianco che sono venute alla luce dopo il sisma (che erano protette dagli agenti atmosferici dalla terra che poi ha subito un abbassamento del livello) presenti nel bordo a monte.

Di seguito le immagini dell’escursione.

1- La valle del Lago di Pilato vista dalla strada del M.Sibilla.

2- Il casale della Banditella sul versante Sud-est del M. Sibilla, sopra il Sasso di Palazzo Borghese, a destra il M. Porche e a sinistra il M. Argentella.

3- La cima del M. Sibilla vista a monte del cssale della Banditella, in primo piano Verbascum longifolium.

4- I ripidi contrafforti erbosi del versante Sud del M. Sibilla precipitano verso la vallata di Foce.

5- IL casale della Banditella.

6- Il ripido Fosso del Balzo che d’inverno convoglia le slavine fino alla strada per Foce.

7- Il sentiero che dalla cresta Ovest del M. Sibilla scende nel versante Nord, a destra l’inconfondibile profilo della cima del M. Sibilla.

8- I versanti Sud del Monte Priora o Pizzo Regina a destra ed del Pizzo Berro a sinistra.

9- Grandissimo cuscinetto di Arenaria bertoloni nel ghiaione Nord del M. Sibilla.

10- Dettaglio dell’Arenaria bertoloni.

11- La piccolissima ombrellifera Bunium petraeum tra le pietre del ghiaione.

12- Armeria canescens.

13- Astragalus australis

14- Il raro Trifolium noricum subsp.praetutianum

15- Isatis allionii caratteristica dei ghiaioni

16 – Il sentiero attraversa il ghiaione e scende verso il Casale della Sibilla, visibile come punto bianco nel tratto più verde del pendio al centro della foto.

17- Il malridotto Casale della Sibilla

18- Gli imponenti torrioni dei Grottoni della Priora.

19- La cengia delle ammoniti ed il tempio della Sibilla al centro della foto, sulla sommità dei Grottoni.

20- Veduta verso nord con il PIzzo con il lungo canalone erboso che scende verso il fiume Tenna ed il grande scoglio a sinistra denominato “il castello”..

21- Grandi frane prodotte dal terremoto del 2016 nel versante Est di Cima Cannafusto.

22 – 23 -La grande trincea a mezza costa nel versante Nord del M. Sibilla prodotta da terremoti storici ed ampliata sensibilmente dal terremoto del 2016, nel primo tratto non è ricresciuta neppure l’erba.

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24- La trincea in tutta la sua lunghezza, di circa 100 metri.

25 – 26 – 27- L’abbassamento del fondo della trincea visibile dalla differenza di colore della roccia, quella bianca era quella che stava sottoterra prima del terremoto.

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28- La parte terminale della trincea, ben visibile il cambio di pendenza del versante.

29- Anche nel versante Sud della cresta Ovest del M. Sibilla le trincee storiche già presenti si sono allargate ed abbassate ulteriormente.

30 – La cresta Ovest del M. Sibilla con l’intaglio erboso dove è presente la traccia di sentiero che scende nel versante Nord verso il Casale della Sibilla.

31- Il versante Nord del M. Sibilla verso Cima Vallelunga con il lungo ghiaione bianco dove scende il sentiero percorso.

32- Il versante Nord de “Le Vene” sulla verticale della cima del M. Sibilla, sullo sfondo il M.Zampa, nella cresta di fronte ci sono ben 3 tracciati paralleli di difficoltà crescente con la quota che permettono di attraversare il grande imbuto.

33- Il ripidissimo imbuto de “Le Vene” sulla Nord de M. Sibilla, di fronte i Grottoni della Priora.

34 – La cima del M. Sibilla vista arrivando dalla cresta Ovest.

36 – Edraianthus graminifolium sul sentiero di cresta, nei pressi della cima.

37 -38 – La cima del M. Sibilla.

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39- La “corona” del M: Sibilla nel tratto attrezzato della cresta Est.

40- La cima del M. Sibilla vista arrivando dalla cresta Est con la caratteristica “corona” di rocce.

41 – Immagine satellitare della frattura sul versante Nord del M- Sibilla, Anno 2013

42 – Stessa immagine satellitare della foto n.41 ma scattata nel 2019, si nota una variazione dell’aspetto della trincea dopo il sisma del 2016.

43 – Pianta satellitare del percorso.




CROCE DI MONTE ROTONDO da Macereto.

Itinerario di salita al margine del gruppo dei Monti Sibillini ad una cima, la Croce di Monte Rotondo, poco conosciuta e frequentata eppure molto panoramica, riportato con il numero 279 sulla cartina dei Monti Sibillini ma non dettagliatamente descritto in alcuna guida e per questo l’ho riportato nella sezione nuove salite anche se conosciuto da molti.

Percorso facile ma di tutto rispetto, infatti presenta un dislivello in salita di 850 metri con 10 chilometri di sviluppo, più interessante d’inverno con neve in quota perché permette di raggiungere più brevemente la Croce di Monte Rotondo ed il Monte Rotondo stesso che invece, in questa stagione, risulta meno accessibile.

ACCESSO: Si raggiunge con l’auto il Santuario di Macereto da Visso, dietro al santuario si gira a destra in direzione di Ussita e si prosegue per circa due chilometri su comoda strada asfaltata fino al valico delle Arette dove in corrispondenza di un ampio slargo, convergono altre due strade sterrate e si parcheggia l’auto in modo da far passare gli automezzi dove è presente un grande abbeveratorio per i bovini sulla sterrata che sale verso il M. Careschio (347779,2 E – 4758482 N; 1115 m.).

DESCRIZIONE: Dal parcheggio si prende il tratturo che sale sopra strada e che si dirige in direzione Nord. Lo si segue per circa 800 metri fino ad un bivio (347887,2 E – 4759319 N; 1160 m.) dove si lascia il tratturo che gira nettamente destra e si individuano ben 3 sentieri. Si prende il primo sentiero a destra che inizia a salire verso la pineta sovrastante in direzione Nord-est. Il sentiero centrale proviene da Cupi di Visso mentre quello di sinistra proviene direttamente dal Santuario di Macereto da cui si può anche partire.

Dopo 500 metri di salita si raggiunge la base della pineta ed il sentiero cambia direzione, si sale verso Est sempre al margine del bosco, dopo circa 600 metri si attraversa un ampio canalone (348759,4 E – 4759566,5 N; 1345 m.) e dopo altri 500 metri si esce in un canale erboso in corrispondenza dei Piani di Pao dove in breve si intercetta il tornante più basso della strada Casali – Fiastra – Rifugio del Fargno. In questo canalone erboso abbiamo scoperto che, reso praticamente invisibile da un grosso nucleo di ramno alpino, c’è un vecchio casaletto di pietra che conserva ancora l’arco della porta, foto n.13 -14 /349484,6 E – 4759352 N; 1530 m.), chiaramente d’inverno i ruderi del casale sono perfettamente visibili. Il luogo è riportato nella planimetria satellitare ingrandita foto n.18.

Raggiunta la strada sterrata si può risalire il pendio erboso su traccia di sentiero che permette di tagliare il pendio ritrovandosi sul tornante superiore, tagliando ancora in salita ci si ritrova direttamente sul tratto di strada superiore in corrispondenza della cresta spartiacque, poco sopra la deviazione del tratturo che conduce al Casale Gasparri, nell’alta valle di Rio Sacro (1,3 ore dall’auto, 349926,1 E – 4759204,2 N; 1650 m.).

Dalla cresta si sale in direzione Sud-est verso le barriere antivalanghe presenti nel versante Ovest della Croce di Monte Rotondo, continuando sulla cresta sovrastante le barriere si raggiunge la gigantesca croce di cima in altri circa 30 minuti di aerea salita (350795 E – 4758482,8 N; 1930 m.).

Dalla cima della Croce di Monte Rotondo proseguendo la cresta in altre due ore di salita si può raggiungere la cima del Monte Rotondo scendendo dapprima verso La Banditella dove si intercetta un sentiero che sale dal Casale Gasparri sottostante e prosegue per la cresta Ovest fino alla cima.

DISCESA: Stesso itinerario.

1- Il gruppo del Monte Bove visto dalle Arette da cui si parte per l’itinerario proposto.

2- Il Monte la Banditella con la pineta al cui margine inferiore sale l’itinerario proposto.

3- La seconda parte dell’itinerario con i prati dei Piani di Pao e la lontana Croce di Monte Rotondo.

4- salita della cresta per la Croce di Monte Rotondo in corrispondenza delle barriere antivalanghe

5- Veduta verso Ovest con il Monte Cardosa a sinistra e le frazioni di Ussita nella vallata sottostante.

6- Veduta verso Nord-ovest con il Santuario di Macereto che si staglia nel bosco poco a destra dell’ultima barriera antivalanga.

7- Veduta verso Nord con la strada che prosegue verso Fiastra, il Monte val di Fibbia a destra con la vallata di Rio Sacro sottostante. Lontano sullo sfondo si nota il Monte San Vicino e la vallata di Camerino.

8- Giunti in prossimità della cima caratterizzata dalla alta croce metallica, a sinistra il Monte Rotondo con la cresta di salita consigliata.

9- Veduta verso Sud con, da sinistra, il M.Acuto, il Pizzo Tre Vescovi, il Pizzo Regina, il Pizzo Berro, Cima Vallelunga lontanissima e il M. Bove Nord a destra.

10- L a dolomitica parete del Monte Bove Nord.

11- La Euphorbia gasparrinii subsp. samnitica, endemismo dell’Appennino, particolarmente abbondante nella zona.

12- Nonostante la siccità la orchidea Anacamptis pyramidalis riesce a fiorire.

13- Luca di fronte al nucleo di Ramno alpino (Rhamnus alpina) che nasconde un vecchio casale di pastori, assolutamente invisibile dall’esterno, sullo sfondo a sinistra la Croce di Monte Rotondo.

14- La porta di ingresso del casaletto nascosto con la volta di ingresso ancora integra, gli arbusti sono cresciuti all’esterno ed all’interno nascondendolo completamente.

15- Il primo tratto della salita (in rosso).

16- Il secondo tratto della salita.

17- Pianta satellitare dell’itinerario proposto.

18- Dettaglio della zona dei Piani di Pao dove è presente il casaletto nascosto dalla vegetazione.